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Vodafone punta al DVB-H e chiede alle Autorità di impedire lo sfruttamento di posizioni dominanti nei nuovi mercati

Italia


Prosegue l’opera di Vodafone per ritagliarsi un importante spazio sul mercato italiano della Mobile Tv. L’amministratore delegato del gruppo, Pietro Guindani, nel corso di un’audizione sul digitale terrestre alla Commissione Trasporti della Camera, ha dichiarato che Vodafone potrebbe raggiungere due intese per lo sviluppo del sistema DVB-H (Digital Video Broadcasting – Handheld), la tecnologia che porterà la televisione digitale sui telefonini.

Si tratta di accordi che coinvolgono la Tv pubblica e quella privata. L’Ad della società ha, infatti, confermato delle trattative in corso con Mediaset per raggiungere un’intesa che porterà “all’utilizzo da parte nostra delle infrastrutture e dei contenuti di Mediaset, all’interno di un rapporto commerciale”.

 

Con la Rai, invece, Vodafone ha già un accordo di collaborazione tecnologica “per la sperimentazione e lo sviluppo” del DVB-H, che fra pochi giorni vedrà l’avvio di una sperimentazione sul campo per la verifica tecnica.

Questa intesa, ha lasciato capire Guindani, si potrebbe tradurre in un accordo anche sugli impianti e i contenuti della Tv pubblica: “tutti devono poter operare con tutti e quindi perché no a un’intesa anche con la Rai”.

 

Operare con tutti ma, sottolinea l’amministratore dell’operatore telecom, limitare l’acquisto dei diritti in esclusiva per varie piattaforme, dalla Tv in chiaro, al telefonino alla payTv satellitare, da parte dei player presenti sul mercato.

 “Non c’è nessun vincolo di legge sui rapporti esclusivi ma l’auspicio – ha detto il numero uno di Vodafone – è che siano imposte limitazioni all’acquisizione di diritti multipiattaforma in esclusiva”.

Guindani ritiene, infatti, che la pratica di acquisizione dell’esclusiva multipiattaforma dà luogo a “colli di bottiglia” nel mercato che aumentano i costi per gli operatori che a valle dovranno approvvigionarsi degli stessi diritti.

La situazione strozza i concorrenti che, nel medio termine, riducono l’offerta di contenuti e servizi ai clienti. L’esclusiva, infatti, “rallenta la crescita, gli investimenti e aumenta i prezzi”.

 

Alla lunga sarà il mercato stesso a soffrirne e lo stesso lancio di certi servizi multimediali, come nel caso del calcio sul telefonino.

“Per vedere oggi il campionato – spiega Guindani con un esempio – uno deve munirsi di tre cellulari”, con il risultato che l’offerta stenta a decollare a differenza di quanto accadrebbe “se tutti potessero dare tutto”.

 

Per l’amministratore di Vodafone, serve una regolamentazione o quanto meno “degli indirizzi per evitare che nel settore dei contenuti si creino delle situazioni con esclusive per tutte le piattaforme tecnologiche”.

Chiaro l’indiretto riferimento di Guindani al caso di Mediaset e alle intese con Juventus e Inter che hanno riguardato i diritti per i prossimi anni per tutte le piattaforme tecnologiche, DVB-H e Umts comprese, che interessano Vodafone.

 

Guindani ha sottolineato che “con le esclusive multipiattaforma, il mercato non si svilupperà, e non arriveranno forti investimenti in tecnologia”. Inoltre c’è il rischio di vedere aumentare i prezzi dei diritti, per via di più passaggi “commerciali” che si rifletteranno “sul prezzo finale all’utenza“.

Da qui l’esortazione dell’Ad di Vodafone alle Autorità competenti perché regolamentino il settore dei contenuti “permettendo il massimo della concorrenza possibile tra più operatori e più piattaforme”.

 

Bisogna “impedire lo sfruttamento di posizioni dominanti nei nuovi mercati da parte di operatori in posizione dominante nel loro mercato d’origine”. Per questo motivo, ha aggiunto, “è auspicabile un’attività di verifica e di vigilanza da parte di tutte le Autorità”.

“Le norme che impediscono proposte che non siano replicabili da altri operatori esistono – sottolinea Guindani – chiediamo che le regole siano rispettate”.

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