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Tv senza Frontiere: il dibattito si sposta in Italia. Per l’opposizione, la Ue ha ‘bocciato’ i tentativi di riforma radioTv del Governo

Italia


Il dibattito sulla Direttiva Tv senza Frontiere (89/552/CEE come modificata dalla Direttiva 97/36/CE) si accende anche fuori dalla sedi deputate. Le disposizioni sulla pubblicità hanno diviso gli europarlamentari e il confronto si fa sempre più serrato anche in Italia, dove il Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, non sembra voler retrocedere di fronte a Strasburgo che ha imboccato una via ‘liberale’ per la nuova regolamentazione.

Nei prossimi giorni, il Ministro, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul Ddl Gentiloni, sarà ascoltato dalle Commissioni Cultura e Trasporti della Camera.

Da questo incontro si dovrebbe capire se l’articolo 3 del Ddl, quello che con l’introduzione del termine “messaggi pubblicitari” di fatto “assimila le tele-promozioni alla disciplina degli spot”, verrà cambiato seguendo la tendenza europea.

Ma secondo indiscrezioni, sarà molto difficile che il Ministro cambi idea, convinto che le tele-promozioni siano una forma di pubblicità a tutti gli effetti e che come tale vadano conteggiate.

 

La Ue è al lavoro dal 2005 per riscrivere le leggi sulla Tv: regole su spot, tele-promozioni, product placement, ma anche regole sugli affollamenti e su come debbano variare in relazione al programma che interrompono.

Proprio ieri l’Europarlamento ha approvato (in prima lettura) una nuova versione della Direttiva volta all’aumento della concorrenza. L’affollamento orario della pubblicità rimarrà con un tetto massimo di 12 minuti per ogni ora (20%).

Un tetto al quale, però, sfuggiranno tele-promozioni e televendite che dovranno essere “prontamente riconoscibili”. Non esattamente quanto auspicato da Gentiloni, che sostiene “una maggiore limitazione sia degli spot sia delle tele-promozioni, soprattutto in certe fasce protette“.

Nella bozza approvata scende, infatti, da  45 a 30 minuti l’intervallo minimo tra un break pubblicitario e l’altro, ma solo nei notiziari, nei programmi per bambini, nei film e nelle fiction Tv.

 

Per gli altri generi, invece, è stato cancellato il limite d’intervallo ogni 20 minuti e fatto salvo il tetto massimo giornaliero. La Direttiva autorizza inoltre il product placement, con l’eccezione dei notiziari, dei programmi d’attualità e approfondimento, dei documentari e delle trasmissioni per bambini e poi per particolari tipi di prodotti: le sigarette e il tabacco, i farmaci e i trattamenti medici per i quali è necessaria una prescrizione.

Introdotta anche la clausola che prevede che questa sia annunciata all’inizio ed alla fine ed ogni 20 minuti con ‘segnali neutrali’.

La Commissione aveva proposto un’autorizzazione condizionata da determinati limiti (i prodotti sponsorizzati dovranno essere indicati chiaramente durante i titoli di testa, e vietati in alcune categorie di programmi).

L’Assemblea di Strasburgo ritiene che gli Stati membri dovrebbero invece avere la possibilità di ammettere questa pratica nei film, nelle serie televisive e nelle trasmissioni sportive; il via libera varrebbe anche per altre trasmissioni nel caso in cui i prodotti fossero messi a disposizione gratis per l’inclusione nei programmi.

 

Il provvedimento prevede, peraltro, che ogni Paese possa adottare misure più severe se lo desidera e che, limitatamente al proprio territorio, possa procedere contro quelle Tv che, operando dall’esterno, non rispettino le regole di un determinato Stato. In caso di contenzioso il Governo interessato potrà rivolgersi alla Commissione Ue.

 

Il Parlamento europeo puntualizza che questa particolare forma di pubblicità non dovrà avere conseguenze “sulla responsabilità e l’indipendenza editoriale dei broadcaster”.

Il volume sonoro della pubblicità, infine, non deve superare il volume delle altri parti del programma.

Bocciata la proposta di impedire che dai programmi Tv rivolti ai ragazzi fossero bandite pubblicità di prodotti contenenti zuccheri, grassi e sale.

 

A maggio i Ministri della Cultura Ue, che saranno coordinati dalla presidenza tedesca, torneranno a confrontarsi sulla Direttiva Tv senza frontiere. Dopodiché Strasburgo partirà con la seconda e ultima lettura del provvedimento. A quel punto i Governi nazionali dovranno entro due anni recepirla e, volendo, applicare disposizioni più rigide, che però dovranno essere giustificate.

 

Soddisfazione da parte di Maurizio Gasparri, firmatario della Legge di riforma del sistema radioTv che porta il suo nome e che dovrebbe essere sostituita dalle nuove disposizioni volute dl Governo di centrosinistra.

“…La Commissione europea e il Parlamento europeo mi danno ragione“, ha detto Gasparri, aggiungendo: “…E’ incredibile la sottovalutazione da parte degli organi di informazione della clamorosa bocciatura europea dei tentativi di riforma del Governo di centrosinistra italiano in materia di televisione e pubblicità televisiva”.

“Nella seduta di ieri – ha spiegato Gasparri – il Parlamento europeo ha approvato le proposte di modifica della Direttiva avanzate dal Commissario per la Società dell’Informazione e Media, Viviane Reding, che prevedono un ampliamento degli spazi pubblicitari nelle televisioni che va ben al di là di ciò che la mia legge ha stabilito. Si dimostra quindi che io che ho lasciato le cose come stavano non ho offerto alla pubblicità gli spazi che l’Ue e il Parlamento europeo hanno deciso di assegnare”.

L’ex Ministro delle Comunicazioni nel Governo Berlusconi, ha anche sottolineato che “…La modifica della Direttiva stabilisce peraltro che le tele-promozioni non vanno calcolate all’interno dei tetti pubblicitari. Esattamente ciò che io ho affermato nella mia Legge e che la sinistra italiana, e anche molta parte dell’informazione, hanno detto essere una cosa che non si poteva fare in base alle norme europee. I bugiardi sono stati smentiti!”.

Anche Gianni De Michelis, relatore della Commissione Industria, ha espresso “…soddisfazione per le conclusioni raggiunte con il voto, poiché più vicino è l’obiettivo di realizzare un mercato europeo del prodotto audiovisivo, volano formidabile per l’ambiziosa mission prefigurata dalla Nuova Agenda di Lisbona, di fare dell’Europa la più performante e condivisa società dell’informazione e della conoscenza“.

“Tra le novità rilevanti per dell’industria audiovisiva – ha affermato De Michelis –  il Parlamento ha recepito la definizione di ‘produttore indipendente’ come da noi già proposto in commissione industria”. Sono stati recepiti anche i criteri che gli stati Membri devono tenere in considerazione, come la proprietà dei diritti dell’industria di produzione, il numero dei programmi forniti alla stessa emittente, la proprietà dei diritti secondari.

 

Per il campo di applicazione, è stata introdotta una nuova definizione di programma che limita l’applicazione della Direttiva in modo tale che un livello minimo di regole comunitarie si applicheranno ai servizi non-lineari su domanda (video on demand) cosiddetti “TV_LIKE“, definizione proposta de De Michelis in Commissione Industria che circoscrive il campo ai soli servizi con immagini secondo forma e contenuti caratteristici delle trasmissioni televisive.

 

“Come già previsto – ha detto ancora De Michelis – e come avevamo annunciato nel tavolo sulla competitività dell’industria audiovisiva, da noi promosso lunedì a Roma prima del voto, il Parlamento si è espresso per una maggiore deregolamentazione delle norme in materia pubblicitaria”.

 

Dalla maggioranza di centrosinistra Beppe Giulietti, parlamentare dell’Ulivo e portavoce di Articolo 21, afferma che “… La nuova Direttiva Tv senza frontiere, votata dal Parlamento europeo, qualora dovesse essere applicata nel contesto italiano fortemente segnato dal conflitto di interessi e da una eccezionale concentrazione delle risorse in pochissime mani, renderebbe ancora più anomalo la nostra situazione e ancora più chiuso il mercato dei media”.

“In ogni caso – ha avvertito l’esponente Ds in Vigilanza – sarà opportuno che il governo italiano valuti tutte le indicazioni arrivate in questi ultimi anni sia dalla Commissione europea e sia dal Parlamento europeo in materia di conflitto di interessi, di normativa anti-trust, di digitale terrestre e di indicazioni in materia di pluralismo. Quanto è accaduto, tuttavia, rende ancora più urgente la convocazione di una grande assemblea europea che metta insieme europarlamentari, liberali, socialisti, ambientalisti, comunisti e indipendenti per arrivare – ha concluso Giulietti – alla definizione di una posizione comune su queste materie”.

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