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Europei: pazzi per il cellulare ma poco attenti all’ambiente

Europa


Sono ancora pochi, troppo pochi, i telefonini riciclati ogni anno in Europa.

Smaltire nella maniera corretta un cellulare che non si usa più è un’abitudine che fatica a prendere piede, non solo a causa dei tempi necessari per organizzare le filiere di riciclaggio, ma anche della titubanza dei consumatori a disfarsi dei loro vecchi apparecchi.

Eppure, i cellulari, al pari di scarpe e borse, sono gli accessori che vengono sostituiti con maggiore frequenza: secondo le ultime ricerche, più di un europeo su quattro (27%) sostituisce il telefonino ogni anno. La percentuale raddoppia nell’arco dei 24 mesi, con il 60% degli europei pronti a comprare il telefonino nuovo allo scoccare del suo secondo anno di vita.

  

La voglia di avere un telefonino sempre all’ultima moda non corrisponde però alla volontà di proteggere l’ambiente e, perchè no, di cedere quello vecchio a una persona che ancora non ne possiede uno, dal momento che – denuncia la società specializzata FoneBack – su oltre 100 milioni di telefonini venduti in Europa ogni anno, ne vengono riciclati solo 2,5 milioni, poco più del 2%. 

  

Una indifferenza incosciente e pericolosa poiché i componenti utilizzati per i cellulari, così come per i Pc o i lettori digitali sono però molto dannosi per l’ambiente, nonostante le dimensioni relativamente ridotte degli apparecchi. Si va dai metalli pesanti quali piombo, mercurio, alluminio, rame, cadmio, cromo, alle plastiche di vario genere trattate con ritardanti di fiamma bromurati e ftalati.

  

La maggior parte di questi elementi se non correttamente smaltiti o riciclati si diffondono nell’ambiente con grave danno per la salute dell’uomo e dell’ecosistema. Tanto per fare qualche esempio, il piombo può danneggiare il sistema nervoso e avere effetti nocivi sul sistema cardiovascolare e sui

 

Eppure, la proporzione di telefonini riciclati è ancora bassissima e la ragione non può essere soltanto che la gente si ‘affeziona’ a tal punto ai vecchi telefonini da non volersene staccare. Certo, molti magari regalano il vecchio cellulare a un parente o un amico, ma sono tantissimi quelli che finiscono in un cassetto o, peggio, nella spazzatura. 

 

La filiera messa in atto da FoneBack, smonta e distrugge circa il 50% dei telefonini raccolti, rimettendo in circolo per il riutilizzo industriale tutto quanto si può riciclare (rame, metalli, plastica), mentre i cellulari ancora funzionanti sono inviati ai paesi emergenti, dove sono ancora molte le persone che loro malgrado non scelgono il telefonino in base all’ultima moda.

   

Il più importante parametro di riferimento internazionale in materia di sicurezza ambientale è la Convenzione di Basilea sul controllo dei trasporti transfrontalieri di rifiuti pericolosi, entrata in vigore nel 1992, e a cui hanno aderito più di 160 Paesi.

    

Nel 2002, alla convenzione hanno aderito anche i maggiori produttori di cellulari: Siemens, LG, Matsushita (Panasonic), Mitsubishi, Motorola, NEC, Nokia, Philips, Samsung, e Sony Ericsson, con l’iniziativa Initiative for a Sustainable Partnership on Environmentally Sound Management of End-of-life Mobile Phones, volta a coinvolgere maggiormente l’industria in una serie di accordi per garantire un corretto smaltimento dei terminali obsoleti.

     

Stando ai dati forniti dalla Ue, attualmente circa il 90% dei rifiuti elettronici ed elettrici va a finire nelle discariche e negli inceneritori, dove giungono “integri”, ossia senza l’asportazione delle componenti pericolose in essi contenuti.

  

Per assicurare una corretta gestione di questi rifiuti la Comunità Europea ha emanato tre direttive (2002/95/CE, 2002/96/CE, 2003/108/CE), recepite in un decreto legislativo nel maggio del 2005.

  

Sei le finalità principali del provvedimento: prevenire la produzione di rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche; garantire la realizzazione di un sistema di raccolta differenziata, recupero e riciclaggio di questi rifiuti; favorire la progettazione di nuove apparecchiature che facilitino il riuso, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti da esse prodotte; vietare l’utilizzo di sostanze pericolose come mercurio, piombo, cadmio, cromo, Pbb ecc; realizzare sistemi di trattamento, recupero e smaltimento finale di questi rifiuti finanziati essenzialmente dai produttori delle apparecchiature; marchiare tutte le apparecchiature con un simbolo che indichi ai cittadini la necessità della raccolta differenziata. 

  

Negli obiettivi della Ue, la raccolta differenziata della spazzatura elettronica proveniente dai nuclei familiari dovrà essere pari a 4 Kg l ‘anno entro il 31 dicembre 2006. Inoltre vale anche per questi rifiuti il principio del “vuoto a rendere”: i distributori al momento della fornitura di una nuova apparecchiatura destinata ad un nucleo domestico devono infatti assicurare il ritiro gratuito di quella vecchia.

Il finanziamento delle operazioni di trasporto, trattamento, recupero e smaltimento finale della spazzatura elettronica è a carico dei produttori.

 

Nel frattempo, le iniziative volte alla progettazione di telefonini eco-compatibili si moltiplicano: tra le varie, quella più interessante arriva dalla Gran Bretagna, dove ricercatori dell’Università di Warwick hanno messo a punto un cellulare ecologico e biodegradabile che potrebbe risolvere il problema dello smaltimento in modo molto poetico.

 

L’apparecchio, ecologico al 100%, è costituito da polimeri biodegradabili che, interrati nel compost, si trasformano in polvere.  

 

Allo stesso tempo, un seme inserito all’interno del telefonino, trasformerà l’apparecchio in un fiore che germoglierà quando il telefonino viene interrato.

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