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Sentenza storica per i blogger: vale anche per loro il diritto alla segretezza delle fonti

Stati Uniti


Con una sentenza che non mancherà di far discutere, un giudice della California ha dato ragione alla Electronic Frontier Foundation’s (EFF) e a tre blogger, sostenendo che questi ultimi hanno diritto di mantenere la segretezza delle proprie fonti proprio come i giornalisti tradizionali.

 

Nella rivoluzionaria sentenza i giudici hanno scritto infatti che “non esiste nessun test o principio che distingua notizie ‘leggittime’ da notizie ‘illeggittime’. Ogni tentativo di una corte di stabilire una tale distinzione metterebbe in pericolo la ragione stessa del Primo Emendamento, che è di identificare le idee migliori, più importanti e più pregiate non attraverso una formula sociologica o economica, né attraverso una legge o un processo governativo”, bensì attraverso le forze che agitano il mercato.

 

La decisione dei giudici, sostiene la EFF, “è una vittoria per i diritti dei giornalisti – sia online che offline – e per il pubblico in generale”.

 

Il caso è stato sollevato nel dicembre 2004 dalla Apple che aveva fatto causa a diversi blogger per aver diffuso sui loro siti – PowerPage e AppleInsider.- indiscrezioni su ‘Asteroid’ un’interfaccia audio che non era ancora arrivata ufficialmente sul mercato.

 

La casa di Cupertino, alla caccia delle fonti di queste indiscrezioni, ha citato Nfox.com – il service provider di PowerPage – chiedendo di poter avere accesso ai messaggi di posta elettronica del curatore del sito, Jason O’Grady, che avrebbero potuto servire a identificare le fonti confidenziali.

 

Ma O’Grady, ha stabilito la Corte, gode degli stessi diritti dei reporter che esercitano il loro lavoro sui media tradizionali e non ha dunque l’obbligo di rivelare le proprie fonti.

Allo stesso modo cadono le richieste avanzate alla Nfox, poiché violerebbero lo Stored Communications Act, che richiede la denuncia diretta da parte del proprietario dell’account.

 

Non si tratta dunque soltanto di una vittoria dei blogger, ma anche di ogni proprietario di un account di posta elettronica poiché la Corte ha giustamente puntualizzato che le parti in causa non possono accampare nessun diritto sui database dei service provider.

 

A nulla sono valse dunque le argomentazioni di Apple, secondo cui i blogger non sono veri giornalisti.

 

Al contrario, le fonti  sono sacre per i blogger così come per gli tutti altri giornalisti: chiunque abbia un computer e qualcosa da dire, negli Usa, può quindi farlo senza essere tacciato di essere un reporter di serie B poiché il suo lavoro di reperimento, sviluppo e pubblicazione delle notizie è del tutto simile a quello dei colleghi della carta stampata e della Tv.

Intanto, in Italia è arrivata la prima condanna per diffamazione via blog, emessa dal tribunale di Aosta nei confronti di Roberto Mancini ex vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti della Valle d’Aosta, curatore di un blog che ha fatto registrare in 15 mesi oltre 85.000 contatti.

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