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Spam: l’OCSE pubblica nuove guidelines e chiede maggiore cooperazione tra settore pubblico e privato

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Lo spam, o posta spazzatura, è ormai universalmente considerato una delle piaghe dell’era informatica e anche l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha deciso di intervenire in merito, per chiedere ai governi e all’industria di rinforzare la collaborazione al fine di contrastare il fenomeno su scala mondiale.

 

Lo spam, ha spiegato l’OCSE, diventa un problema sempre più pericoloso e costoso per le imprese e i consumatori in quanto disturba il funzionamento della rete, nuoce alla produttività, favorisce la propagazione di virus ed è sempre più utilizzato dalla criminalità per impadronirsi delle informazioni sensibili degli utenti, come i dati dei conti correnti e le password.

 

Nonostante le diverse misure legislative intraprese a livello mondiale per arginare il fenomeno, non esiste attualmente una soluzione universale e sia i governi che il settore privato devono agire al più presto su più fronti.

I primi – secondo l’OCSE – devono elaborare politiche nazionali anti-spam ben definite e accrescere i poteri e le risorse delle autorità competenti.

 

Essenziale per giungere a un totale sradicamento dello spam, sottolinea ancora l’organizzazione, è il rafforzamento della coordinazione e della collaborazione tra il settore pubblico e quello privato e tra i diversi governi, per estendere la lotta sul versante internazionale.

 

Il fenomeno dello spam, in effetti, ignora frontiere e confini ed è quindi fondamentale che le autorità possano intervenire ovunque si trovino gli spammer, senza vincoli giurisdizionali.

 

Per questo, i Paesi membri dell’OCSE hanno approvato una “Raccomandazione sulla cooperazione transfrontaliera nell’applicazione delle leggi contro lo spam”, per fare in modo che le legislazioni nazionali favoriscano la condivisione delle informazioni tra le diverse autorità in maniera rapida ed efficace.

 

Un altro punto chiave, per l’OCSE, è l’educazione della popolazione:  i governi e il settore privato dovrebbero lanciare campagne di sensibilizzazione a livello nazionale per mettere in guardia gli utenti sui rischi che lo spam comporta e sulle precauzioni da prendere. In questo senso sarebbe opportuno introdurre lezioni sullo spam e la sicurezza nei corsi d’informatica nelle scuole.

 

Queste raccomandazioni fanno parte del Toolkit anti-spam dell’OCSE, redatto per fornire ai decisori un set completo di strategie regolamentari, di soluzioni tecniche e iniziative industriali per combattere lo spam.

 

Il toolkit comprende anche un’insieme di best practice per i service provider Internet, gli operatori e le società di marketing elettronico.

La guida è stata prodotta dal Comitato consultivo economico e industriale dell’OCSE (BIAC) in collaborazione con il MAAWG (Messaging Anti-Abuse Working Group), un organismo che raggruppa gli Internet Service Provider.

Si tratta del primo sforzo del settore privato per elaborare una serie di best practice comuni per contrastare lo spam a livello internazionale.

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