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ICT e risorse. Artom: ¿facilitare l¿accesso al credito bancario e rimettere in moto il venture capital per far crescere le PMI¿

Italia



di Arturo Artom

presidente

Netsystem


In Italia stanno dominando il dibattito una serie di luoghi comuni i cui presupposti, a volte sbagliati, ci impediscono di vedere con chiarezza la realt&#224. Faccio un esempio: il Paese &#232 agli ultimi posti in tutte le classifiche della competitivit&#224 perch&#233 siamo in ritardo nella diffusione dell¿innovazione tecnologica e dell¿ICT in particolare nelle piccole e medie imprese e quindi perdiamo quote sui mercati globali.

Le cose non stanno esattamente cos&#236.

Diffondere capillarmente l¿innovazione tecnologica e l¿ICT in particolare, nelle piccole imprese e nelle partite Iva, non vuol dire di per s&#233 innovare. Vuol dire semplicemente aumentare l¿efficienza e ridurre i costi, ma poi bisogna avere dei prodotti e dei servizi innovativi da proporre al mercato, i costi non sono comprimibili a livello di Cina o India.

E¿ vero che in Italia si innova poco, ma non bisogna dimenticare che innovare vuol dire rischiare, e che per rischiare occorrono capitali che vadano sulle imprese e non soltanto in investimenti immobiliari.

E¿ chiaro quindi che abbiamo di fronte due problemi diversi: da un lato favorire la diffusione delle nuove tecnologie, soprattutto ICT, nelle piccole imprese e nelle partite Iva per abbattere i costi e migliorare l¿efficienza; ma dall¿altro abbiamo bisogno di capitali di rischio che vadano sulle piccole e medie imprese innovative per finanziarne la crescita e i progetti.

Cominciamo dal primo punto. Da tre anni le Pmi riducono gli investimenti in innovazione tecnologica. Come invertire la tendenza? Facilitando l¿accesso al credito bancario senza appesantire ulteriormente l¿esposizione dei piccoli imprenditori. Con questo obiettivo abbiamo ¿inventato¿ la nuova Sabatini per l¿Innovazione. Grazie all¿accordo ¿diamo credito al futuro¿ firmato il 14 dicembre tra Abi, Confindustria, Federcomin e Anie, centinaia di Pmi stanno attivando in questi mesi nuovi investimenti in Information Technology. Lo fanno perch&#233 con quell¿accordo possono contare sull¿affidamento bancario dei grandi fornitori, mentre un Fondo di garanzia pubblico da 160 milioni di euro in 4 anni, che corrisponde a tutti i requisiti di Basilea 2, coprir&#224 i rischi.

Il confronto diretto banca-impresa ha rimesso in moto la gamba del credito, che secondo le prime stime far&#224 partire nei prossimi anni nuovi investimenti da parte delle Pmi per oltre 2 miliardi di euro.

Adesso stiamo lavorando per rimettere in moto l¿altra gamba, quella del capitale di rischio.

In primo luogo bisogna sfatare la leggenda secondo cui in Europa oggi scarseggia l¿equity. I capitali ci sono, sia privati che pubblici. Mancano invece strumenti efficaci di intercettazione delle opportunit&#224 di investimento e soprattutto manca una way out praticabile e certa, che &#232 il vero obiettivo del venture capital.

L¿Italia abbonda di opportunit&#224 di investimento per il venture capital: decine di migliaia di piccole e medie imprese ancora molto competitive e innovative che hanno bisogno di capitali per crescere. E l¿Europa abbonda di potenziali investitori: circa 500 firme di venture capital, ognuna con una media di 20 investimenti, quindi una massa critica di circa 10.000 aziende partecipate da fondi. Bisogna farle incontrare.

Nei mesi scorsi Abi e Confindustria hanno aperto un nuovo tavolo per affrontare la componente del capitale di rischio, a cui hanno invitato l¿Associazione di settore, l¿AIFI, e la Borsa Italiana.

In questi mesi abbiamo lavorato in modo molto concreto. Individuando ad esempio uno stanziamento pubblico di oltre 200 milioni di euro destinati a contributo per investimenti di venture capital in piccole imprese innovative che in pi&#249 di 4 anni nessuno ha mai richiesto. Le procedure sono impraticabili e le stiamo cambiando insieme al Ministero delle Attivit&#224 Produttive. Nello stesso tempo abbiamo individuato una serie di incentivi per andare in quotazione sul mercato Expandi che potrebbero far partire una serie di Ipo gi&#224 nei primi mesi del 2006.

Credo che a settembre chiuderemo anche l¿accordo sul venture capital. Due esempi di come con pochissime risorse, mettendo attorno a un tavolo i protagonisti, si possano raggiungere risultati concreti.

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