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Scandalo stock option: Apple ritarderà la pubblicazione della trimestrale

Stati Uniti


Sembrano non dover finire mai i guai per Apple, coinvolta nello scandalo delle stock option che ha colpito il settore tecnologico statunitense. La società di Cupertino, infatti, ha reso noto che non consegnerà alla Security Exchange Commission (SEC), l’autorità americana per la vigilanza sui mercati finanziari, nei tempi stabiliti, il bilancio relativo al secondo trimestre 2006, chiuso lo scorso 30 giugno, a causa di alcune irregolarità riscontrate nell’iscrizione a bilancio di stock option, una particolare forma di remunerazione che permette di acquistare entro una certa data azioni della società per cui si lavora ad un prezzo prefissato.

 

Probabilmente Apple dovrà riformulare i risultati, per iscrivere voci relative ai vecchi diritti di stock option, e ricalcolare gli utili.

 

Apple, in una nota, ha comunicato che le irregolarità sono legate all’emissione di stock option tra il 1997 e il 2001 e che quindi tutte le comunicazioni finanziarie dal 29 settembre 2002 non sono coinvolte.

 

La decisione di ritardare la pubblicazione dei risultati, relativi al secondo trimestre 2006, è stata presa per permettere ai consulenti esterni incaricati da Apple di verificare i bilanci della società degli ultimi nove anni. Il sospetto è che le stock option siano state usate con lo scopo di gonfiare i bilanci dell’azienda degli ultimi anni.

 

La società ha fatto che farà il possibile per fare luce sulla vicenda e correggere le eventuali irregolarità nei suoi bilanci.

 

Come è noto, lo scorso luglio gli azionisti di Apple, hanno intentato una causa presso la Corte Superiore dello Stato della California per la Contea di Santa Clara contro gli attuali manager e gli ex dirigenti della società. Gli azionisti accusano i manager di aver manipolato l’assegnazione delle stock option. La causa verte sui diritti attribuiti ai manager fra il 1997 e il 2001.

 

Apple aveva comunicato già a fine giugno di aver scoperto nel corso di un’indagine interna delle eventuali irregolarità nelle sue pratiche di concessione di stock options ma segnalato che non ci sarebbe dovuta essere alcuna conseguenza per i suoi passati bilanci.

 

Apple, sempre a luglio, ha aperto un’inchiesta interna circa le pratiche seguite dalla stessa società nell’assegnazione di stock options ai propri dirigenti, ma aveva dichiarato che non ci sarebbero stati ritardi nella pubblicazione del bilancio del secendo trimestre 2006.

Fra i top manager denunciati per le stock options inizialmente figurava anche il fondatore della società Steve Jobs, i cui diritti di assegnazione sono stati poi cancellati.

 

Steve Jobs era indagato per l’assegnazione di una stock option assegnatagli nel gennaio del 2000. La linea difensiva di Steve Jobs si è basata, secondo una nota interna, “sull’inconsapevolezza all’illecito e sull’assoluta estraneità a quei possibili passaggi illegali che hanno portato all’assegnazione della stock options“. Gli altri manager di Apple coinvolti nella vicenda hanno dichiarato che “non commenteranno ulteriormente l’episodio fino a quando una commissione indipendente non avrà preso in esame la materia“.

 

Il titolo di Apple, che subito dopo l’annuncio è crollato nell’after hour, sta perdendo sulla Borsa di Francoforte l’8,6% passando di mano a 49,80 dollari e alcuni analisti stimano che nel corso delle contrattazioni di oggi il calo potrebbe essere ancora più pesante.

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