Comunicazioni: Gentiloni ribadisce l’impegno su WiMax, ‘Licenze nei prossimi mesi’

di Alessandra Talarico |

Il Ministro chiamato a discutere anche il contenzioso Vodafone Home Zone, mentre Telecom ricorre al TAR sulla terminazione

Italia


WiMax

Saranno settimane frenetiche quelle prossime per il ministero delle Comunicazioni, che dovrà affrontare diverse questioni ‘calde’, che vanno dal WiMax al contenzioso tra Vodafone Italia e Telecom Italia, mentre l’Authority per le tlc dovrà far fronte alle considerazioni della Commissione europea in merito alla terminazione delle chiamate, argomento sul quale l’Agcom non avrebbe tenuto in adeguata considerazione i commenti dell’esecutivo.

 

Andando con ordine, la priorità, per il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni è quella di sbloccare le trattative con il Ministero della Difesa per poter finalmente assegnare le licenze WiMax.

 

Nelle scorse settimane, l’Autorità ha avviato una consultazione pubblica volta a raccogliere elementi atti alla definizione del quadro regolamentare per i servizi basati sulla tecnologia di accesso wireless a banda larga.

 

A margine di un convegno organizzato da Siemens, il ministro Gentiloni ha ribadito la volontà di “assegnare le licenze già nei prossimi mesi”, anche se non sembra ancora essersi sbloccata la trattativa con la Difesa, che pretende un ‘ristoro economico’ tra i 400 e i 500 milioni di euro, una cifra esorbitante che difficilmente potrà essere recuperata con l’asta per le frequenze, operazione che in Francia ha fruttato 125 milioni di euro.

 

Con il ministero della Difesa – ha spiegato il ministro – saranno valutate diverse possibilità, ma il nostro obiettivo è assegnare le licenze il prima possibile, nei prossimi mesi. Immagino che la Difesa sia pronta a collaborare. Comunque noi raggiungeremo l’obiettivo”.

 

L’assegnazione delle licenze, secondo quanto stabilito dall’Authority, avverrà con un sistema di gara analogo a quello degli altri Paesi europei, cioè attraverso una procedura di asta su base regionale, con la possibilità di concorrere per più regioni per ottenere assegnazioni pluriregionali e nazionali.

 

La questione del WiMax, che pone l’Italia in una situazione di grave ritardo tecnologico rispetto agli altri grandi Paesi europei, non è l’unica che attende risposte da parte del ministero delle Comunicazioni, chiamato a pronunciarsi anche in merito al contenzioso tra i due maggiori operatori tlc italiani: Vodafone e Telecom.

 

Oggetto del contendere è l’offerta Vodafone Home Zone, che dovrebbe traghettare il maggiore operatore mobile mondiale anche nel campo della telefonia fissa.

Vodafone ha denunciato Telecom Italia per aver sospeso le negoziazioni volte all’apertura dell’interconnessione e ostacolato di fatto il lancio dell’offerta casa, in aperta violazione con il Codice delle Comunicazioni Elettroniche.

 

Telecom, per tutta risposta ha negato ogni addebito, sostenendo che è il gruppo britannico ad aver violato il Codice, precisamente l’articolo 80, comma 2, e ha quindi sollevato il problema della ‘legittimità’ delle richieste di interconnessione tra il mobile e il fisso avanzate da Vodafone, opzione che in Italia non sarebbe ancora contemplata e che in Gran Bretagna ha richiesto un aggiustamento delle normative.

 

È stata la stessa Agcom a chiedere l’intervento del ministero, che dovrà stabilire se il servizio Vodafone rappresenta una nuova tipologia di offerta che, non facendo parte degli attuali schemi, necessita di un’apposita autorizzazione.

Una decisione sulla questione, ha dunque ribadito Gentiloni, “arriverà nei prossimi giorni”.

 

Nel frattempo, la Commissione europea ha risposto a un’interrogazione presentata lo scorso settembre dal vice presidente del Parlamento europeo Mario Mauro (Ppe) in merito al provvedimento finale dell’Agcom sul mercato italiano della terminazione delle chiamate.

 

Mauro, con la sua interrogazione, intendeva porre l’accento sull’anomalia del caso italiano rispetto alle pratiche regolamentari seguite dalle Autorità nazionali degli altri stati membri.

 

Lo scorso 9 agosto, la Commissione aveva inviato una nota in cui chiedeva chiarimenti in merito alla decisione di estendere da 4 a 5 anni il periodo transitorio durante il quale ai nuovi entranti fosse concesso di applicare tariffe di terminazione all’ingrosso più alte rispetto alle tariffe dell’operatore dominante, Telecom Italia.

 

Bruxelles chiedeva all’Authority di ridurre il periodo di transizione, nonché di specificare un percorso regolamentare (glide path) nell’adozione delle misure finali dell’attuale analisi di mercato e di sviluppare al più presto un modello di costi per il calcolo del valore di terminazione degli operatori alternativi, che tenesse in considerazione la necessità degli stessi di divenire efficienti nel tempo.

 

Nella lettera inviata all’Agcom lo scorso 9 agosto, la Commissione evidenziava inoltre che “l’asimmetria delle tariffe di terminazione proposte da Agcom è tra le più elevate in Europa” e che le giustificazioni addotte dall’Autorità per la modifica delle misure inizialmente notificate “non sembrano convincenti”.

 

Agli inizi di settembre, tuttavia, l’Agcom ha ribadito la validità delle norme varate, con “l’impegno a concludere un modello contabile delle reti alternative entro marzo e, successivamente alla definizione di tale modello” nonché “a sottoporre a verifica la decisione sulla durata del periodo di asimmetria e sui relativi valori applicabili”.

 

Secondo Mauro, il differenziale tra i due prezzi – 1,54 eurocent/minuto per gli operatori alternativi contro 0,41 eurocent/minuto per Telecom Italia – “non ha eguali in nessun altro stato membro”, mentre l’Agcom non ha ancora tenuto conto dei commenti espressi dalla Commissione europea in merito al provvedimento italiano.

 

Rilevata l’anomalia della misura italiana rispetto alle misure adottate dalle altre Autorità europee sullo stesso mercato, Mauro aveva quindi interrogato la Commissione su “quali ulteriori azioni essa intendesse intraprendere per assicurare che Agcom tenesse nel massimo conto, come previsto dalla normativa comunitaria per il settore, i commenti formulati dalla stessa Commissione Ue nell’ambito della procedura per l’analisi dei mercati”.

 

La Commissione Ue, nella risposta a Mauro, ricorda che l’Authority non tenendo conto dei commenti espressi da Bruxelles ha posticipato il raggiungimento della simmetria tariffaria in attesa della definizione del modello dei costi, richiesto dalla Commissione europea.

L’esecutivo, conclude la nota, “confida, pertanto, che i risultati che Agcom comunicherà terranno pienamente conto delle proprie osservazioni”.

 

Sempre in merito alle tariffe di terminazione, Telecom Italia ha depositato un ricorso al TAR del Lazio, chiedendo l’annullamento della delibera 417/06/Cons sui mercati della raccolta, terminazione e transito delle chiamate nella rete telefonica pubblica fissa (mercati n. 8, 9 e 10 fra quelli identificati dalla raccomandazione sui mercati rilevanti dei prodotti e dei servizi della commissione europea).

 

Al centro del ricorso di Telecom, simile a quello già presentato da Tele2 Italia, il mercato 9, relativo ai costi di terminazione su rete fissa. L’ex monopolista italiano contesta il fatto che la delibera fissa a 1,54 centesimi al minuto il prezzo massimo percepibile dagli operatori alternativi notificati, “salvo poi consentire di derogare a tale limite”.

Telecom ha quindi chiesto al tribunale di annullare la norma che consente agli operatori alternativi “di richiedere all’Autorità di autorizzare, in deroga, un prezzo di terminazione superiore al livello massimo, qualora il prezzo di terminazione richiesto risulti giustificato dai propri costi”.

 

Pronta la risposta del presidente dell’Autorità, Corrado Calabrò, che a margine di un convegno dell’Enea, ha riferito che la decisione sui costi di terminazione della rete fissa “è equilibrata e non danneggia Telecom Italia”.  

Riteniamo di aver deciso giustamente – ha aggiunto Calabrò  – sia verso Telecom Italia che verso Mediaset, di aver deliberato un assetto equilibrato che giova a tutti e non danneggia Telecom”.

Ribadendo i diritti di ognuno alla propria difesa in giudizio, Calabrò ha quindi concluso dichiarando che “nessuno ha il dono dell’infallibilità e noi certamente non più degli altri”.

  

        

     

27 novembre 2002 – 27 novembre 2006

        

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