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Rapporto Ue sulle Tlc: le misure dell’Italia per il digitale terrestre fanno discutere la Commissione. Nel mirino gli aiuti sui televisori

Unione Europea


Il Commissario Ue per la Società dell’Informazione e Media, Viviane Reding, ha presentato oggi a Bruxelles un Rapporto sui mercati delle Tlc e sullo stato della regolamentazione del settore nei 27 Stati membri della Ue.

Per quanto riguarda l’Italia, dall’Analisi è emerso che il settore delle comunicazioni elettroniche viene guidato da broadband e telefonia mobile. (Leggi articolo correlato).

“…Vi sono stati miglioramenti nelle condizioni di competitività di tutti i segmenti del mercato”, si legge nel testo, in cui si sottolinea comunque come “…a tendenza positiva della crescita del mercato sia confermata per la banda larga e la telefonia mobile”.

  

Puntualizzazione della Ue anche all’operato dell’Agcom. Bruxelles ha ricordato che l’Autorità italiana dovrà “…notificare entro marzo le nuove misure” prese nel mercato della terminazione su rete fissa, nel rispetto dei commenti Ue. Nel dettaglio si tratta degli interventi Agcom per l’elaborazione di un modello contabile per il calcolo dei costi effettivi che gli operatori alternativi devono sostenere per terminare sulla propria rete le chiamate in arrivo da clienti di altri operatori. In più secondo Bruxelles l’Authority ha notificato in ritardo le analisi di mercato. Nei giorni scorsi, la Commissione aveva già lamentato il ritardo degli interventi che, ha detta della Ue, “…rischia di ostacolare l’efficienza del mercato. Oltre a ‘decisioni controverse’ cui l’Authority italiana dovrebbe al più presto porre rimedio”.

 

Nell’ambito dello Studio illustrato stamani merita attenzione il riferimento al mercato media, in particolare al digitale terrestre.

L’esecutivo Ue ha ricordato che l’Italia potrebbe ritardare la data di spegnimento dell’analogico e quindi il passaggio al digitale dal 2008 al 2012.

Stando ai dati della Ue, a settembre 2006 sono stati venduti 4,3 milioni di decoder, più che il doppio rispetto al luglio 2005. Tuttavia solo il 5,2% delle case è dotata di set-top-box, mentre l’87,8% possiede ancora un tradizionale televisore analogico (il 25% riceve servizi di Tv satellitare). La Commissione ha aperto una procedura d’infrazione sulla disposizioni normative che regolamentano lo switch-off.

Nel mirino della Ue sono finite gli ostacoli all’ingresso nel digitale che il nuovo regime creerebbe ad alcuni operatori. In sostanza il rischio sarebbe quello di facilitare gli attori esistenti nell’acquisizione e il mantenimento delle frequenze che si liberano con lo spegnimento dell’analogico. Il Ddl Gentiloni è al momento sotto la lente dell’esecutivo Ue.

  

Altra questione rilevata dalla Commissione europea è quella inerente gli incentivi previsti nella Finanziaria 2007 per l’acquisto di Tv integrate con un ricevitore digitale. Nei giorni scorsi la Ue ha scritto al ministero delle Comunicazioni per sollevare dubbi nel merito.

Una norma della legge Finanziaria stabilisce che basterà dimostrare di essere in regola con il pagamento del canone Rai per detrarre dall’Irpef il 20% delle spese sostenute per l’acquisto, entro il 31 dicembre 2007, di un televisore dotato di sintonizzatore digitale.

Il massimo di spesa che si può portare in detrazione è di 1.000 euro, per una quota percentuale di 200 euro massimi. Per tale misura il Governo ha deciso di stanziare 40 milioni nel 2008. 

Condizione per il riconoscimento dell’incentivo è anche che l’apparecchio sia in grado di decodificare tutte le piattaforme televisive esistenti, rendendo potenzialmente visibili tutti i canali.

Infatti, la scelta che si vuole operare con l’intervento proposto è nel senso di agevolare la migrazione degli acquirenti verso il mercato degli apparecchi televisivi con sintonizzatore digitale integrato, senza discriminare alcuna tecnica trasmissiva esistente, rispettando il principio della “neutralità tecnologica“, affermato dalla Commissione europea con la decisione 9/11/2005 (Berlino/Brandeburgo) e violato dal precedente Governo con le sovvenzioni all’acquisto dei decoder.

  

Secondo l’esecutivo Ue questa norma potrebbe danneggiare i produttori e i distributori di decoder digitali, nonostante il 24 gennaio scorso, la stessa Commissione ha giudicato “incompatibili con le regole degli aiuti di Stato” gli incentivi erogati dal governo Berlusconi nelle Finanziarie 2004-05 (circa 220 milioni) per l’acquisto di decoder.

Ora il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ha 20 giorni per rispondere alla Ue e chiarire se i sussidi in questione creino “un’indebita distorsione della concorrenza” o se invece siano “tecnologicamente neutri“. Principio, si sa, ben difficile da mettere in pratica, visto che non si riesce a trovare l’accordo tra broadcaster e industria Tv.

 

Posizione non unanime, infatti, all’interno del Gruppo Tecnico del Comitato “Italia digitale“, istituito il 4 agosto scorso con decreto del Ministro delle Comunicazioni con il compito di governare la transizione al digitale terrestre in vista dello switch-off. Manca l’accordo tra operatori in chiaro e quelli satellitari, per quanto riguarda i televisori integrati con ricevitore digitale.

  

DGTVi, Associazione che rappresenta Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, DFree-Sportitalia e tutte le emittenti locali che trasmettono in digitale, come ha spiegato a Key4biz il presidente Piero De Chiara, anche co-presidente del Gruppo Tecnico, davanti il mancato accordo ha preso posizione, chiedendo al Ministero delle Comunicazioni di “…verificare con la Commissione europea le caratteristiche minime che devono avere gli apparecchi“, prima di “…varare il decreto per la detraibilità fiscale dell’acquisto di televisori integrati con un ricevitore digitale, prevista dalla Finanziaria”.

 

Da parte degli operatori satellitari, da Sky Italia hanno commentato a key4biz: “Se si parla di interattività come requisito minimo indispensabile, non possiamo non dimenticare il sostanziale fallimento dei servizi interattivi su digitale terrestre oggi ampiamente superati, in termini di fruizione e utilizzabilità effettiva, dai servizi in banda larga”.

 

“Ci si chiede poi – hanno detto ancora da Sky – quali servizi l’utente potrebbe effettivamente fruire, dal momento che questi televisori sono anche privi di canale di ritorno”.

 

Nel frattempo Gentiloni deve ancora stabilire l’ammontare dei rimborsi che Mediaset, Telecom Italia Media e in minima parte Fastweb devono allo Stato.

Nel 2004 e 2005, l ‘Italia ha versato rispettivamente 150 e 70 milioni di euro, per un totale di oltre 200 milioni di euro, di aiuti per comprare o affittare decoder digitali, senza notificare le misure alla Commissione. I sussidi sono stati forniti per i decoder interoperativi in grado di ricevere i programmi con la tecnologia digitale terrestre oppure gli stessi programmi ritrasmessi via cavo. Nel 2006 l ‘Italia ha notificato una nuova misura che dava contributi per l’acquisto, da parte dei consumatori di Sardegna e Valle d’Aosta, di decoder interattivi con un’interfaccia di programmazione aperta.

 

Per l’Antitrust Ue, si tratta di sussidi “…incompatibili con le regole per gli aiuti di Stato in quanto non sono neutrali da un punto di vista tecnologico e creano una distorsione indebita della concorrenza, escludendo la tecnologia satellitare“.

I broadcaster, infatti, sono “colpevoli” di aver fatto business con la Tv a pagamento, sfruttando quei 220 milioni erogati da Maurizio Gasparri in “sconti” per l’acquisto di decoder. Sconti che nel 2004 ammontavano a 150 euro, e nel 2005 a 70.

 

Il ministero quantificherà i vantaggi per le Imprese, per poi dire a Bruxelles l’entità delle multe da erogare nei confronti delle società che si sono avvantaggiate dalla vendita dei decoder.

Nella Delibera del 24 gennaio scorso, la Commissione Ue ha riconosciuto la difficoltà ad effettuare i conteggi. Si tratta di un “compito complesso“, si legge ancora, fornendo “alcuni orientamenti circa il metodo da adottare: calcolare l’importo dei profitti supplementari generati, grazie alla misura in esame, dai nuovi servizi digitali e dalle offerte di televisione a pagamento o di pay-per-view”.

La Commissione ha anche spiegato che questi “profitti supplementari” andati agli operatori “…possono essere calcolati coma la quota di profitti generata dal numero di spettatori in più che l’adozione della misura di aiuto pubblica ha attirato verso l’offerta di televisione pay-per-view e verso i nuovi canali digitali”.

Ma tra questi spettatori in più, a Gentiloni spetterà l’arduo compito di individuare quelli che hanno usufruito dello sconto per l’acquisto del decoder.

In tutto questo computo, Fastweb ha un ruolo diverso, essendo stato considerato dalla Ue come operatore triple-play.

La Delibera della Ue prevede che “…una volta stimati gli utenti supplementari delle offerte di televisione a pagamento terrestre e di televisione pay-per-view”, il secondo calcolo che il Ministro dovrà fare sarà “il ricavo medio per utente (average reveneu per user)”, sempre per il periodo 2004-2005.

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