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Rifiuti elettronici: Greenpeace scende nuovamente in campo per sollecitare l’industria hi-tech

Germania


Un robot gigantesco fatto di rifiuti elettronici è stato piazzato all’ingresso del CeBit (Hannover, 9-15 marzo), il grande salone mondiale dell’Ict (Information and communication technology). Dietro questa iniziativa c’è la sempre presente Greenpeace che ha voluto, con questo gesto dimostrativo, ricordare all’industria che non può continuare a ignorare la crescente montagna di rifiuti tecnologici che produce e le serie conseguenze per l’ambiente e la salute.

 

Quello che questa organizzazione internazionale chiede all’industria hi-tech è di eliminare i composti più pericolosi, inclusi tutti i ritardanti di fiamma bromurati ed il Pvc. La Direttiva europea che entrerà in vigore a luglio 2006 richiede solo l’eliminazione di 4 metalli pesanti (piombo, cadmio, Cromo VI e mercurio) e due ritardanti di fiamma bromurati.

 

La scorsa settimana, l’americana HP ha annunciato un piano per eliminare, entro la fine del 2007, tutti i composti pericolosi indicati da Greenpeace, mostrando che esistono alternative più sicure.

L’associazione vorrebbe che altre azienda si mettessero su questa linea. Il robot di Greenpeace mostra le condizioni in cui vengono smantellati a mano i prodotti elettronici in Asia.

 

L’Unep stima che vengano prodotte 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici l’anno, circa quattromila tonnellate l’ora.

Greenpeace ha esaminato le polveri delle fabbriche cinesi dove vengono smantellati i rifiuti elettronici, trovando concentrazioni di piombo centinaia di volte superiori a quelle delle polveri domestiche.

 

Aziende come Hewlett-Packard, LGE, Motorola, Nokia, Samsung, Sony e Sony Ericsson si sono impegnate a eliminare i composti tossici dai loro prodotti nel prossimo futuro. Altre come Acer, Apple, Dell, Fujitsu- Siemens, IBM, Lenovo, Panasonic, Siemens e Toshiba non hanno ancora preso alcun impegno. (r.n.)

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