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Dvd del futuro: la Cina non sta a guardare ed è pronta a lanciare il proprio standard anche per l’alta definizione

Cina


La Cina non vuole dipendere dalla tecnologia estera neanche per l’alta definizione e per il 2008 sul mercato verranno commercializzati i primi Dvd.

Stando a quanto riporta il giornale ufficiale China Daily, la prossima settimana una ventina di industriali cinesi di grosso calibro, come TCL, annunceranno che per il 2008 fermeranno tutta la produzione di lettori Dvd, a vantaggio di quelli EVD (Enhanced Versatile Disc).

 

Si tratta delle aziende che fanno parte dell’Alleanza industriale per l’EVD, fondata dopo la decisione di Pechino del 1999 di mettere a punto un proprio formato, per fronteggiare i due standard concorrenti, Blu-ray, sostenuto da Sony e Matsushita e HD-DVD di Toshiba e NEC.

Al momento Blu-ray e HD-DVD sono i due formati che si contendono il mercato dei Dvd ad alta definizione.

Questa nuova generazione di Dvd soppianterà i tradizionali, di cui la Cina è primo produttore al mondo, ma sul quale paga delle pesanti royalties: 7 dollari per lettore venduto a 20 dollari circa.

 

Per non dipendere più dalle licenze straniere e dopo i dissensi tra industriali cinesi e detentori americani dello standard di compressione sul quale era fondato l’EVD, la Cina ha quindi sviluppato il proprio formato di compressione audio e video, l’AVS (audio video coding standard). Dal 2005, Pechino ha autorizzato l’uso commerciale dell’AVS.

Per alcuni esperti del settore, forte del proprio mercato interno, la Cina è oggi nella condizione di sostenere lo sviluppo dell’industria dell’EVD.

Già due anni fa, una Ricerca di Deloitte avvertiva che “…il crescete peso della Cina nella definizione degli standard tecnologici minacciava il vantaggio concorrenziale delle aziende occidentali“, e consigliava a queste ultime di ‘cooperare’ con l’industria cinese evitando la concorrenza.

 

Non si tratta solo di Dvd, la Cina mira a produrre propri standard anche per altri comparti tecnologici: wireless, Tv digitale e ancora la cellulari 3G.

Gli operatori cinesi aspettano da mesi l’assegnazione delle licenze per questo 3G made in China, il TD-SCDMA, che va a opporsi agli standard stranieri W-CDMA (chiamato anche UMTS) o CDMA 2000.

 

Altri esempi: il recente annuncio dell’Autorità tlc cinese, secondo il quale i fornitori di servizi dovranno usare standard messi a punto in Cina per la diffusione della Tv mobile.

Un ricercatore ha sottolineato che l’introduzione di questo nuovo formato, il STiMi (Satellite Terrestrial Interactive Multi-service Infrastructure), “…del quale la Cina possiede i diritti di proprietà intellettuale”, evidenzia che si tratta di una tecnologia mondiale, che non dovrà sottomettersi agli standard di altri Paesi.

 

Ma Jun, economista di Deutsche Bank, ha dichiarato: “In Cina c’è una tendenza generale a sviluppare propri standard, che spingeranno il miglioramento della competitività delle aziende cinesi sul mercato nazionale“.

Si tratta anche di una tendenza conforme alla volontà ufficiale di fare entrare il Paese di un’era di innovazione e conoscenza, per non essere più semplicemente l’officina del mondo, come è stato per le industrie classiche: nucleare, aerea e ferroviaria.

 

 

 

27 novembre 2002 – 27 novembre 2006

      

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