TDT: switch-off prima del 2012? Sì con la costituzione di operatore unico che consentirà di investire in contenuti

di Raffaella Natale |

Italia


Mercato Tv

Al via la procedura di richiesta di un’indagine conoscitiva sul settore radiotelevisivo, che precederà l’esame vero e proprio del Ddl Gentiloni.

E’ quanto deciso oggi dalle Commissione Cultura e Trasporti della Camera, per avviare l’iter della nuova normativa di riforma del sistema radioTv.

Previsti alcuni passaggi che si svolgeranno anche prima della pausa dei lavori parlamentari per le festività natalizie.  

“…L’indagine conoscitiva dovrà ora essere approvata dal presidente della Camera Bertinotti…”, ha spiegato il presidente della Commissione Cultura, Pietro Folena. I tempi sono comunque brevi, e non appena ricevuto il via libera della presidenza di Montecitorio, le due Commissioni daranno avvio all’indagine “…le cui prime audizioni potrebbero già svolgersi prima di Natale…”, ha annunciato il presidente della Trasporti, Michele Meta. Sicuramente prima della pausa natalizia ci saranno le relazioni introduttive dei due relatori al provvedimento, che sono gli stessi Folena e Meta. L’indagine conoscitiva coinvolgerà tutti gli attori del sistema televisivo e si concluderà il 10 febbraio prossimo. Subito dopo inizierà l’esame dell’articolato, e l’obiettivo resta l’arrivo in Aula nel mese di marzo.

 

Come è noto il Ddl Gentiloni prevede, tra le altre cose, le nuove disposizioni che scandiranno il definitivo abbandono del segnale analogico, per la trasmissione televisiva, con il passaggio alla Tv digitale terrestre.

E anche di TDT si è parlato stamani, in occasione della IV Tavola Rotonda con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. I partecipanti si sono soffermati soprattutto sulla controversa data dello switch-off e sul giusto ruolo che in questo processo giocherà il servizio pubblico, alle prese con un mercato sempre più convergente.

 

Per il consigliere Rai Carlo Rognoni, “…Il 2012 è una data realistica, se viene gestito e guidato il passaggio dall’analogico al digitale“. Il consigliere ha quindi rilanciato la proposta di un unico operatore nazionale radiotelevisivo.

“…Abbiamo fatto una proposta a tutti i broadcaster: mettiamo le nostre risorse frequenziali, i nostri impianti e le torri in comunità, creando una società terza con l’obiettivo di usare al meglio la capacità trasmissiva“. Un gioco d’anticipo, poiché nel primo articolo della futura Legge Gentiloni si dice che il Governo favorirà consorzi in tutte le forme che contribuiscano alla distinzione tra operatori di rete e fornitore di contenuti.

“…Immettendo i nostri asset in un posto dove vengono valorizzati avremo poi – ha aggiunto Rognoni – la possibilità di investire nei contenuti”.

Rognoni è convinto che, se fissare una data per legge è sbagliato, tuttavia quella del 2012 è “…una scelta saggia, perché partivamo da una legge che la fissava al 2006, una data strumentale e senza valore: un imbroglio smascherato, infatti lo stesso centrodestra la fece poi slittare al 2008…”.

 

Il consigliere Rai è convinto che il passaggio alla TDT potrebbe diventare una realtà prima del 2012 se si arrivasse alla creazione dell’operatore nazionale unico “entro un anno”.

“…La vera rivoluzione del legislatore – ha spiegato ieri Rognoni, intervenendo al convegno ‘Industria audiovisiva e Innovazione’è di incoraggiare, pur non indicando come attuare questa scelta, i soggetti televisivi a creare consorzi per la gestione degli impianti”.

“…Noi ci stiamo già lavorando con Mediaset – ha proseguito – e spero che potremo farlo anche insieme a Telecom Italia e a tutti i soggetti che fanno Tv” a livello nazionale. Infatti “…se si arrivasse a costruire un operatore nazionale con la proprietà separata si potrebbero creare le condizioni per cui il digitale diventi una realtà prima del 2012 che è la data indicata dall’Europa per il passaggio al nuovo sistema, ripresa dal Ddl Gentiloni, e che giudico realistica”.

 

“…Infatti con l’ottimizzazione dello spettro si dà a ognuno il suo fino al limite del 20% della capacità trasmissiva”: mettendo insieme ..”questo patrimonio, non perdo i miei asset ma anzi ricavo utili…” che possono essere investiti nella produzione di contenuti, ha osservato Rognoni.

E a riguardo ha precisato che, con il nuovo contratto di servizio che indica alla Rai di destinare il 15% di tutto il fatturato alla produzione audiovisiva italiana e europea, per un ammontare di 390 milioni, la Rai ha “le risorse per raccogliere la sfida di costruire una major europea”.

Su questo fronte, secondo il relatore della Direttiva alla Commissione Industria del Parlamento europeo, Gianni De Michelis (Nuovo Psi), “…si gioca la partita del futuro”. A suo giudizio a maggior ragione, nel momento in cui “…l’Italia con il Ddl Gentiloni assume una posizione difensiva, di retroguardia ponendo vincoli e limiti alle aziende invece di spingerle verso l’Innovazione, c’è bisogno di creare una alleanza che riporti il Paese all’avanguardia proprio nel settore della produzione di contenuti”.

 

Anche per Riccardo Perissich, presidente di Telecom Italia Media, “…Il Ddl Gentiloni va nella buona direzione. E’ un tentativo di dare maggiore apertura a un mercato sostanzialmente monopolistico, con strumenti non troppo pervasivi. Vedremo cosa verrà fuori dal dibattito parlamentare”.

Tuttavia, nell’ambito della IV Tavola rotonda, Perissich ha sottolineato che le nuove disposizioni pongono alcuni problemi specifici. In primo luogo, la data.

“…Parlare di 2010 o 2012 non mi interessa. Ciò che rende credibile una scadenza – ha sottolineato Perissich – è il processo di avvio“, di gestione del passaggio al digitale.

“…Se il processo non piace al mercato e non è virtuoso possiamo mettere tutte le scadenze del mondo. E’ il rallentamento del percorso verso il mercato a rappresentare il vero problema”.

In secondo luogo, nel Ddl “..non si capisce perché i vincoli non siano posti solo agli operatori del duopolio, ma a tutti. Un parallelismo – secondo il presidente di TI Media – che rischia di essere controproducente rispetto agli obiettivi della legge”.

“Nessun Paese europeo ha voluto regolamentare la Tv via Internet. E’ un mercato emergente. Affannarsi a farlo prima che esista – ha proseguito – avrà sicuramente l’effetto di rallentarne lo sviluppo. E’ questo incomprensibile nel Ddl”.

 

Il presidente di TI Media ha anche sottolineato che “…i produttori di contenuti non hanno ancora assimilato il fatto che sulle nuove piattaforme l’offerta è virtualmente illimitata”.

Quanto alla pirateria, “…è un fenomeno grave e dannoso. E’ normale – ha detto – che i produttori di contenuti se ne preoccupino“.

Anche se, ha avvertito, “…al fenomeno si tenta di dare una risposta sbagliata perché si tende a trasformare gli internet provider in poliziotti. Ma non ci riusciranno”.

Sulle “finestre di trasmissione“, Perissich sostiene che siano “un gigantesco regalo ai pirati“, perché agevolano la produzione di dvd illegali che “arrivano prima che i film entrino nelle sale. La pirateria prospera sulle ‘finestre’, che devono quindi essere abolite”.

Infine, i diritti, per i quali il presidente di Telecom Italia Media dice “…sì alla possibilità di negoziarli su forme paneuropee“, mentre frena sull’acquisizione dei diritti multipiattaforma e sulle esclusive: “…bisognerebbe uscire da entrambi perché – ha detto – bloccano il mercato”.

 

Perissich ha poi richiamato la norma che vieta gli incroci azionari: “…Appartiene alla dottrina Antitrust evidenziare i casi di posizione dominante, strano predeterminare a priori questa analisi“. E si è detto “molto perplesso” riguardo al meccanismo di allocazione della capacità trasmissiva (definito da una commissione di esperti, nominata dall’Autorità e dal Ministero delle Comunicazioni): “Avrei preferito un meccanismo più rispondente al mercato“.

 

Riguardo alla notizia, confermata dal Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, della condanna Ue per gli aiuti concessi dall’Italia all’acquisto dei decoder nel 2004-2005, Perissich ha commentato: “…Mi sembra assurdo che a pagare debbano essere i broadcaster quando i veri beneficiari degli aiuti sono stati i produttori di decoder”.

Secondo quanto trapelato dalla Commissione europea, l’orientamento sarebbe quello di far rimborsare gli aiuti ai beneficiari ‘indiretti’ della misura, ovvero alle reti Tv.

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