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Tlc: lasciamo telefonia mobile e banda larga al mercato. Per la Ue non rientrano nel concetto di servizio universale

Unione Europea


Secondo un rapporto della Commissione europea appena pubblicato non è necessario, al momento, estendere il concetto e i vincoli di ‘servizio universale‘ ai servizi mobili e a Internet a banda larga.

 

I consumatori infatti beneficiano già, e a un costo abbordabile, di un ampio accesso alle comunicazioni mobili e fino a ora solo una minima parte della popolazione dispone di connessioni Internet a banda larga: i costi di un’estensione degli obblighi di servizio universale a questi servizi, andrebbero dunque al di là dei benefici per gli utenti.

 

Il rapporto della Commissione, che sarà rimesso al Parlamento europeo e al Consiglio, analizza la portata delle regole comunitarie in materia di servizio universale e riassume le risposte a una consultazione pubblica basata sulla comunicazione del 24 marzo 2005.

 

Il rapporto evidenzia come tutte le parti interessate siano concordi nel ritenere che è preferibile lasciare al mercato il compito di fornire i servizi mobili e l’accesso Internet a banda larga, tranne dove evidenti problemi strutturali giustifichino specifici investimenti pubblici che permettano di colmare il divario nel settore della banda larga.

 

“Le parti in causa hanno anche riconosciuto, in linea generale, la necessità di rivedere il concetto di servizio universale nell’era di Internet, per garantire a tutti l’accesso a servizi base ma essenziali per gli utenti svantaggiati”, ha dichiarato il commissario per i media e la società dell’informazione, Viviane Reding, sottolineando come “quest’anno, il riesame della regolamentazione Ue sulle comunicazioni elettroniche darà la possibilità di ripensare il servizio universale nel mondo dell’IP”.

 

La consultazione pubblica è basata sulla comunicazione della Commissione del 24 maggio 2005 e sui documenti di lavoro della Commissione associata, scaduti il 15 luglio 2005.

 

La Commissione ha ricevuto 76 contributi, da parte di Governi, Autorità di regolazione, organizzazioni non governative (associazioni dei consumatori e dei disabili), privati cittadini, operatori, fornitori di servizi e produttori.

 

Molti di questi hanno fatto notare che rendere obbligatoria una specifica tecnologia in un contesto tecnologico a rapido mutamento sarebbe altamente problematico e che l’estensione della portata del servizio universale e del suo finanziamento rischierebbe di dissuadere la concorrenza, di ritardare gli investimenti e di frenare l’innovazione.

 

Le tesi della Commissione in fatto di ‘servizio universale’ sono state accolte da molte associazioni dei consumatori specializzate in comunicazioni elettroniche, ma altre organizzazioni hanno giudicato troppo restrittivi i criteri di riesame, chiedendo l’estensione della portata del servizio universale anche ai servizi mobili e  Internet a banda larga.

La Commissione, comunque, aveva già preso in considerazione alcune di queste preoccupazioni nell’iniziativa “banda larga per tutti

 

Alcuni contributi hanno infine sollevato altre questioni come la qualità del servizio, i costi eccessivi del roaming internazionale, l’accesso ai servizi di emergenza.

Tutti argomenti che non rientrano nel riesame della direttiva ‘servizio universale’ ma che la Commissione sta comunque cercando di risolvere con interventi specifici e che alimenteranno il dibattito politico nel contesto del riesame generale del quadro regolamentare nel 2006.

 

I risultati della consultazione pubblica possono essere consultati a questo indirizzo.

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