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Internet dal cellulare: i big della ricerca web affilano le armi, ma serve un valido business model

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Sta entrando nel vivo la battaglia tra le maggiori web company per accaparrarsi uno spazio privilegiato nel mondo dei cellulari: da Google a Yahoo!, i giganti della ricerca vogliono il posto d’onore sul piccolissimo schermo e offrono, in cambio, molti dei servizi – mappe, email, instant messaging – che spopolano sul web.

 

Attualmente sono ancora pochi gli utenti che usano il telefonino per navigare il web – dislocati soprattutto nei mercati asiatici – ma il potenziale del mercato è enorme, anche perché i telefonini in circolazione nel mondo sono il doppio dei PC e la ricerca mobile, garantendo risultati più ‘su misura’ per le esigenze degli utenti, potrà diventare un mercato veramente attraente.

 

Per farsi pubblicità sul web, lo scorso anno le aziende americane hanno speso circa 5,1 miliardi di dollari, mentre sul telefonino il mercato è ancora agli albori, con spese per circa 100 milioni di dollari.

 

Dagli Usa all’Europa, dunque le search company continuano a siglare nuovi accordi con gli operatori per offrire agli utenti mobili non solo servizi di ricerca sui ristoranti della zona o sugli orari dei treni, ma anche nuove applicazioni e spot, sperando che un eventuale successo nel settore mobile si ripercuota anche sui servizi accessibili dal Pc.

 

Google, ad esempio, ha appena lanciato la versione beta del suo servizio Google Maps per i telefonini, che combina mappe, direzioni stradali e immagini satellitari, mentre Microsoft ha acquistato recentemente una piccola società –  la parigina MotionBridge, che include tra i suoi clienti Sprint Nextel e Orange – specializzata nella ricerca all’interno dei portali mobili.

 

Gli operatori mobili, finora, hanno cercato di arrotondare i loro profitti puntando su servizi come l’invio di foto e la Tv mobile, ma non hanno ancora raggiunto il successo preventivato. Attraverso i brand internet più popolari, dunque, le società di telefonia mobile sperano di far decollare la navigazione dal cellulare e molti – ma non tutti – hanno deciso di abbandonare la strategia detta ‘walled garden‘ un circolo chiuso in cui gli operatori davano accesso a una loro scelta di siti web (concetto rivelatosi controproducente), per lasciare spazio alla libera ricerca degli utenti.

T-Mobile, ad esempio, ha siglato un accordo con Google e l’home page di t-zone, il portale dell’operatore, è stata sostituita con quella del motore di ricerca (che verrà preimpostata nei telefonini) e rimarrà solo nei vecchi apparecchi non in grado di visualizzare pagine complesse.

La scelta riflette la volontà dell’operatore di comunicare agli utenti che, attraverso il telefonino, essi possono navigare su Internet così come fanno da casa.

 

Un concetto su cui l’industria ha basato le proprie strategie, ma che non è stato recepito proprio bene dagli utenti, che continuano a utilizzare il cellulare più che altro per telefonare e inviare sms.

“Se si promette una vera esperienza internet – ha spiegato Ingo Schneider di T-Mobile International – è deludente, dal punto di vista dell’utente, essere limitati ai contenuti prescelti dagli operatori”.

 

L’accesso libero alle informazioni diventa perciò un imperativo nell’era della mobilità. Sia che si tratti di verificare le previsioni del tempo o di scegliere un ristorante, i consumatori chiedono servizi di ricerca personalizzati su misura per le loro esigenze e un’esperienza di navigazione che non sia limitata a poche pagine formattate per i cellulari.

 

Le offerte, comunque, cominciano a migliorare in qualità e quantità, grazie a connessioni più veloci e a cellulari dotati di schermi più grandi e di migliore fattura, mentre continuano a crescere le vendite di smartphone in grado di inviare email, navigare e scaricare software. Nel quarto trimestre del 2005 ne sono stati venduti circa 14,6 milioni, il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

 

Le migliorie apportate ai software stanno anche ottimizzando la capacità dei telefonini di interpretare le pagine web ed estrarre solo le informazioni essenziali, focalizzandosi, ad esempio, sul testo più che sulle immagini, mentre si moltiplicano i siti web mobile-friendly.

 

A questo scopo, diversi big del panorama hi-tech si sono uniti per creare un nuovo dominio – .mobi – specifico per i siti accessibili dal telefonino al posto dei tradizionali .com o .org. in modo da rendere la navigazione un’esperienza meno frustrante.

 

Resta però ancora da stabilire un valido business model che si adatti alle peculiarità dei supporti mobili. Sul web, i ricavi sono legati indissolubilmente alla vendita di spazi pubblicitari correlati alle ricerche effettuate: le società pagano dunque per avere uno spot – in genere di poche righe – che compare accanto ai risultati della ricerca.

E’ da vedere se lo stesso modello potrà essere riproposto in maniera attraente – con i dovuti adattamenti – sui piccolissimi schermi dei cellulari.

Per alcuni osservatori il modello di business più accreditato sarà quello basato su spot click-to-call, che permetteranno agli utenti di chiamare lo sponsor direttamente con un click.

 

È questo il modello adottato da Google sul mercato giapponese dove, quando si effettua una ricerca, gli spot appaiono in alto e in basso sulla pagina e gli utenti devono solo cliccarci su per accedere al sito web della società.

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