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Apre a Roma Mutations I: in mostra i finalisti del premio Alcatel-Lucent

Italia


Apre domani 22 marzo a Roma, come anteprima d’eccezione a FotoGrafia, la mostra Mutations I che chiuderà i battenti il 3 giugno. Il tutto avverrà nella splendida cornice del Museo Bilotti a Villa Borghese.

I 7 artisti in mostra sono i finalisti del premio Alcatel-Lucent che è primo partner del Mese Europeo della Fotografia e rinnova così il suo ruolo di promotore e mecenate della fotografia in Europa, confermandosi per il secondo anno anche partner del festival.

 

Per Alcatel-Lucent, ha dichiarato a Key4biz Andrea Radic, Direttore Comunicazione e Relazioni Istituzionali della divisione italiana, “Sostenere iniziative culturali significa facilitare la conoscenza reciproca tra popolazioni, promuovere le differenze come fonte di ricchezza, tutelare le specificità: promuovere lo sviluppo sociale necessario a un adeguato sviluppo economico”.

“Alcatel-Lucent – ha commentato Radic – ha scelto la fotografia come mezzo privilegiato per comunicare con immediatezza e senza barriere linguistiche. Ciò avviene sostenendo eventi sociali come Mutations 1, la raccolta di sette lavori finalisti del premio europeo per la fotografia che Alcatel-Lucent ha istituito lo scorso anno”.

“Il progetto – ha spiegato – rappresenta un esempio concreto di come la creatività e la ricerca personale possano trovare una vera espressione artistica nella fotografia”.

Per queste ragioni la società “è lieta e orgogliosa di far parte di questa iniziativa, promossa nell’ambito del mese europeo della fotografia e all’interno del Festival internazionale di Roma di cui siamo sponsor anche quest’anno, con lo scopo di divulgare la cultura e lo scambio tra i popoli”.

“Anche grazie a questo progetto così come altri in ambito teatrale e musicale, Alcatel-Lucent – ha detto infine Radic – ha ricevuto il Premio Europeo della Commissione come miglior azienda europea che investe in cultura in Italia”.

 

Mutations I, come spiega una nota, è il primo risultato dei lavori del Mese Europeo della Fotografia, un progetto transnazionale che ha coinvolto 7 capitali europee nella selezione di una panoramica inedita della giovane fotografia europea e delle sue mutazioni tecnologiche e artistiche, attraverso i lavori di AES+F (Mosca), Nina Dick (Vienna), Eva Frapiccini (Roma), Beate Gütschow (Berlino), Elisabeth e Carine Krecké (Lussemburgo), Marek Kvetán (Bratislava) e Philippe Ramette (Parigi), vincitore dell’Alcatel-Lucent Award 2006.

Le opere in mostra sono l’espressione delle strade multiformi che questi artisti percorrono partendo da contesti molto diversi, che esulano dal contesto fotografico tout court e si distinguono proprio per la loro irriducibile singolarità. Tutti fanno però parte della vasta rete di relazioni sulla quale poggia l’Europa e per tutti l’azzeramento delle frontiere confonde i riferimenti delle identità, dello stesso e dell’altro, del vicino e del lontano. Le pratiche e i territori artistici si adattano a questo nuovo scenario in una costante ridefinizione in cui gli artisti diventano investigatori (Eva Frapiccini), sabotatori di immagini (Marek Kvetán), pubblicitari (AES+F) o illusionisti (Philippe Ramette); si muovono nel territorio della fiction, sia cinematografica (Elisabeth and Carine Krecké), videografica (Nina Dick) o urbana (Beate Gütschow). Tutte queste strategie di infiltrazione e spostamento sono altrettanti modi per moltiplicare i punti di vista sul mondo e sottolinearne il carattere relativo.

 

Eva Frapiccini presente alla mostra con il lavoro “Muri di Piombo”, già selezionato per FotoGrafia 2006, ritorna sui luoghi dei crimini del terrorismo degli anni Settanta, là dove sono caduti carnefici e vittime. Eliminando qualsiasi distanza oggettiva con l’oggetto ritratto, l’artista perde l’attenzione verso il dettaglio in un’esperienza che la porta dalla visibilità estrema alla progressiva cecità, scandita sempre dalle cronache crude e puntuali dei giornali dell’epoca.

Il lavoro delle gemelle Elisabeth e Carine Krecké mette in discussione il rapporto tra il disegno, la pittura e la fotografia. I loro strani ritratti sono fotogrammi estratti da vari film noir della tradizione hollywoodiana, poi ritoccati a matita e in digitale. I volti degli attori, modellati in modo surreale da un chiaroscuro molto contrastato, sono manipolati a tal punto da diventare ambivalenti. Emergendo da uno sfondo annerito sembrano sul punto di svanire di nuovo, sempre in bilico tra presenza e assenza.

Le immagini della viennese Nina Dick sono come tracce di memoria costituite da una stratificazione di una moltitudine di immagini intermediarie, sovrapposte, che l’artista comprime sulla superficie della fotografia. Personaggi che si sovrappongono fino quasi a scomparire o a tradursi in vibrazioni sensibili.

 

I paesaggi urbani della giovane fotografa tedesca Beate Gütschow sono il risultato di montaggi digitali con cui assembla diverse immagini scattate in vari momenti e luoghi diversi, utilizzate per ricreare al computer una ricostruzione di paesaggi fittizi, artificiali. La Gutschow costruisce una panoramica del futuro dove l’architettura modernistica è uno sfondo sfasciato di elementi urbani. Crea immagini che sembrano familiari a quanto ci viene proposto dai media, ma allo stesso tempo impossibili da collocare nel tempo, nello spazio e nei luoghi.

 

Il gruppo AES+F è formato dal graphic designer Evgeny Svyatsky e dai due architetti concettuali Tatiana Arzamasova e Lev Evzovich (AES). I tre lavorano regolarmente insieme al fotografo di moda Vladimir Fridke (+F appunto) e il loro lavoro comune gioca sulla commistione di realtà e immaginazione, ispirandosi alla pubblicità e ai suoi modelli estetici, in una costante messa in scena di realtà virtuali più vere del vero. Saranno presenti alla mostra con un video del loro lavoro King of the Forest

 

Il lavoro di Marek Kvetán è un vero e proprio ‘sabotaggio ‘ di immagini. Sia nella serie ‘New city’, cartelloni, manifesti e cartoline a colori di alcune delle città più famose del mondo, a cui però elimina gli elementi caratteristici, che nella serie Idoc, in cui i cartelloni pubblicitari che invadono le città sono privi del messaggio pubblicitario, l’artista slovacco lavora per sottrazione, eliminando grazie alla tecnologia digitale ogni segno distintivo, sia esso un segnale di divieto, una scritta, un particolare monumento che contraddistingue uno spazio urbano.


Philippe Ramette, vincitore dell’Alcatel-Lucent Award, sarà presente all’inaugurazione per presentare due delle sue opere che si caratterizzano come vere e proprie performance fisiche e artistiche. L’artista francese lavora da anni sul concetto della mise en scène, situazioni in cui fa entrare in gioco se stesso e dei ‘prototipi’, oggetti destinati all’uso individuale o collettivo, da lui stesso appositamente concepiti. Queste immagini possono essere considerate come la materializzazione della sua indagine sul mondo. Ramette è sempre presente nelle sue opere e ci fa vedere il mondo attraverso occhi nuovi: arrampicato su un tronco d’albero o seduto sul bordo di una finestra, con il corpo parallelo al suolo o in equilibrio nel vuoto, sfida le leggi della fisica. Con un senso di derisione e dell’assurdo, immancabilmente vestito di scuro, impersona un personaggio dall’aria impassibile mentre tutto intorno a lui è capovolto.

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