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Low-cost: a LG l’appalto GSMA per la produzione di modelli 3G a basso costo

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Sarà la sudcoreana LG a produrre telefonini low-cost di terza generazione nell’ambito dell’iniziativa GSMA ‘3G per tutti’, lanciata a giugno del 2006 con l’obiettivo di stabilire un set di regole comuni per permettere alla telefonia di terza generazione – così come è stato per il Gsm – di creare le economie di scala in grado di permettere ai fornitori di apparecchiature mobili di ridurre i costi di produzione di questi dispositivi hi-tech.

 

La notizia non è stata ancora confermata e dovrebbe essere ufficializzata nel corso del 3GSM di Barcellona, che si aprirà il prossimo 12 febbraio.

 

Alla selezione del vincitore, in grado di garantire la produzione di un cellulare 3G  con le caratteristiche giuste – in termini di affidabilità, usabilità, prezzo – per convincere gli utenti a passare alla nuova generazione, hanno partecipato 12 operatori mobili, operanti in sei Paesi per una base utenti totale di 620 milioni di persone.

Si tratta di Cingular Wireless, Globe Telecom, Hutchison 3G, KTF, MTN, Orange, Smart, Telecom Italia, Telefonica, Telenor, T-Mobile e Vodafone.

 

Il telefonino 3G low cost di LG dovrebbe arrivare a costare intorno ai 100 dollari, un costo che dovrebbe convincere molti utenti a passare alla nuova generazione, che finora ha registrato un successo molto minore del previsto, gettando nel panico gli operatori, che hanno speso un capitale per acquistare le licenze e si vedono ora sfumare i profitti previsti per servizi quali la navigazione internet, le email mobili, il download di audio e video.

 

L’iniziativa ‘3G per tutti’ fa seguito al programma ‘Emerging Market Handset’ (EMH), che ha raggiunto il suo obiettivo di ridurre il prezzo all’ingrosso di un telefonino a meno di 30 dollari e ha catalizzato l’attenzione dell’industria verso il nuovo segmento dei telefonini a costo ultra-basso.

 

Questi telefonini sono costruiti da Motorola, nel settembre 2005 ha vinto una seconda gara GSMA per la fornitura dei suoi dispositivi a un costo ancora inferiore a 30 dollari, con l’obiettivo di fornire oltre 20 milioni di cellulari nelle nazioni a basso PIL entro la fine del 2006, connettendo oltre 31.000 nuovi utenti al giorno.

 

Se questi apparecchi fossero esenti da tasse varie, secondo le stime della GSMA, tra il 2006 e il 2010, nei 50 mercati esaminati verrebbero venduti 930 milioni di apparecchi in più.

 

“La nostra iniziativa permetterà a molta più gente di fruire dei servizi mobili multimediali come i videoclip, la mobile music e l’accesso a internet, al momento diffusi soltanto nei paesi sviluppati”, ha spiegato il presidente della GSMA, Rob Conway, sottolineando come il successo dell’iniziativa EMH sia una dimostrazione lampante di come le economie di scala possano essere usate per accelerare la riduzione dei costi di costruzione dei telefonini.

 

Secondo la società di ricerca ABI, nel 2011 un telefonino su 4 apparterrà alla categoria ultra low-cost – costerà, dunque, meno di 20 dollari – e sarà l’India ad aggiudicarsi il primato di maggior mercato nei prossimi 5 anni, passando da 9 milioni di telefonini nel 2006 a più di 116 milioni nel 2011.

 

Quella dei telefoni a basso costo è un’arma a doppio taglio per i costruttori, che possono da un lato allargare la propria quota di mercato approfittando delle opportunità rappresentate dai mercati emergenti, ma dall’altro devono fare i conti con la riduzione dei margini. Lo dimostrano i risultati trimestrali dei maggiori vendor, quasi tutti alle prese con le conseguenze di questo trend, che del resto si riflette anche sull’Arpu degli operatori, dal momento che chi compra un telefonino a prezzo ultra basso non ha molti soldi da spendere in chiacchiere telefoniche.

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