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Telecom Italia, Fastweb e gli ‘stranieri’: la preoccupazione di Bersani, l’ironia del Financial Times

Italia


Bisogna avere più paura dell’ingresso nelle tlc italiane dell’ennesimo ‘straniero’, dell’incapacità dell’industria nostrana di rispondere alle sfide di un mercato sempre più globalizzato o della scarsa propensione dei politici a pensare in un’ottica europea prima che nazionalista?

Certo, è innegabile che le infrastrutture tlc siano di fondamentale importanza per un settore strategico in cui sono stati investiti miliardi di euro e tanti ancora se ne dovranno investire in futuro per continuare a essere competitivi, ma all’indomani dell’OPA da 3,7 miliardi di euro (47 euro per azione) lanciata da Swisscom su Fastweb e della messa in vendita di Olimpia – che controlla il 18% di Telecom Italia – bisogna riconoscere che l’urgenza di difendere l’italianità del settore tlc faccia un po’ perdere di vista il cuore del problema, che – come ha sottolineato l’ad di Unicredit Alessandro Profumo – riguarda piuttosto la qualità dei servizi offerti agli utenti italiani.

 

Profumo risponde così indirettamente al ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, che ha puntato il dito in primis contro i nostri protagonisti industriali e finanziari” che “di fronte a opportunità fornite sia dai processi di liberalizzazione sia dagli sviluppi tecnologici” non sono “in grado evidentemente di raccogliere una sfida di questa portata”.

 

Dopo l’ingresso nel mercato delle tlc italiane della britannica Vodafone e dell’egiziana Orascom attraverso l’acquisizione di Omnitel e Wind, siamo “ben oltre il rischio” dell’ingresso di nuovi soggetti stranieri nel settore. Uno scenario maturato anche a causa di “banche, assicurazioni e fondi pensione” che non farebbero abbastanza per dare “stabilità strategica” ai progetti industriali nostrani, così come avviene invece in altre parti del mondo.

“Il capitale finanziario italiano dovrà prendersi qualche responsabilità in più nel futuro”, ha dichiarato a margine del Forum Italia-Russia in corso a Roma Bersani, che pure dice di non serbare alcuna “animosità verso gi stranieri” a cui “diamo il benvenuto ma ricordiamo che nel competere ci piacerebbe che si applicassero le migliori esperienze europee e non qualche cosa di stantio che abbiamo anche in casa nostra”.

 

“Credo che abbiamo ancora qualcosa da dire – ha proseguito Bersani – e quindi penso che debba esserci in futuro un radicamento in questo settore. Il consolidamento proseguirà, bisogna avere la mente aperta, ma questo non esclude il fatto che quando si profila il tema del controllo di grandi soggetti industriali, ci deve essere la presenza del capitale italiano”.

 

Al Forum, Italia-Russia era tra l’altro presente uno dei gruppi che ha manifestato interesse nei confronti di Telecom, la holding Sistema, il cui presidente Vladimir Evtushenkov, ha confermato che “ci sono contatti in corso” col management del gruppo italiano.

 

A pungolare le imprese italiane è stato anche il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, secondo cui le vicende Fastweb e Telecom Italia rappresentano “una sfida molto importante per l’impresa e la finanza italiana che – ha concluso – mi auguro siano all’altezza”.

 

“Per quanto riguarda le decisioni del Cda Pirelli – ha proseguito Gentiloni – sono decisioni degli azionisti e come tali vanno rispettate”.

 

Intanto, Tronchetti Provera osserva i movimenti delle banche italiane, per vedere se i rumors circolati sulla stampa su un pool di istituti disposti a rilevare la quota in Olimpia siano dotati di qualche fondamento, mentre il titolo Telecom – incurante dei diversi downgrade delle agenzie di rating – vola in Borsa, in controtendenza rispetto al mercato, spinto dalle speculazioni sulle mosse di Pirelli.

A beneficiarne, tutti i titoli della galassia: a metà pomeriggio, Pirelli segnava un rialzo dell’8,54% a 0,8275 euro, mentre Telecom Italia registrava un progresso dell’1,6% a 2,155 euro, con 194 milioni di azioni cambiate di mano, nonostante sia Morgan Stanley che UBS abbiano tagliato il target price rispettivamente a 1,9 euro da 2,4 e a 2,1 da 2,3 euro.

Standard & Poor ha invece confermato il giudizio di lungo termine BBB+ e di breve termine A-2, con un outlook negativo.

 

L’analista di S&P, Leandro de Torres Zabala, ha spiegato che la conferma “riflette l’impegno di Telecom a mantenere i rating attuali attraverso un piano che prevede la riduzione dell’indebitamento dai livelli attuali utilizzando il cash flow in eccesso e i ricavi da dismissioni, una politica di acquisizioni piu’ conservativa e, cosa molto importante, una riduzione sostanziale del pagamento del dividendo dal 2008 che dovrebbe ampiamente compensare i sensibili aumento del 2006”.

 

Il Financial Times, acuto osservatore delle vicende italiane, ha commentato la vicenda Telecom con un articolo intitolato ‘Missing Tronchetti’, nel quale sottolinea che l’ex presidente “non avrebbe mai lasciato che questo accadesse”.

Con una situazione interna così tremenda e un piano strategico ‘piatto’ che ha fatto fare spallucce a molti osservatori – commenta Paul Betts del FT – Mr Tronchetti avrebbe piuttosto “abbagliato gli analisti con una serie di filosofie e profezie e probabilmente con qualche ristrutturazione selvaggia o accordo”.

“Anche se molte delle sue idee più fantasiose si sono rivelate un disastro – conclude – almeno lui ha delle idee”.

 

Come dire, in mezzo a tutto questo polverone, che fine ha fatto la proverbiale creatività italiana?

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