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I dubbi sulla Tv mobile: troppo alti i costi dello spettro e rollout delle reti

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Il successo della Tv mobile, per alcuni non è così scontato. Si rischia, avvertono alcuni analisti, di investire denaro in una tecnologia che potrebbe non garantire il giusto ritorno economico.

I ricercatori di Analysys hanno sottolineato che gli operatori hanno dopato il potenziale della Tv su cellulare, fornendo i dati di Studi realizzati per conto loreo, secondo i quali gli utenti sarebbero disposti a pagare fino a 5 euro al mese per avere questo tipo di servizi. Ma non le cose potrebbero non essere così scontate e immediate.

 

Ne è convinto Alastair Brydon, co-autore del Rapporto Analysys, che avverte: “C’è una reale possibilità che gli utenti mobili non spendano più di tanto per servizi radioTv mobili, video on demand e altre offerte di broadcasting mobile”.

Dello stesso avviso l’altro autore del Rapporto, Mark Heath, che però ricorda la forte domanda di Tv mobile da parte degli utenti, spiegando che il problema resta agli operatori, chiamati a cercare nuovi modelli di business e investire su qualcosa che potrebbe non avere grandi ritorni, ma spingere ugualmente le vendite e attirare nuovi abbonati.

 

In Europa occidentale sono tanti i player che stanno lavorando a diverse tecnologie, comprese DVB-H, DAB-IP, T-DMB, TDtv e MediaFLO.

 

Ma per Analysys resta ancora aperta la questione fondamentale: alle cellcos converrà costruire proprie reti o sarebbe meglio dividere costi e rischi con altri operatoti e/o broadcaster?

 

Heath informa che al momento, in Gran Bretagna, O2 sta lavorando sulla condivisione delle reti e le possibilità offerte dallo standard DVB-H. Altrettanto interessante, ha sottolineato Heath, è notare che l’operatore virtuale Virgin Mobile è l’unico che ha mostrato un reale interesse per la rete britannica DAB-IP.

Anche BT Group è impegnato nel rollout della Tv mobile su DAB con il marchio BT Movio, i servizi dovrebbero essere lanciati entro l’anno.

 

Lo standard DAB-IP è potenzialmente il meno costoso e con bassi margini di rischio.

 

Ma al momento, sottolinea Analysys, il DVB-H è la tecnologia più utilizzata e diffusa in Europa occidentale per portare la Tv sul telefonino. Questo ha consentito la realizzazione di interessanti economie di scala sia su infrastrutture che dispositivi, permettendo ai principali operatori europei di costruire proprie reti di broadcasting che gli permetteranno di distinguersi dagli altri competitor.

 

Tuttavia restano ancora grossi interrogativi riguardo a disponibilità e costi dello spettro e al rollout delle reti.

“Potrebbe servire – ha sottolineato il co-autore del Rapporto Analysys – un investimento di circa 300 milioni di euro per una rete su banda UHF. Si può arrivare fino a 500 milioni di euro per un rollout su banda L e a questo aggiungere il prezzo dello spettro”.

 

La disponibilità dello spettro rappresenta un altro problema e sicuramente sarà uno dei fattori chiave nella frammentazione del mercato della Tv mobile.

I Paesi dell’Europa meridionale, come Italia e Spagna, sono a buon punto nel piano di passaggio al digitale terrestre, lasceranno così libere porzioni di spettro che potranno essere riutilizzate, mentre la Gran Bretagna dovrà aspettare fino al 2010-2011 per lo switch-off. 

 

Analysys conclude sostenendo che al momento sarebbe nell’interesse degli operatori concentrare i propri investimenti sui servizi 3G.

Come? Con offerte d’impatto, consiglia Heath, visto che al momento le uniche cose che garantisce il 3G sono qualità e copertura, mentre si potrebbe fare molto di più, pensare a nuovi servizi, sfruttando al meglio le possibilità offerte da questa tecnologia.

 

La Conferenza Nazionale sul digitale terrestre che si è tenuta a Napoli segna un cambio di passo nello sviluppo del settore. 
Key4biz vi proporrà mercoledì 19 luglio uno Speciale sull’evento con documenti, analisi e testimonianze audio dei principali attori del mercato.

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