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Analisi delle ragioni del mancato sviluppo della radiofonia digitale terrestre (DAB-T) in Italia

Italia



RapportoAeranti-Corallo


1. Analisi delle problematiche trasmissive del Dab.T per l”emittenza radiofonica locale

Il DAB-T &#232 un sistema studiato per la radiodiffusione sonora terrestre in tecnica digitale per la ricezione da mezzi mobili, portatili e fissi.
Tale sistema si &#232 sviluppato dal progetto ¿Eureka 147,¿ finanziato dalla Comunit&#224 Europea, ed &#232 stato poi qualificato dall¿ETSI come standard europeo.
Il DAB-T &#232 un sistema ¿condominiale¿, in cui diversi programmi sono raccolti in un unico blocco (ensemble) a disposizione degli ascoltatori.
La tecnologia digitale permette di riunire, all¿interno dell¿ensemble, programmi, nonch&#233 informazioni di natura diversa come testi, immagini, dati ausiliari, ecc. Tali dati possono essere associati a programmi audio (dati PAD) oppure possono essere separati ed autonomi (dati N-PAD), ma sono sempre contenuti all¿interno dell¿ensemble.
Sulla base degli atti della Conferenza europea di Wiesbaden del 1995 e della successiva Conferenza europea di Maastricht del 2002, il DAB-T pu&#242 essere irradiato in Italia in banda VHF III e in banda UHF-L. Tali bande hanno caratteristiche tecniche diverse e quindi le relative emissioni comportano diverse modalit&#224 di irradiazione. La banda III si presta per coperture di ampi bacini; la banda L, al contrario, &#232 idonea per coperture su aree ristrette. In Italia, tuttavia, buona parte della banda III risulta sostanzialmente indisponibile per il DAB-T in quanto molte delle relative frequenze sono attualmente occupate per altri servizi di radiodiffusione e difficilmente si potr&#224 ottenere la loro liberazione in tempi brevi.
Le trasmissioni DAB-T possono avvenire con modalit&#224 SFN (emissioni su frequenza singola) ovvero MFN (emissioni su frequenze diverse).
Le trasmissioni SFN sono quelle pi&#249 adatte per la diffusione DAB-T, ma hanno come controindicazione la impossibilit&#224 di differenziare il segnale tra diverse aree servite.

Considerazioni

Da quanto esposto conseguono le seguenti considerazioni:

a) un sistema di diffusione che prevedesse, stante la limitatezza delle frequenze disponibili in banda III, pochi soggetti (ad esempio le imprese radiofoniche nazionali) operanti in tale banda e tutti gli altri operatori (ad esempio le imprese radiofoniche locali) in banda L, genererebbe evidenti disparit&#224 di trattamento poich&#233 gli utilizzatore della banda L sarebbero costretti a sostenere costi molto pi&#249 elevati (stante l¿esigenza di installare un maggior numero di impianti, di gestirli e di curarne la manutenzione) rispetto agli utilizzatore della banda III;

b) l¿utilizzazione di due tipologie di frequenze di emissione comporterebbe una diversa modalit&#224 di diffusione del segnale tra gli utilizzatori della banda III e gli utilizzatori della banda L;

c) la diffusione di dati, testi e immagini si presenta di scarso interesse per gli ascoltatori radiofonici (a differenza degli ascoltatori televisivi, con riferimento alle trasmissioni DVB-T) in quanto la radio &#232 un mezzo che, nella quasi totalit&#224 dei casi, viene ascoltato mentre vengono fatte altre cose, sicch&#233 l¿unico senso impegnato nell¿ascolto radiofonico &#232 l¿udito. In particolare, non viene in alcun modo impegnata la vista. Inoltre, una quota rilevante di ascolto radiofonico avviene in condizioni di mobilit&#224 (cio&#232 in auto): ci&#242 implica l¿assoluta impossibilit&#224 di impegnare la vista (stante il rischio di perdere il controllo della vettura) e quindi l¿impossibilit&#224 di fruire di eventuali dati, testi e immagini;

d) la diffusione del segnale attraverso la realizzazione di consorzi tra emittenti finalizzati alla condivisione degli impianti per la diffusione dei programmi comporta molteplici implicazioni negative. Infatti, tutte le emittenti hanno, nell¿ambito della diffusione analogica, coperture radioelettriche differenziate (vi sono emittenti regionali, provinciali, interprovinciali, ecc). A tali coperture corrispondono strutture redazionali e commerciali organizzate con riferimento al territorio servito. In considerazione che nell¿ambito della diffusione digitale attraverso impianti in condivisione, si rende necessario avere coperture radioelettriche identiche, &#232 evidente l¿esigenza di modificare radicalmente le strutture redazionali e commerciali, con evidenti ripercussioni sui costi di gestione dell¿impresa. Inoltre, la condivisione degli impianti implica la realizzazione di centri servizi per la diffusione dei programmi con realizzazione delle relative strutture, assunzione dei relativi dipendenti, installazione dei ponti di collegamento per trasferire i segnali dalla sede delle emittenti ai centri servizi, ecc; il tutto con evidenti ripercussioni negative sul conto economico aziendale;

e) la transizione dall¿analogico al digitale (finalizzata esclusivamente ad irradiare in tecnica digitale ci&#242 che viene pi&#249 diffuso in tecnica analogica ¿ cosiddetto simulcast), comporta esclusivamente un forte aumento dei costi gestionali, senza alcun aumento di ascoltatori (al massimo alcuni soggetti che in precedenza ascoltavano in analogico, successivamente ascolteranno in digitale) e quindi senza alcuna prospettiva di incremento degli introiti pubblicitari. Per conseguire ulteriore audience e ulteriori introiti pubblicitari sarebbe necessario irradiare in tecnica digitale anche programmi diversi rispetto a quelli irradiati in tecnica analogica. Ci&#242 per&#242 comporterebbe un forte incremento di costi per la realizzazione di nuovi palinsesti.


2. Analisi del mercato dei radioricevitori DAB-T distribuiti nel mercato italiano

In Italia, sin dalle prime sperimentazioni in tecnologia DAB-T effettuate dalla Rai a met&#224 degli anni ¿90, vi sono state diverse Case produttrici di apparati di elettronica di consumo che hanno iniziato a interessarsi di tale tecnologia.
Trattandosi di un sistema di trasmissione particolarmente interessante in condizione di mobilit&#224, il mercato dei ricevitori DAB-T si &#232 sviluppato nel nostro Paese esclusivamente nella tipologia ¿autoradio¿ e, a oggi, non sono di norma distribuiti prodotti commerciali portatili o per uso domestico.
AERANTI -CORALLO ha condotto un¿indagine con riferimento alle case costruttrici di autoradio.
Da tale indagine &#232 emerso che l¿unica azienda tra quelle interpellate da AERANTI-CORALLO che attualmente propone un modello di autoradio che integra la ricezione DAB-T, affiancandola a quella tradizionale analogica (FM-AM) &#232 la Bosch, con il proprio marchio Blaupunkt.
Tutte le altre aziende interpellate offrono kit pi&#249 o meno complessi del tipo retrofit, ovvero ricevitori DAB-T da collegare esternamente all¿autoradio stessa per aggiungere la possibilit&#224 di ricevere segnali digitali.

Tecnologie- componenti dell”impianto

Come detto, le tipologie di ricevitori DAB-T disponibili sul mercato italiano sono sostanzialmente due:

a) radioricevitore con funzionalit&#224 DAB-T integrate

b) black box da collegare esternamente a radioricevitori analogici, al fine di dotarli di funzionalit&#224 di ricezione DAB-T

a) Dalla indagine di AERANTI-CORALLO, &#232 risultato essere presente sul nostro mercato nazionale un solo marchio che rende disponibile il radioricevitore con integrate funzioni DAB-T. Si tratta di Blaupunkt (gruppo Bosch) che risulta peraltro essere l¿azienda maggiormente interessata a livello globale a questa tecnologia e risulta altres&#236 essere l¿azienda che ha maggiormente investito anche in termini di comunicazione. Al momento, &#232 disponibile un solo modello di radioricevitore DAB-T Blaupunkt, (Woodstock DAB 53), essendo stato posto fuori produzione il precedente modello (Woodstock DAB 52).

b) Gli altri marchi offrono a catalogo specifici black-box (ovvero sistemi esterni da collegare all¿autoradio) per la ricezione DAB-T. In questo caso, risulta sostanziale la definizione ¿a catalogo¿ in quanto, a una verifica diretta, si &#232 appurato che i suddetti black-box sono esclusivamente disponibili a richiesta, in quanto non distribuiti a tutti i punti vendita. Peraltro, la sostanziale ignoranza da parte dell¿utenza finale nonch&#233 degli stessi rivenditori relativamente alla tecnologia DABT, nonch&#233 la sostanziale assenza di un¿ampia offerta di trasmissioni radiofoniche effettuate con tale tecnologia, e, non ultimo, il prezzo di vendita elevato di tali apparecchiature, sono elementi che precludono la costituzione di un mercato di massa.

Antenne di ricezione

Un ulteriore, non trascurabile ostacolo alla diffusione dei radioricevitori DAB-T &#232 costituito dalla necessit&#224 di utilizzare specifiche antenne riceventi, dato che, come noto, il DAB-T non opera sulle frequenze utilizzate per la radiodiffusione sonora analogica in FM (87,5-108 MHz), ma su due distinte bande di frequenza, la banda III e la banda L. Di conseguenza, per la ricezione dei segnali DAB-T &#232 necessario installare sull¿autoveicolo una seconda antenna ricevente, oppure una antenna in grado di ricevere sia i segnali della banda FM che quelli delle due bande DAB-T. Tale installazione si risolve, comunque, in un ulteriore aggravio dei costi, poich&#233 all¿iniziale costo del ricevitore vanno aggiunti quelli relativi alla sostituzione dell¿antenna esistente o all¿aggiunta di una nuova antenna (quantificabili in 50-100 &#128, oltre ai costi di installazione).

Tipologie di ricevitori, problematiche di sintonia

L¿indagine effettuata ha consentito di fissare alcuni interessanti punti. Normalmente, sia che si disponga di un radioricevitore con integrate funzionalit&#224 DAB-T, sia che si disponga di un radioricevitore con aggiunta di black-box, l¿utente avr&#224 la possibilit&#224 di scegliere la gamma di ricezione attraverso uno specifico menu. Nel primo caso, tale menu sar&#224 immediatamente disponibile, essendo il DAB-T una funzionalit&#224 integrata nel radioricevitore. Nel secondo caso, il nuovo menu verr&#224 reso disponibile all¿atto del collegamento del black-box.
In entrambi i casi, la modalit&#224 di ricerca dei servizi DAB-T &#232, di default, quella ¿per ensemble¿ (cio&#232 per blocchi di diffusione). Come noto, il DAB-T offre, su ciascuno dei blocchi di diffusione, un ¿pacchetto di servizi¿, siano essi di tipo audio che dati. Ne consegue che il radioricevitore effettuer&#224 una scansione degli ensemble disponibili, che, una volta sintonizzati, potranno essere scomposti nei servizi costituenti.
Tale operazione non &#232 esattamente trasparente per l¿utente finale, in quanto la ricerca per ensemble fa s&#236 che l¿utente veda sintonizzato di default il primo servizio disponibile nell¿ensemble. Successivamente, sar&#224 cura dello stesso utente, mediante la pressione di appositi tasti, di andare a ricercare il servizio desiderato all¿interno dell¿ensemble medesimo.
Tale operazione crea una disparit&#224 di condizioni di visibilit&#224 alle emittenti a seconda della posizione in cui si trovano all¿interno dell¿ensemble.
Di fatto, ipotizzando uno spettro radioelettrico in cui siano presenti numerosi ensemble, l¿utente si trover&#224 nella condizione di effettuare una doppia operazione per la ricerca di una determinata emittente; trattandosi di una manovra non del tutto agevole, &#232 ipotizzabile che in molti casi l¿utente si accontenter&#224 di ascoltare la prima stazione dell¿ensemble, di fatto marginalizzando tutte le altre emittenti.
Tale prerogativa dei radioricevitori &#232 in alcuni casi superabile, in quanto, mediante programmazione delle modalit&#224 di scansione del radioricevitore, si pu&#242 effettuare (solo da parte di coloro che conoscono appieno le funzioni di cui dispone il radioricevitore) una ricerca ¿per stazioni¿ e non ¿per ensemble¿.
In altri casi, tale operazione non &#232 possibile, il che crea evidenti, gravi problemi di visibilit&#224 a coloro che non si trovano nella prima posizione di un ensemble.

Problematiche legate all”installazione di box esterni

Fatta eccezione per l¿unico modello di autoradio DAB-T integrata presente sul mercato italiano (Blaupunkt Woodstock DAB 53), altri costruttori interpellati offrono soluzioni esterne per la ricezione DAB-T. Si tratta, come evidenziato in precedenza, di black box che vanno collegati esternamente all¿autoradio, incrementando ulteriormente i costi di installazione. Per alcuni marchi, la compatibilit&#224 dei black box viene assicurata su un¿ampia gamma di autoradio prodotte dalla stessa Casa, mentre per altri marchi, tale compatibilit&#224 viene assicurata solo sui modelli ¿top di gamma¿.

Il problema dell”After Market

Una delle problematiche emerse durante l¿indagine condotta da AERANTI-CORALLO &#232 quella della relativamente ridotta quota del mercato cosiddetto after market rispetto all¿attuale base di installato di serie. Se, solo dieci anni fa, le autoradio vendute in after market rappresentavano la quota dominante sul totale delle autoradio installate, oggi tale situazione si &#232 ribaltata. Ne consegue che, con riferimento specifico al sistema DAB-T, esiste una ulteriore, forte barriera alla crescita della base installata di tale tipologia di ricevitori, in quanto sono sempre meno le persone che decidono di rimuovere l¿autoradio fornita di serie con la propria autovettura per sostituirla con un altro prodotto. Addirittura, oggi su alcune autovetture di fascia alta, cominciano a essere installati sistemi di car entertainment, con lettori Dvd integrati e car navigator. Anche in tale gamma alta, per&#242, non risulta esistano soluzioni che integrano il ricevitore DAB-T.

Il DAB-T e i servizi a valore aggiunto

Una delle caratteristiche dello standard DAB-T che &#232 maggiormente stata propagandata dal consorzio Eureka negli anni ¿90 &#232 la possibilit&#224 di utilizzare le trasmissioni DAB-T non solo per veicolare informazioni audio (come nella normale trasmissione radiofonica analogica), ma anche dati, immagini, eMail, fax e quant¿altro. Tale possibilit&#224, contemplata dallo standard, non &#232 mai stata realmente utilizzata da alcuno, se non a livello puramente sperimentale in alcuni Paesi europei (risultano in tal senso sperimentazioni avvenute in Germania e in UK).
Attualmente, le autoradio in commercio (siano esse con DAB-T integrato o con black-box) non dispongono di un display sufficientemente ampio e con definizione tale da consentire una efficace gestione di dati multimediali. D¿altra parte, per dichiarazione degli stessi costruttori, vi &#232 un interesse assai scarso a implementare soluzioni di maggior pregio (che avrebbero anche la caratteristica di costare molto di pi&#249) per offrire servizi che, al momento, non vengono resi disponibili praticamente da nessun carrier. Inoltre, quando lo standard DAB-T &#232 stato sviluppato, non esistevano (o meglio, non erano cos&#236 sviluppate) reti di comunicazione alternative, quali la telefonia cellulare Gsm e le sue evoluzioni. Oggi, infatti, risulta assolutamente pi&#249 conveniente utilizzare il telefono cellulare per lo scambio di informazioni e/o dati che possano riguardare la mobilit&#224 delle persone. Il disinteresse per le applicazioni multimediali del DAB-T si &#232 manifestato in diversi modi: ad esempio, Pioneer ha tolto tout court la possibilit&#224 di gestire tali tipologie di dati esternamente all¿autoradio (con display aggiuntivi) e nemmeno Blaupunkt offre pi&#249 soluzioni analoghe. E ci stiamo riferendo a due fra i principali player del mercato DAB-T a livello continentale. Il primo, Blaupunkt, in quanto &#232 presente sin dall¿origine nel consorzio Eureka e ha un livello di penetrazione, specialmente in Germania, di alcune centinaia di migliaia di pezzi venduti. Il secondo in quanto &#232 stato tra i primi marchi a proporre ricevitori DAB-T sul mercato (anche se da un paio d¿anni ha dismesso la produzione di ricevitori integrati, limitandosi a offrire black-box aggiuntivi).

3. Prospettive del DAB-T in Italia

Appare evidente che il DAB-T abbia scarse possibilit&#224 di sviluppo in Italia. Questo per i seguenti motivi:

1) Il DAB-T impone alle imprese radiofoniche la migrazione su bande di frequenza diverse rispetto a quelle attualmente utilizzate, con un aggravio di costi cui non corrisponde alcun beneficio diretto e/o indiretto (es. aumento degli ascoltatori). Inoltre, permane la problematica dell¿esistenza di due bande di frequenza (banda III e banda L) con caratteristiche tecniche profondamente diverse. Stante, per&#242, la indisponibilit&#224 di risorse frequenziali per tutte le imprese radiofoniche, locali e nazionali, su un¿unica banda, si paventa il rischio di una disparit&#224 di trattamento di alcuni soggetti a favore di altri. Infatti, per ottenere la medesima area di copertura territoriale, &#232 necessario installare in banda III un numero sensibilmente inferiore di trasmettitori rispetto alla Banda L, con una conseguente drastica diminuzione dei costi per i soggetti che dovessero operare in banda III, dove per&#242 le risorse frequenziali sono sensibilmente pi&#249 ridotte rispetto alla banda L e, quindi, disponibili solo per pochi degli attuali soggetti operanti.

2) Il DAB-T non offre un vero valore aggiunto alle trasmissioni radiofoniche. La qualit&#224 raggiunta oggi dalle trasmissioni analogiche in FM &#232 tale per cui diventa assolutamente poco attraente una tecnologia che si limiti a promettere una qualit&#224 di poco superiore. D¿altronde, i servizi aggiuntivi (trasmissione dati) si sono rivelati di scarsissimo interesse anche negli altri Paesi europei. La radio, infatti, &#232 un mezzo che, nella quasi totalit&#224 dei casi, viene ascoltato mentre vengono fatte altre cose, sicch&#233 l¿unico senso impegnato nell¿ascolto radiofonico &#232 l¿udito. Inoltre, una quota rilevante di ascolto radiofonico avviene in condizioni di mobilit&#224 (cio&#232 in auto), il che implica l¿assoluta impossibilit&#224 di impegnare la vista (stante il rischio di perdere il controllo della vettura) e quindi l¿impossibilit&#224 di fruire di eventuali dati, testi e immagini. Lo scarso interesse per i servizi dati &#232 ampiamente confermato anche dalla tendenza dei costruttori di radioricevitori a non implementare nei loro apparecchi display di grandi dimensioni n&#233 funzionalit&#224 che consentano all¿utente finale di usufruire di tali servizi.

3) La realizzazione di consorzi tra emittenti finalizzati alla condivisione degli impianti per la diffusione dei programmi comporta una serie di problematiche, legate essenzialmente alla diversa area di copertura che hanno le emittenti nell¿ambito della diffusione analogica. Considerando che per realizzare in ambito digitale degli ensemble attraverso impianti in condivisione &#232 necessario avere coperture radioelettriche identiche, &#232 evidente l¿esigenza di modificare radicalmente le strutture redazionali e commerciali, con evidenti ripercussioni sui costi di gestione dell¿impresa. Non ultimo, la condivisione degli impianti implica la realizzazione di centri servizi per la diffusione dei programmi, con tutte le problematiche a ci&#242 connesse e le evidenti ripercussioni negative sul conto economico aziendale.

4) Dopo anni di sperimentazione, vi &#232 un totale disinteresse verso il DAB-T da parte delle concessionaria del servizio pubblico Rai.

5) Negli stati europei dove il DAB-T ha raggiunto una copertura territoriale elevata e dove l¿offerta di programmi risulta essere ampia (ad esempio la Germania), risultano a oggi installate solo alcune centinaia di migliaia di ricevitori DAB-T, molti se raffrontati al mercato italiano, ma decisamente pochi se raffrontati semplicemente al parco auto circolante in Germania.

6) L¿utenza finale non ha manifestato interesse verso questa tecnologia, malgrado dall¿estate del 2003 sia attivo un ensemble operato da alcune reti nazionali private, che hanno provveduto anche a promuovere la conoscenza del sistema presso i propri utenti. Un dato su tutti: l¿azienda che dovrebbe aver realizzato i maggiori volumi di vendita di radioricevitori DAB-T in Italia &#232 stata la Bosch, che ha dichiarato volumi di circa 2000 apparecchi venduti sull¿intero territorio nazionale nell¿arco degli ultimi sei mesi del 2003. Altri operatori si limitano peraltro a un venduto di poche decine di unit&#224/anno.

7) La maggior parte dei radioricevitori disponibili sulle autovetture di nuova o recente costruzione fa parte del cosiddetto ¿primo equipaggiamento¿; il cosiddetto after market rappresenta una quota di mercato in costante riduzione. Con riferimento specifico al sistema DAB-T, esiste dunque una ulteriore barriera alla crescita della base installata di tale tipologia di ricevitori, in quanto sono sempre meno le persone che decidono di rimuovere l¿autoradio fornita di serie per sostituirla con un altro prodotto.

8) Le tendenze di mercato in atto fanno ipotizzare che il futuro della radiofonia italiana potrebbe muoversi in una direzione diversa dallo standard DAB-T. Gi&#224 oggi, alcune aziende stanno sperimentando l¿applicazione dello standard DVB-T in ambito mobile. La prospettiva &#232 che, nel giro di qualche anno, sia possibile utilizzare un unico standard sia per la trasmissione televisiva che per quella radiofonica. Con eventuali set top box DVB-T installabili in automobile, potrebbe essere possibile integrare in un unico terminale una serie di funzioni che renderebbe assolutamente obsoleto lo standard DAB-T.

9) Le imprese radiofoniche locali di AERANTI-CORALLO hanno conseguentemente ritenuto opportuno, sulla base delle indicazioni della stessa AERANTI-CORALLO, presentare domanda di abilitazione alle trasmissioni sperimentali digitali DAB-T in banda III, al solo fine di evitare il rischio di accaparramento delle poche frequenze disponibili in tale banda.

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