Caso Livedoor: Horie si dimette dopo l’arresto. Ascesa e caduta del simbolo della new economy giapponese

di Alessandra Talarico |

Mondo


Takafumi Horie

Si è dimesso dalla presidenza di Livedoor il giovane tycoon giapponese Takafumi Horie, tratto in arresto assieme ad altri tre dirigenti del gruppo con l’accusa di falso in bilancio ed aggiotaggio.

Lo scandalo finanziario che ha travolto la compagnia e ha messo in subbuglio il mondo finanziario e politico giapponese, ha inoltre costretto l’Autorità di Borsa ad autorizzare la quotazione delle azioni del portale Internet soltanto per un tempo limitato, tra le 13:30 e le 15:00, per evitare nuove ondate di vendite come quelle che hanno paralizzato gli scambi nei giorni scorsi.

 

Livedoor, intanto, ha nominato un nuovo presidente, Kozo Hiramatsu – ex vicepresidente della società – un nuovo direttore rappresentativo, Fumito Kumagai e ha accettato le dimissioni del capo dell’ufficio finanziario Ryoji Micyauchi.

Horie potrà al momento mantenere la carica di direttore, ma non rappresentare la società, ha precisato un portavoce del gruppo.

Livedoor, inoltre, ha reso nota la nuova versione dei risultati finanziari relativi al semestre chiuso a marzo 2005, che vedono una contrazione del cash flow dalle attività ordinarie di circa il 90% a 10 milioni di dollari.

 

Non si placano poi, le polemiche che hanno investito il premier giapponese Junichiro Koizumi e il suo partito di governo liberaldemocratico (LDP) per l’appoggio dato allo spregiudicato imprenditore, che si era anche presentato alle elezioni con una lista indipendente ma, a detta dell’opposizione, finanziata proprio dal premier, aiutando il suo partito nella conquista di una schiacciante maggioranza assoluta, con 296 seggi su un totale di 480 alla Camera dei deputati.

 

Secondo il presidente del partito democratico Seiji Maehara, Koizumi e il suo schieramento dovranno assumersi la piena responsabilità dell’appoggio politico e finanziario garantito a Horie, allargando le critiche anche al programma del premier che “ha portato solo abbellimenti esterni, in una sorta di aggiotaggio politico, mentre la morale e l’etica nel mondo degli affari sono sempre più dimenticate e quasi irrise”.

Koizumi ha respinto gli addebiti, affermando che il caso giudiziario che ha coinvolto Horie non ha niente a che fare con la scelta dell’Ldp di appoggiare la sua candidatura nelle elezioni generali dell’autunno scorso, anche se si leva fuori dal coro la voce del segretario generale del’Ldp, Tsutomu Takebe, secondo bisognerebbe riflettere sulla scelta di presentare Horie “come padre e figlio nel nuovo Giappone delle riforme”.

 

Quale che sia l’atteggiamento futuro del premier nei confronti di Horie, la new economy giapponese ha visto cadere nella polvere uno dei suoi simboli vincenti: un giovane manager osannato dai progressisti ma tacciato di eccessiva vicinanza ai metodi ‘americani’ dall’establishment finanziario.

Secondo quanto emerso dalle indagini, Livedoor ha fornito false informazioni agli investitori e ha emesso nuove azioni per finanziare la sua disinvolta politica espansionistica, acquistando azioni già in suo controllo per poi rivenderle speculandoci.

 

Horie, finito in manette assieme al suo braccio destro, il direttore finanziario Ryoji Miyauchi, al direttore di Livedoor Finance Fumio Kumagai e al vicepresidente del gruppo, sostiene di essere vittima di una manipolazione e di non essere mai stato a conoscenza dei rimaneggiamenti finanziari portati avanti dalla sua azienda. Fatti confermati dai suoi collaboratori ma che, evidentemente, non hanno convinto gli inquirenti.

 

A ciò è da aggiungere il suicidio di Hideaki Noguchi, 38 anni, vicepresidente della banca d’affari in rete “HS” che aveva partecipato attivamente alle scalate avviate lo scorso anno da Livedoor, nel tentativo ambizioso di mettere le mani sul colosso media Nippon Broadcasting Company, casa madre di Fuji-Television, uno dei più importanti canali televisivi giapponesi, 10 volte più grande di Livedoor in termini di profitti.

La tattica adottata da Horie per riuscire nell’impresa sfruttava una scappatoia nelle regole di Borsa e ha costretto le Autorità a rivedere la legislazione in materia di scalate.

Horie riuscì tuttavia ad acquisire la quota di maggioranza di NBS e a stringere un accordo con Fuji-Television.

 

Il caso Livedoor, dunque, tiene banco da molti mesi ma probabilmente nessuno si aspettava un simile epilogo: il giovane Horie, allergico alle convenzioni, era considerato fino a pochi giorni fa una sorta di eroe della new economy giapponese per aver osato sfidare l’establishment finanziario non tanto sul piano economico, quanto su quello delle ‘tradizioni’.

 

Definito “arrogante, avido e non-giapponese” dalla stampa conservatrice per le sue aggressive pratiche di business e i suoi attacchi “ai vecchi padroni”, Horie ha condotto la sua battaglia in nome di un progetto molto ambizioso: accelerare l’avvicinamento tra la televisione e Internet e creare un “nuovo modello economico che unisca media, web e finanza” mettendo il potere della Tv al servizio dell’espansione della Rete.

 

In nome di questo progetto, dal 2000 ad oggi, Takafumi Horie ha acquistato 20 società ma ora, dopo aver fatto sfumare il sogno di una ‘nuova economia’ made in Japan, rischia, fino a 5 anni di prigione e 50 milioni di yen (360 mila euro) di multa.

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