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ICT: trasformazioni e mutamenti dell’industria italiana. Se n’è discusso alla Giornata di Studio AICT

Italia


 

Sotto gli effetti di fenomeni economici e tecnologici di portata mondiale come internet, liberalizzazioni, globalizzazione e convergenza nelle sue varie modalità, nel corso degli ultimi dieci anni l’industria dell’ICT ha vissuto profonde crisi e subito altrettanto profonde trasformazioni, aggregazioni e cambiamenti di obiettivi.

Più in generale, caduti i vecchi monopoli ed i rapporti di privilegio che si accompagnavano ad esso, numerose aziende, un tempo indiscusse leader mondiali, sono letteralmente scomparse di scena o hanno dovuto drammaticamente ridurre ambizioni, piani industriali ed organici ristrutturandosi e rifocalizzandosi su nuovi segmenti e modelli di business.

Particolarmente gravi, anche a causa di una scarsa attenzione politica prima ancora che della mancanza di un’efficace politica industriale di settore, sono state le conseguenze di questi fenomeni per l’Italia, dove sono quasi scomparsi settori industriali in cui avevamo una riconosciuta presenza internazionale. Questo il tema della Giornata di Studio organizzata dall’AICT, Associazione per la tecnologia dell’Informazione e delle Comunicazioni, il 22 marzo a Roma.

  

Guido Vannucchi, Presidente AICT, in apertura ha spiegato che la Giornata di Studio ha voluto mettere in luce, le profonde trasformazioni e mutamenti che l’industria italiana dell’ICT ha subito nel corso degli ultimi anni.  “Il fenomeno – ha spiegato Vannucchi è stato per l’Italia così vistoso da rendere lecito chiedersi se esistano ancora elementi tali da giustificare il mantenimento nel nostro Paese di una presenza industriale nazionale nel settore dell’ICT, o viceversa che giustifichino, alla luce delle nuove evoluzioni tecnologiche, una ripresa ed uno sviluppo rifocalizzando i settori prioritari”.

“Nel frattempo – ha aggiunto – nel nostro Paese stanno forse crescendo nuove realtà non sufficientemente conosciute nel campo ICT che la Giornata si propone di mettere in evidenza, anche per stimolare la ricerca delle nostre Università verso tematiche che possano interessare industrie nazionali o multinazionali con forte presenza e missioni nel nostro Paese”.

“Abbiamo perciò chiesto di esporre il loro punto di vista e di dibatterne nella giornata di oggi a rappresentanti di importanti aziende, nazionali e multinazionali, e del mondo accademico, nella convinzione che non tutto sia ormai perduto purché ci sia ancora la volontà di accogliere le nuove sfide e la capacità di tutti di fare sistema nell’affrontarle”, ha concluso Vannucchi.

 

Nel primo intervento della Giornata, “Il quadro internazionale e nazionale dell’industria ICT secondo le attuali classificazioni”, Giancarlo Capitani, Amministratore Delegato NetConsulting e presidente dell’Advisory Board di Key4biz, ha spiegato come l’industria italiana dell’ICT si trova attualmente in una fase di transizione dovendo superare una situazione di debolezza strutturale che si è generata nel tempo per un insieme di fattori. Sul lato industriale l’Italia ha visto ridursi progressivamente la propria base produttiva sia nel segmento degli apparati di Telecomunicazione che in quello dei Sistemi Hardware. 

   

Nei Servizi IT il settore risulta estremamente frammentato essendo composto da numerosissime aziende, il 93% delle quali ha meno di dieci addetti, con uno scarso livello di internazionalizzazione, meno del 9% delle aziende IT italiane infatti svolge attività all’estero, direttamente o in compartecipazione con aziende italiane o locali, ed un livello altrettanto insufficiente di scouting tecnologico; solo il 24% di aziende italiane IT fa scouting tecnologico all’estero in mercati più sviluppati. “Il superamento di queste criticità – ha spiegato Capitani – in una fase di globalizzazione dei mercati e di convergenza tecnologica richiede da parte delle aziende di agire contestualmente a 3 livelli: la crescita dimensionale attraverso aggregazioni; la creazione di competenze e skill innovativi; lo sviluppo di soluzioni innovative in sinergia con Università e Centri di Ricerca”.

 

  

Nella prima sessione di interventi “I modelli del cambiamento nello scenario nazionale“, moderata da Claudio Chiarenza, Direttore Generale Italtel, Giancarlo Grasso, CTO Finmeccanica, nel suo intervento “L’industria Aereo-spaziale e della Difesa”, ha illustrato come l’applicazione di soluzioni ICT abbia profondamente trasformato e diversificato le attività del gruppo Finmeccanica a dimostrazione del fatto che è l’ICT il driver dei processi di trasformazione industriale.

 

Le criticità del settore dell’Information Technology per Federico Barilli, Direttore Generale AITech-Assinform, sono la forte frammentazione e parcellizzazione delle imprese che vi operano (il settore è composto da oltre 70 mila imprese di cui solo 25 mila sono società di capitali); la difficoltà nel comprendere quanto l’industria ICT e IT in particolare sia un elemento decisivo per lo sviluppo e l’andamento dell’economia nazionale. “Questo è un sistema molto complesso e variegato ma ha una grande capacità di evoluzione positiva e una grande capacità di internazionalizzazione. Non è vero – ha aggiunto Barilli – che l’industria italiana dell’IT ha perso il treno della competitività internazionale”. Altro fattore di criticità, la scarsa identità del comparto IT, a differenza di altri settori quali il metalmeccanico, quello dei trasporti. Da ciò  deriva una scarsa tutela a livello contrattuale in un paese come l’Italia dove le parti sociali svolgono un ruolo fondamentale.

 

Riccardo Zanchi, Partner NetConsulting, ritiene che oggi “non può esistere IT senza TLC e viceversa perché siamo di fronte ad un mondo che vive di convergenza e che ha nella convergenza il suo passo verso il futuro.”

Zanchi ha tracciato un quadro del contesto attuale del mercato delle telecomunicazioni,  mercato in continua evoluzione, caratterizzato da una forte discontinuità su vari fronti, quello tecnologico (NGN 2), quello dell’offerta (integrazione fisso-mobile), a livello di competition (fusioni ed acquisizioni sia a livello di manifatturiere che di carrier) a livello di regulation, (l’introduzione di nuove regole impatta sui bilanci delle aziende), da una situazione di mercato estremamente competitivo, da scarse revenues e da un cambiamento nelle modalità di utilizzo delle telecomunicazioni da parte dell’utente finale, più consapevole dei servizi Tlc che ha a disposizione quindi con un forte orientamento all’innovazione.

La risposta a questi segnali di cambiamento viene dalla convergenza, ambito verso cui si sta orientando il mondo delle telecomunicazioni sia dal lato business che dal lato consumer.      

 

Nella seconda sessione di interventi “I fattori tecnologici del cambiamento nello scenario internazionale“, moderata da Guido Roda, Direttore ICT Services di Fastweb, Roberto Mircoli,  Business Development Manager Cisco Systems Italia, nel suo intervento “Internet e IP” ha approfondito l’aspetto dei fattori tecnologici del cambiamento nello scenario internazionale. La storia dell’ICT è stata caratterizzata da una continua trasformazione, attraverso passaggi successivi che hanno portato alle Reti di Nuova Generazione. Un sistema di reti intelligenti, in cui reti ed applicazioni lavorano assieme come sistema, e che consentono di ottenere più valore dalle applicazioni e dai servizi. Qual è la piattaforma di supporto attuale e di abilitazione delle prossime evoluzioni nel settore dell’ICMT? “E’ la rete la piattaforma unificante su cui convergono IT, Intrattenimento, e Comunicazione.”

 

Luciano Garofalo, CTO SELEX Communications ha illustrato i macro cambiamenti nel mondo ICT: un mercato sempre più “service oriented” piuttosto che “technology driver”, perché la selezione delle tecnologie sta diventando un fattore secondario rispetto al requisito del servizio; una crescente domanda del mercato di disporre delle stesse tipologie di servizio in ogni condizione di mobilità; un uso sempre più diffuso di tecnologie multimediali tale da rendere necessaria una banda di frequenza sempre maggiore; la crescente diffusione ed impiego di tecnologie full-IP. Questo processo di trasformazione fa assumere alla componente di Information Technology un ruolo di maggiore rilievo a scapito della componente tradizionale di telecomunicazioni.

Tuttavia questo spostamento di baricentro dell’ICT verso l’Information technology – ha spiegato Garofalo – deve essere motivo di attenzione ma non di preoccupazione per le aziende di Tlc italiane, perché ci sono dei fattori che richiedono comunque competenze proprie del settore delle telecomunicazioni, tra cui il trasferimento della responsabilità dall’operatore verso il fornitore della scelta e della gestione dell’intyera rete di comunicazioni; la richiesta di garantire l’interoperabilità tra le reti pregresse e le nuove reti a salvaguardia dei patrimoni investiti; la maggiore sicurezza nelle comunicazioni; la richiesta di disporre di servizi in ogni condizione di mobilità con mantenimento della qualità del servizio.”      

 

Il punto di vista del mondo accademico è stato offerto da Enrico Del Re,  Università di Firenze e Direttore Generale CNIT che ha presentato i progetti consortili del CNIT, Consorzio di 36 Università costituito nel 1995 e riconosciuto dal MUR, il cui obiettivo è quello di promuovere e coordinare la ricerca di base ed applicata e la formazione avanzata tra le università, collaborando con enti ed industria del settore delle TLC ed in generale dell’ICT. Le possibilità di crescita per l’Italia passano dalla capacità di aumentare la competitività dell’industria nel settore ICT, di trattenere in Italia i propri ricercatori con prospettive adeguate, e di creare spin-off universitari. 

Marco Ajmone Marsan, Politecnico di Torino e Presidente GTTI, Gruppo Nazionale Telecomunicazioni e teoria dell’Informazione, ha presentato la struttura che coinvolge 40 sedi universitarie, 7 centri di ricerca pubblici ed oltre 20 aziende del settore TLC con, circa 300 progetti in corso, su tutti i temi del settore delle telecomunicazioni.

 

Paolo Ciancarini, Università di Bologna e Direttore Generale CINI, ha illustrato la strategia del Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica, costituito nel 1989 e posto sotto la vigilanza del MUR che è quella di partecipare come struttura tecnico-scientifica di riferimento alla pianificazione nazionale delle attività di ricerca sulle Tecnologie dell’Informazione, partecipare alle attività europee di ricerca ICT, coinvolgere l’industria di settore in attività di ricerca e sviluppo, effettuando attività di trasferimento.

 

Alla Tavola Rotonda “Aspettative e prospettive su evoluzione delle aziende industriali: assetto italiano e collaborazioni con le Università” moderata da Umberto de Julio,  Pino Partecipazioni, hanno partecipato tra gli altri Roberto Castelli, Alcatel-Lucent, che ha parlato della nuova realtà Alcatel-Lucent in cui sono confluite le culture e le esperienze manageriali ed industriali di due realtà profondamente diverse, quella europea di Alcatel e quella nord americana di Lucent Technologies e del ruolo che nella nuova azienda sta giocando, nello sviluppo della tecnologia e dell’offerta, l’Italia.

Giorgio Cecchetto,  Siemens Network, ha toccato il tema della Ricerca e di quali siano i criteri adottati da Siemens nel decidere la localizzazione dei laboratori di R&S, vista anche la significativa presenza di laboratori in Italia.

Salvatore Improta, Ericsson, ha parlato di come è vissuto all’interno di una grande multinazionale come Ericsson, il rapporto con il Sistema Italia, in considerazione del fatto che Ericsson negli ultimi anni ha rafforzato la sua presenza in Italia grazie anche all’acquisizione di Marconi.

Massimo Perino, Vodafone ha affrontato il tema dei VAS mobili, una delle aree più promettenti dell’industria ICT, dalla musica ai nuovi contenuti e format video adatti alla diffusione sul telefonino.

Sergio Benedetto, Politecnico di Torino, ha parlato dell’iniziativa Torino Wireless, nata dalla collaborazione tra Università ed Industria. 

 

Quali sono gli ingredienti necessari a favorire le aziende che nascono da spin-off universitari lo ha spiegato Stefano Mainetti,  Webscience; mentre Ruggero Ruggerone, Pride ha spiegato come l’offerta di prodotti e servizi di Pride si modifichi di fronte al continuo fermento del mondo degli operatori delle TLC che rappresenta il loro principale mercato.

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