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Il GPS si fa strada sul cellulare: da CSR chip low-cost con bluetooth integrato

Europa


Da prodotto di elite, montato su esclusive vetture di super lusso, i navigatori GPS sono diventati nel giro di pochi anni un gadget molto diffuso, grazie al lancio di dispositivi portatili e dal prezzo sempre più abbordabile.

Prezzo che potrebbe scendere ulteriormente grazie a un chip low-cost destinato ad accelerare la diffusione dei sistemi GPS sui telefonini nel prossimo futuro.

Lo produrrà la britannica Cambridge Silicon Radio (CSR) che, allo scopo, ha recentemente acquisito l’azienda svedese NordNav e quella inglese Cambridge Positioning Systems per, rispettivamente, 30 e 27 milioni di euro.

 

La società integrerà la tecnologia GPS al Bluetooth in un chip che potrebbe arrivare a costare meno di un dollaro, rendendo l’implementazione della tecnologia molto più economica: attualmente, infatti, integrare la tecnologia di posizionamento via satellite nel cellulare costa circa 5-10 dollari.

 

La mossa di CSR – finora specializzato nella produzione di chip bluetooth, accelererà in maniera significativa la diffusione dei servizi location-based nel mondo, dal momento che i costruttori di telefonini non avranno più ostacoli di sorta nell’integrazione del GPS nei cellulari.

 

Il tutto grazie alle tecnologie messe a punto da NordNav – un software GPS in grado di ridurre il consumo di energia dei dispositivi di location – e da CPS, che ha realizzato un sistema chiamato E-GPS (Enhanced GPS), in grado di stabilire connessioni satellitari in maniera più rapida e stabile, anche nei luoghi chiusi e nelle aree in cui si ha in genere difficoltà di copertura.

 

Secondo uno studio di ABI Research, entro la fine del 2008, il 25% dei dispositivi WCDMA incorporerà il GPS.

Tra il 2006 e il 2011, secondo le stime di ABI, il numero di chip GPS per la telefonia mobile aumenterà del 45% all’anno, per raggiungere quota 200 milioni di unità.

 

Le tecnologie di localizzazione inserite nei telefonini sono considerate un utile strumento per consentire, ad esempio, la rapida individuazione di un utente che chiama un servizio di emergenza: negli Usa, infatti, le compagnie wireless hanno l’obbligo di sviluppare sistemi di emergenza basati su GPS sempre più accurati e, dicono gli analisti, queste disposizioni hanno aperto la strada a servizi commerciali che vanno ben al di là della localizzazione in caso di emergenza.

 

E così, la domanda di servizi basati sulla localizzazione geografica (Location-based services, LBS) cresce sempre di più, e operatori e costruttori stanno iniziando a integrarli nelle loro offerte.

 

Finora, tuttavia, i player del settore si sono affidati a moduli GPS esterni collegabili al telefonino via Bluetooth, e solo di recente i costruttori hanno iniziato a proporlo integrato nell’apparecchio, come nuova via per incrementare i profitti legati alla trasmissione dati e recuperare le spese del 3G.

 

Si tratta ancora della fase preliminare di sviluppo del mercato, ma molti operatori credono che il servizio di posizionamento potrà diventare entro breve una caratteristica di base dei telefonini, come gli sms, in grado di garantire copiosi flussi di reddito agli operatori.

 

“Sappiamo che i produttori di cellulari sono entusiasti all’idea di poter avere sistemi GPS a prezzi vantaggiosi e crediamo che presto si vedranno molti telefoni con questa funzione”, ha dichiarato l’ad di CSR, John Scarisbrick.

 

I sistemi realizzati da CSR sono compatibili col sistema di radionavigazione satellitare Galileo e dovrebbero arrivare sul mercato presumibilmente durante la prima metà di quest’anno.

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