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ICT e cultura, non si vive di solo bit. Radic (Alcatel-Lucent), ‘La fotografia strumento di grande democrazia culturale’

Italia


Alcatel-Lucent è da sempre impegnata nella promozione di eventi sociali e ha scelto la fotografia come mezzo privilegiato per comunicare con immediatezza e senza barriere linguistiche, nella convinzione che sostenere iniziative culturali significhi facilitare la conoscenza reciproca tra popolazioni, promuovere le differenze come fonte di ricchezza, tutelare le specificità. Ne abbiamo parlato con Andrea Radic Direttore delle Relazioni Esterne e della Comunicazione di Alcatel-Lucent in occasione dell’apertura a Roma della mostra Mutations I al Museo Bilotti a Villa Borghese.

 

K4B. Non si vive solo di bit, la tecnologia è importante ma le emozioni forse lo sono forse di più. Alcatel-Lucent ha un’antica tradizione nell’ambito del mecenatismo, nel sostegno alle azioni culturali. A cosa si deve questa sensibilità?

 

Radic: Si deve ad una scelta di tutto il gruppo, fatta a livello mondiale e che abbiamo sostenuto e sviluppato in maniera particolare in Italia credendo nell’idea che la fotografia sia veramente uno strumento di grande democrazia culturale, di grande possibilità e di accesso per tutti. Si parla di accesso nelle telecomunicazioni ma è bene parlare di accesso culturale.

La fotografia è un elemento di grandissimo impatto immediato scatena la fantasia, la reazione del singolo è diversa da quella di chi gli sta accanto. E’ uno strumento che permette alla gente di avvicinarsi alla cultura, senza particolare richiesta di cultura precedente, non dobbiamo sapere molto per avvicinarci all’arte della fotografia ed è anche un’arte che in Italia ha ancora molto da dare quindi noi volentieri abbiamo scelto di costruire un’ipotesi di sostegno e di mecenatismo culturale in particolar modo rivolto a questo tipo di espressione artistica che ha anche una valenza di multiculturalismo e di liberalismo in senso lato che ci piace molto.

 

K4B. L’inaugurazione di questa sera al museo Bilotti è la prima di una serie di tappe cui seguirà una vostra presenza significativa al mese della fotografia che si terrà a Roma su iniziativa del Sindaco Walter Veltroni. Ci può dire che cosa rappresenta questa esperienza del prossimo mese di aprile?

 

Radic: La nostra presenza al museo Bilotti rientra nell’ambito più ampio del festival Roma Fotografia e del mese europeo della fotografia, un’iniziativa corale che si sviluppa nelle capitali di diversi stati del continente e che noi abbiamo sostenuto in linea generale. Siamo main sponsor dell’iniziativa sia del Mois européen de la photographie che del Festival Roma Fotografia. Qui presentiamo Mutations 1, una mostra dei sette finalisti del premio Alcatel-Lucent per la fotografia vinto dal francese Philippe Ramette. Sono 7 lavori molto diversi tra loro, di autori di sette diversi paesi, c’è anche un’italiana di cui sottolineo il lavoro molto intenso, molto pensato perché si chiama Muri di Piombo. Eva Frappicinni è l’autrice e ripercorre con una visione personale i luoghi dei tragici fatti degli anni di piombo. Là dove sono cadute le vittime del terrorismo Eva Frappiccini ha ritrovato in un angolo, in un particolare in un pezzo di strada la storia del nostro paese.

Quindi una cultura vicina a quello che noi riteniamo importante comunicare, questa stessa mostra è stata presentata a ottobre al Mois européen de la photographie a Parigi alla Maison européenne della fotografia con la quale abbiamo diversi progetti in cantiere e sarà l’11 aprile prossimo a Mosca nello stesso ambito del Mois européen de la photò.

 

K4B. Alcatel-Lucent è frutto di una fusione tra Alcatel società con antiche radici europee e Lucent Technologies società americana, di cui lei è Direttore delle  Relazioni Esterne e della Comunicazione. Come si fa a fare comunicazione per una società che ha due teste differenti e che è costretta poi a misurarsi con l’estremo oriente?

 

Radic: Sarò sincero e pragmatico. Bisogna credere nel fatto che la comunicazione è e deve essere un asset dello sviluppo della società perché la comunicazione fatta bene porta credibilità autorevolezza e sviluppo del business. Se invece crediamo che la comunicazione sia un semplice accessorio, quasi un giocattolo con il quale trastullarsi, abbiamo decisamente sbagliato strada. Noi crediamo nella prima ipotesi, in quella che la comunicazione costruita e fatta in maniera creativa, attenta e vicina anche agli eventi culturali e a ciò che il pubblico chiede sia una strada da percorrere con grande slancio e volontà.

 

a cura di Raffaele Barberio

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