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Cinema: Walt Disney non riesce a competere con Pixar e la compra per 7,4 mld di dollari. Vince ancora Jobs

Stati Uniti


La grande casa di Topolino, la Walt Disney, ha annunciato ieri sera l’acquisto per 7,4 miliardi di dollari degli studi di animazione Pixar Animation, fondati dal grande ed eclettico Steve Jobs della Apple, che oggi è socio di maggioranza con il 50,6%. Questa operazione è molto importante per la Disney e servirà per rilanciarla sul mercato cinematografico della animazione digitale, dove Pixar è leader, insieme a DreamWorks, acquistata in dicembre da Paramount Pictures.

Quanto al numero uno della Apple, Jobs riceve la consacrazione di grande ‘innovatore’, come dimostrato dall’iPod che ha trasformato la via americana dell’intrattenimento di consumo.

 

 

Sulla base dell’accordo, ancora da perfezionare, la Disney ha deciso al termine di una lunga trattativa di acquistare l’intero pacchetto azionario, attraverso l’emissione di 2,3 nuovi titoli per ogni azione Pixar in circolazione, pari a una valutazione unitaria di 59,78 dollari e a un premio del 3,8% rispetto alle quotazioni correnti (57,57 dollari). Jobs, sulla base dell’accordo raggiunto, entrerà a far parte del Cda della Disney in qualità di principale azionista individuale del secondo gruppo media statunitense postfusione. La chiusura dell’accordo è giunta dopo che Jobs è riuscito a piazzare i suoi uomini di fiducia, come il direttore creativo John Lasseter, l’anima stessa della compagnia, che sarà il consulente creativo di Disney Imagineering, studiando anche le nuove attrazioni dei parchi tematici.

Mentre Ed Catmull, che ha rivestito finora la carica di direttore di Pixar, assumerà la guida della nuova divisione di animazione nata dalla fusione.

 

Grande soddisfazione per l’accordo è stata espressa dal nuovo amministratore delegato della Disney, Robert Iger, che da pochi mesi ha preso il posto che per 20 anni è stato di Michael Eisner.

“Con questo acquisto sposiamo la filosofia di Pixar, che ha permesso la realizzazione di alcuni tra i film più riusciti e innovativi della storia”, ha detto l’Ad.

 

L’accordo con Pixar ridarà respiro all’azienda di Mickey Mouse, da tempo impegnata a fronteggiare una dura crisi. Pixar, casa pionieristica di animazione con computer, ha prodotto film di una certa rilevanza che nascono dall’impiego degli strumenti tradizionali del cinema e dal ricorso a quelli nuovi che permette l’informatica. La Pixar è un’avventura partita nel 1986, con l’acquisto per 10 milioni della grafica digitale Lucasfilm controllata da George Lucas, regista e ideatore della serie “Star Wars”. Quando allora Jobs comprò la Pixar era un semplice dipartimento sperimentale, ora vale 7,4 miliardi di dollari.

 

Con i suoi personaggi ha rivoluzionato il mondo dell’animazione a partire dagli anni ’80 con un primo cortometraggio durato soli due minuti. Ma il successo vero e proprio è arrivato nel 1995 con “Toy Story”, il primo lungometraggio realizzato interamente in 3D in collaborazione con la Walt Disney.

Nel 1998 la Pixar mette sul mercato “A Bug’s life” ed è di nuovo un successo di critica e pubblico. Ma si supera con “Toy Story 2″ , quando i paesaggi arrivano a essere quasi reali. Nel sequel di “Toy Story”, infatti, sono stati usati 1.200 disegni 3D invece dei 366 impiegati nel primo episodio.

 

La Pixar continua la fortunata produzione di cartoni e nel 2001 sotto la direzione di Andrew Staton realizza “Monsters Inc.”. La pellicola diverte il pubblico al punto da offuscare “Shrek”, il cartoon prodotto dalla Dreamworks e vincitore all’epoca dell’Oscar come migliore film animato.

 

Nel 2003 la collaborazione Pixar-Disney arriva all’apice con “Finding Nemo”, che incassa oltre 340 milioni di dollari nei soli botteghini statunitensi. Con “The Incredibles” del 2004 continua la fortunata serie di cartoni prodotti dalla casa californiana.

A gennaio 2004 le due aziende decisero, di rompere il contratto di distribuzione dei lungometraggi, non rinnovandolo.

Tutti economici i motivi del divorzio, tra cui il no di casa Mickey Mouse alla richiesta Pixar del copyright dei cinque film prodotti finora con Disney e dei due in lavorazione. L’intenzione del vecchio presidente Eisner era di portare la Pixar a una crisi, mentre è accaduto l’esatto proprio il contrario.

 

Oggi, a vent’anni dalla nascita, la casa di produzione californiana è leader indiscusso di mercato, con 2,5 miliardi di dollari incassati grazie ai primi cinque lungometraggi prodotti.

 

 “E’ chiaro che l’operazione non è per Jobs una questione di denaro – spiega Tim Bajarin, analista che nel 1984 ha visto il lancio del primo computer Macintosh – ma è soltanto la volontà di fare qualcosa che possa cambiare sul serio il mondo secondo la sua visione”. E, per un altro verso, dimostrare che la Disney ha bisogno della Pixar per competere nei cartoon e cementare l’immagine di innovatore come fatto con la Apple.

 

L’arrivo di Iger al timone della Disney ha ricreato le condizioni per una ripresa dei rapporti, che dovrebbe sfociare ora in un’operazione miliardaria e per altro verso sorprendente. Il primo vero segnale della ripresa dei rapporti fu nel corso dell’autunno quando Disney consentì ad Apple di distribuire gli show televisivi “Desperate Housewives” e “Lost” in formato digitale attraverso l’iTunes Store e visibili sui riproduttori.

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