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Ddl Gentiloni: il Garante Privacy perplesso sull’argomento Auditel, ‘Poca attenzione alla tutela dei dati personali’  

Italia


Parla di Auditel il presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti, parlando alle Commissioni Cultura e Trasporti della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul Ddl Gentiloni.

Il presidente ha spiegato che il digitale può in generale creare problemi sotto il profilo della privacy e in particolare il Ddl Gentiloni potrebbe avere delle criticità sotto questo profilo per quanto riguarda il capitolo sull’Auditel che, con la nuova tecnologia, potrebbe arrivare a “modalità di verifica estremamente puntuali fino a individuare lo specifico utente nei suoi dati personali”.

“… La nostra Autorità – ha sottolineato -, per quanto riguarda questo Ddl che è di grande rilevanza, è coinvolta solo per quel che concerne il processo di trasformazione del sistema radiotelevisivo nel passaggio dall’analogico al digitale”.

 

Da parte del Garante “…può esserci un interesse specifico sull’art. 4, nella parte in cui si prevede la riorganizzazione di Auditel. Qui sono indicati una serie di criteri, tra cui non è menzionata però l’attenzione alla tutela dei dati personali”.

Per Pizzetti “…proprio dentro il panorama di digitalizzazione si può immaginare un Auditel più complesso e sofisticato di quello di oggi e più in generale rispetto alle possibilità dell’analogico, proprio perché il digitale consente l’interazione. L’Auditel di domani potrebbe pervenire a modalità di verifica estremamente puntuali fino a individuare lo specifico utente nei suoi dati personali”.

“…Quindi visto che la riorganizzazione della rilevazione degli ascolti nel Ddl non riguarda solo il periodo transitorio ma dovrebbe essere applicata al digitale, si chiede che nell’art. 4 tra i criteri indicati per la delega al governo si contempli il riferimento alla privacy”.

Così come per il Garante “…sarebbe opportuno che sia previsto che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni debba sentire la Privacy per la parte relativa all’organizzazione del servizio”.

“Già oggi – ha aggiunto Pizzetti – c’è un vicolo di collaborazione con l’Agcom, con la richiesta di un parere, quando le materie siano confinanti”.

 

Più in generale la sottolineatura che viene dal Garante è che “…la nuova tecnologia comporta potenzialità di utilizzazione estremamente più articolate e complesse di quanto avvenga nel sistema analogico. Attraverso il digitale è possibile una interazione tra utente e fornitore particolarmente attiva, anche se bisogna ovviamente vedere che tipo di sistema si usa e se è contemplato ad esempio il canale di ritorno”.

 

“Da questo punto di vista possiamo sottolineare  – ha detto ancora il Garante – che ci si avvia a diffondere una tecnologia che a regime può comportare problemi complessi e delicati anche sotto il profilo della privacy. Già nel 2005 il garante adottò un provvedimento sul rapporto tra utente e gestore per quanto riguarda i sistemi di interattività. Le nostre preoccupazioni potenziali sono già lì, ma in concreto bisogna dire che il Ddl non organizza il modo in cui la tecnologia deve essere sviluppata ma avvia soltanto il passaggio da l’una all’altra tecnologia. Da questo punto di vista quindi le nostre considerazioni sono moderatamente connesse con Ddl”.

 

Intanto, riguardo al processo di riforma del sistema radiotelevisivo, il Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, intervenendo a un convegno sull’operatore indipendente di rete organizzato dall’Università Roma 3, ha parlato degli obiettivi del digitale.

Secondo il Ministro, le priorità sono: maggior pluralismo, Tv generalista gratuita pubblica e privata e il dividendo digitale delle frequenze grazie a riorganizzazione e redistribuzione.

 

“…La transizione al digitale terrestre – ha detto Gentiloni – deve porsi come obiettivo una redistribuzione delle frequenze ai fini di un dividendo digitale: si può discutere sulle modalità, ma non possiamo immaginare che non ne venga fuori nulla. Altrimenti verremmo meno all’obiettivo di aprire il mercato mettendo a disposizione altre risorse”.

“…E’ legittima e comprensibile la tentazione dei broadcaster di farsi la redistribuzione delle frequenze ‘in casa’, per esempio utilizzandole per sperimentare l’alta definizione”, ha proseguito il Ministro.

Una prassi questa che Mediaset sta già attuando con le frequenze ‘liberate’ nell’area di Cagliari dopo il primo switch-off dell’analogico, come ha confermato qualche giorno fa il presidente Fedele Confalonieri.

“…Ma le sedi regolatorie e istituzionali – ha aggiunto Gentiloni – stanno lì apposta per far sì che l’obiettivo di una redistribuzione delle frequenze diventi raggiungibile”.

Più precisamente, spetterà al Comitato Italia Digitale – nel quale siedono gli operatori del sistema Tv, il ministero stesso e l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni – “…elaborare progetti di redistribuzione delle frequenze nelle aree ‘all digital’ che via via, dopo la Sardegna, si andranno creando. Tali progetti – ha spiegato Gentiloni – saranno proposti all’Agcom per un via libera più formale. Chiaramente, perché l’obiettivo venga raggiunto è necessario un clima di cooperazione tra i diversi operatori“. Niente “imposizioni dall’alto“, dunque, anche perché, ha concluso il Ministro, “…è impensabile che ci sia qualcuno convinto che la redistribuzione delle frequenze possa avere somma zero: piuttosto deve necessariamente deve produrre un dividendo digitale e quindi ricchezza aggiuntiva”.

 

Gentiloni pensa a una ‘tower company‘, cioè a un soggetto che si limiti alla gestione degli impianti.

“…Sono favorevole ma a certe condizioni – ha spiegato – e cioè che la nascita di questo soggetto sia funzionale all’apertura del mercato, altrimenti finirebbe sotto la scure dell’Antitrust, non escluda alcuni operatori, non mischi la gestione degli impianti con la gestione e la redistribuzione delle frequenze”.

A rilanciare l’idea dell’operatore unico di rete è stato il consigliere di amministrazione Rai Carlo Rognoni: “…Ribadisco l’invito a Mediaset e Telecom, ma anche alle Tv locali, di creare insieme un operatore nazionale: consentirebbe di razionalizzare lo spettro delle frequenze, garantire tempi certi per lo switch-off e valorizzare gli asset aziendali”. E se “…gli egoismi aziendali lo impediscono”, allora la Rai vada avanti da sola: per Rognoni “…la strada obbligata per il servizio pubblico è la separazione proprietaria tra operatore di rete e fornitore di contenuti”.

Ben più prudente la posizione di Mediaset, affidata al capo delle Relazioni istituzionali Andrea Ambrogetti: “…L’operatore unico? Mediaset non si tira indietro, ma vorremmo capirne il contesto. Se ci mettessimo insieme alla Rai a delinearne l’architettura, il giorno dopo l’Antitrust ci salterebbe addosso. Serve un quadro chiaro e trasparente”.

 

Apprezzamenti al Ddl Gentiloni arrivano dal Premier Romano Prodi che nella puntata di ieri di Matrix ha sostenuto: “…Credo che il sistema televisivo italiano debba avere regole simili rispetto agli altri sistemi europei, e cioè maggiore concorrenza. Il Ddl Gentiloni va in questa direzione e non certo in modo duro rispetto agli altri Paesi”.

“…La concentrazione che c’è in Italia – ha aggiunto Prodi – non c’è da nessuna altra parte e il Ddl Gentiloni cerca di rendere il nostro Paese simile agli altri”.

 

Riguardo, invece, alla riforma Rai il Ministro ha incontrato il segretario generale di Eurovisione (EBU-UER Unione Tv Europee), Jean Re’veillon, per esaminare, nell’ambito della consultazione pubblica in corso, le linee guida di riforma della Tv pubblica presentate il 9 gennaio dallo stesso Gentiloni.

Il segretario generale di Eurovisione – informa una nota del ministero delle Comunicazioni – ha espresso una valutazione positiva delle basi di riforma Rai, concordando sulla necessità di salvaguardare nella Tv del futuro i valori del servizio pubblico radiotelevisivo europeo e condividendo in particolare l’obiettivo di rendere riconoscibile la Tv generalista free, anche nel nuovo scenario tecnologico del broadcasting digitale.

Nel corso dell’incontro è stata realizzata anche una ricognizione dei processi attivati in Europa per la transizione alla Tv digitale. Il segretario generale di Eurovisione ha espresso particolare interesse verso la sperimentazione in corso nelle aree all digital a livello locale, con il primo vero switch-over in Italia da analogico a digitale di intere reti Tv (Rai2, Rete4, Qoob), attuato con successo dal primo marzo – conclude la nota – a Cagliari e provincia.

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