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Elettra2000: telefonini, nessuna evidenza scientifica sui rischi reali per la salute

Italia


 

Il rapidissimo sviluppo della telefonia mobile ha comportato, tra le molte altre conseguenze di carattere sociale, un notevole impulso agli studi sugli effetti biologici dei campi elettromagnetici e sui loro possibili rischi per la salute. A ciò ha contribuito certamente la pressione dell’opinione pubblica, comprensibilmente preoccupata dalla crescente esposizione alle radiazioni emesse sia dai telefoni mobili, sia dalle antenne fisse per il servizio (le cosiddette stazioni radio base).

Già da tempo la comunità dei ricercatori e le organizzazioni protezionistiche internazionali avevano comunque avvertito l’urgenza di dati scientifici chiari, in considerazione dell’esposizione pressoché universale della popolazione non solo ai campi generati dagli impianti di telefonia, ma anche a quelli di altri sistemi di telecomunicazione, primi tra tutti quelli per la diffusione radiotelevisiva.

 

Le ricerche sugli effetti dei campi elettromagnetici sui sistemi viventi hanno in realtà preso avvio mezzo secolo fa e si sono progressivamente sviluppate con una produzione complessiva di diverse migliaia di lavori scientifici. Nell’ultimo decennio, tuttavia, ad un ulteriore crescita quantitativa degli studi si è aggiunto un sostanziale progresso qualitativo, grazie anche all’azione delle organizzazioni internazionali cui si è già fatto cenno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha varato nel 1996 un “Progetto Internazionale Campi Elettromagnetici” che si proponeva, tra gli altri fini, quello di coordinare le ricerche, che si erano fino ad allora sviluppate in modo indipendente con conseguenti duplicazioni di sforzi da un lato e carenze di indagini in specifici settori dall’altro. Attraverso una serie di seminari internazionali, l’OMS ha individuato le lacune nelle conoscenze scientifiche e le ricerche più appropriate per colmarle. Le raccomandazioni di ricerca dell’OMS sono state recepite da diversi governi nazionali e istituzioni scientifiche, ma soprattutto dalla Commissione Europea, che ha fatto degli effetti biologici e sanitari dei campi elettromagnetici (con particolare riguardo a quelli propri della telefonia mobile) uno temi prioritari del Quinto Programma Quadro di Ricerca.

 

In questo ambito sono stati sviluppati una decina di progetti di grande respiro e di dimensione internazionale. Un requisito fondamentale per la loro approvazione era infatti la partecipazione di almeno tre paesi dell’Unione Europea ad ogni progetto: è motivo di particolare vanto per il Paese il fatto che l’Italia sia l’unico paese presente in tutti i progetti finanziati).

Il Quinto Programma Quadro si è formalmente concluso, così come la maggior parte dei progetti. Non tutti i risultati sono stati ancora pubblicati su riviste scientifiche perché l’analisi dei dati e il necessario processo di vaglio critico (“peer review”) è ancora in corso. Comunque, i dati già resi noti attraverso la pubblicazione o la comunicazione a congressi consentono sin d’ora alcune significative valutazioni. Anche se alcune aree di ricerca meritano ulteriori approfondimenti, le lacune nelle conoscenze sono state sostanzialmente colmate e almeno ad alcuni interrogativi possono già oggi essere date risposte chiare.

E’ questo il fine che si è proposto il Consorzio Elettra 2000 organizzando un convegno significativamente intitolato “Campi elettromagnetici e salute: le risposte della scienza” i cui atti sono stati tutti raccolti in una pubblicazione. 

 

I relatori del convegno erano autorevoli esperti del settore, in rappresentanza di organizzazioni internazionali e istituzioni scientifiche di riconosciuto prestigio; l’insieme delle loro presentazioni ha fornito un quadro organico e completo, seppur sintetico, di una problematica estremamente complessa. Il dr. Chiyoji Ohkubo, dell’OMS, ha introdotto il tema descrivendo obiettivi, attività e criteri di giudizio del Progetto Internazionale Campi elettromagnetici. Una panoramica delle sorgenti, con una chiara distinzione tra i diversi livelli di esposizione attribuibili, ad esempio, ai telefoni mobili rispetto alle stazioni radio base, è stata presentata dal dr. Rüdiger Matthes, dell’Istituto tedesco di protezione contro le radiazioni. I risultati degli studi biologici, sia in vitro sia in vivo, sono stati discussi dalla dr.ssa Isabelle Lagroye dell’Università di Bordeaux, mentre i dati epidemiologici sono stati oggetto della presentazione della dr.ssa Susanna Lagorio, dell’Istituto Superiore di Sanità, la quale ha evidenziato, accanto alle potenzialità, anche i problemi e i limiti della ricerca epidemiologica. La controversa problematica degli effetti di carattere soggettivo, collegati a una eventuale ipersensibilità di alcuni individui ai campi elettromagnetici, è stata affrontata dalla dr.ssa Maila Hietanen, dell’Istituto finlandese per la salute sui posti di lavoro. Infine, il dr. Paolo Vecchia, Presidente della Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP), ha illustrato i criteri logici e scientifici sui quali si fondano le linee guida per la protezione sviluppate internazionalmente, che sono state adottate come norme nazionali da numerosi paesi e raccomandate dalla Commissione Europea a tutti i suoi stati membri. 
Come è proprio della scienza, le risposte fornite dal convegno non potevano essere né categoriche, né definitive; per quanto riguarda ad esempio la ricerca epidemiologica, è stato sottolineato che non sono ancora pubblicati i risultati globali di uno studio internazionale che ha coinvolto istituti scientifici di ben 13 paesi e che avrà sicuramente un peso determinante nelle valutazioni di rischio per gli utenti di telefoni cellulari. Pur tuttavia, su diversi aspetti di particolare importanza – anche alla luce delle preoccupazioni dei cittadini – il convegno ha potuto dare quelle risposte chiare, di “ragionevole” certezza che l’iniziativa si proponeva e i cittadini attendevano. 

 

E’ stato così chiarito con nettezza che i livelli realistici di esposizione alle stazioni radio base sono molto bassi rispetto a quelli imputabili al telefono portatile e, nella maggior parte dei casi, anche a quelli imputabili alle emittenti radiotelevisive. Ciò porta alla ragionevole conclusione, già espressa da diversi gruppi di esperti e autorità nazionali di vari paesi, che le stazioni radio base non costituiscono nessun rischio reale per la salute.

Un’altra indicazione importante è quella relativa alla presunta “ipersensibilità” ai campi elettromagnetici, di cui numerose ricerche espressamente progettate e condotto non hanno fornito prova. Pur riconoscendo che i sintomi lamentati sono in molti casi reali, non si è trovata alcuna evidenza scientifica di una loro associazione con l’esposizione a campi elettromagnetici, al punto tale che l’OMS, a conclusione di uno specifico seminario di esperti, ha raccomandato l’abbandono del termine “ipersensibilità ai campi elettromagnetici” e del suo utilizzo come diagnosi. 
Ma la più significativa conclusione del convegno di Venezia è costituita dal generale consenso del mondo scientifico sull’assenza di dati che non solo indichino, ma anche suggeriscano, la possibilità di rischi per la salute ai normali livelli di esposizione a cui possiamo essere soggetti nella vita quotidiana. Ciò dovrebbe consentire una più corretta percezione dei rischi da parte del pubblico e una più serena convivenza con tecnologie, come quelle della telefonia mobile, di cui gli stessi cittadini sembrano riconoscere l’utilità se non addirittura la necessità. 

 

Campi elettromagnetici e salute: Le risposte della scienza

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