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Tlc e liberalizzazione: per l’ECTA, l’Europa è ancora un ‘patchwork’. Occorre rafforzare il ruolo dell’ERG

Europa


Sono ancora molti gli Stati europei che non hanno implementato il nuovo del quadro normativo comunitario per le reti e i servizi di comunicazione elettronica, a tre anni dalla sua entrata in vigore.

Come conseguenza, gli utenti continuano a pagare prezzi troppo alti per i servizi, che sono tra l’altro offerti in maniera ancora limitata in molti Paesi.

È quanto emerge dal Regulatory Scorecard 2006 dell’ECTA, secondo cui la mancata implementazione della direttiva comunitaria penalizza cittadini e imprese europee, soprattutto quando si tratta di accedere a servizi ormai essenziali come la banda larga.

 

Allo stato attuale, sottolinea l’ECTA, l’Europa è ancora un ‘patchwork‘ di regolamentazioni diverse, con conseguente disomogeneità in termini di performance tra i diversi Stati membri: quelli ai primi posti della classifica ECTA – Gran Bretagna, Danimarca e Francia – sono stati più attivi nell’attuazione di riforme pro-competitive, garantendo la crescita e gli investimenti nel settore e il lancio di una miriade di offerte che hanno portato al raggiungimento dei prezzi al dettaglio più bassi d’Europa.

I Paesi ultimi in classifica – Polonia, Grecia e Germania –  di contro, hanno difficoltà nel garantire un ambiente che favorisca la concorrenza, con conseguenze negative sia per i consumatori che per le aziende.

 

L’Italia si è piazzata in sesta posizione, davanti sia alla Spagna che alla Germania, ma dietro a Gran Bretagna e Francia.

In particolare – ha spiegato l’ECTA – “l’AGCOM ha totalizzato un buon punteggio grazie ai suoi sforzi volti a stabilire le regole per fornire agli operatori un ambiente stabile e a creare un framework atto a incoraggiare gli investimenti attraverso misure in grado di permettere il recupero dei costi sostenuti dagli entrant per la costruzione delle reti”.

 

Secondo lo scorecard, il mercato italiano è però appesantito da due principali punti di debolezza: la velocità del regolatore nel prendere le decisioni e il complesso e costoso processo per ottenere i diritti di passaggio dalle autorità locali e altri enti. Quest’ultimo – dice l’ECTA – “è un meccanismo importante per permettere ai new entrant di sviluppare le proprie infrastrutture”.

 

Lo Scorecard dell’ECTA è una resoconto dettagliato dell’efficacia delle misure attuate dai regolatori per la liberalizzazione e la competitività dei mercati nazionali delle telecomunicazioni.

Il messaggio che ne emerge è che le azioni intraprese da governi e regolatori hanno “risultati reali e tangibili”.

Per quanto riguarda, ad esempio, la penetrazione della banda larga – un fattore molto importante per assicurare la competitività dell’Europa su base globale – “esiste un forte e significativo legame tra le misure adottate dai regolatori per creare schemi di investimento sostenibili per la competizione e l’adozione effettiva della banda larga”.

 

Molti regolatori, emerge però dallo scorecard, non hanno il potere di multare le aziende che violano le regole o di bloccare il lancio, da parte degli incumbent, di servizi che indeboliscono la concorrenza sul mercato.

Molti regolatori, infine, devono ancora affrontare la questione della ‘discriminazione’, una delle principali barriere a una competizione equa tra i player del mercato.

Tra i Paesi che hanno raggiunto i migliori risultati in questo senso, l’ECTA indica la Gran Bretagna, l’Italia e la Francia.

 

A fronte dell’attuale ‘effetto patchwork’, nel quale non si possono massimizzare i talenti presenti negli enti regolatori europei, l’ECTA chiede di rafforzare il ruolo dell’European Regulators Group (ERG) al fine di diffondere in maniera più efficace le best practice e di far arrivare a un maggiore numero possibile di cittadini i vantaggi della competizione e della scelta.

 

“Incoraggiamo l’AGCOM, in qualità di presidente ERG per il 2007, di valutare con attenzione come raggiungere questo traguardo”, ha dichiarato Steen Clausen, Managing Director ECTA.

 

Clausen sostiene altresì che la separazione funzionale tra reti di accesso e servizi “potrebbe aiutare a meglio implementare l’attuale regime regolatorio” e si dice “soddisfatto di apprendere che l’Italia sta considerando la soluzione”.

 

La Commissione europea, ha continuato Clausen, “pubblica ogni anno dei rapporti che, come lo scorecard ECTA, dimostrano che nei mercati aperti i prezzi sono più bassi e i servizi più diffusi”.

I prezzi delle chiamate internazionali e delle ‘linee dedicate‘ – servizi essenziali per le aziende – sono scesi di oltre un terzo dalla liberalizzazione dei mercati nel 1998.

Allo stesso tempo, ha continuato Clausen, “il numero di linee a banda larga si è quintuplicato in 3 anni, raggiungendo quota 56 milioni, grazie soprattutto alla concorrenza”.

Per portare l’Europa al livello successivo, tuttavia, tutti i regolatori dovranno lavorare duro per mettere in pratica il framework europeo, “perché è solo in questo modo che consumatori e aziende potranno avvantaggiarsi della liberalizzazione dell’evoluzione delle tecnologie”, ha concluso Clausen.

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