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Inefficace la legge Usa contro lo spam. La parola agli esperti

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La legge anti-spam varata dal governo Usa a dicembre dello scorso anno, sarebbe inefficace e anzi confermerebbe le critiche sollevate fin dal primo momento: il ¿Can-Spam Act¿ ha portato addirittura ad un aumento dei messaggi spazzatura.

Secondo gli esperti, dunque, il testo – che non vieta le junk mail ma offre agli utenti la possibilit&#224 di chiedere la rimozione del loro indirizzo di posta dalle mailing list degli spammer, avrebbe avuto un impatto minimo se non nullo sul continuo flusso di posta indesiderata che invade puntualmente le caselle degli utenti di tutto il mondo.

La societ&#224 californiana Postini, che si occupa di filtraggio delle eMail, ha infatti dichiarato che lo spam rappresentava a dicembre l¿80% di tutte le eMail elaborate. A gennaio, la percentuale sarebbe scesa al 79%.

¿Attualmente ¿ dice Andrew Lochart, direttore marketing alla Postinile tecnologie Internet permettono agli spammer di nascondere la propria identit&#224, ecco perch&#233 l¿unico modo per combattere lo spam &#232 un giusto mix di legge e tecnologia¿.

Le societ&#224 colpevoli di diffondere offerte non richieste di finanziamenti a tasso agevolato, diete lampo e prodotti per l¿allungamento del pene operano ai margini della legge e in ogni caso, molte

di loro sono al di fuori del territorio degli Stati Uniti e non sottostanno alla nuova legislazione.

Un¿attenta analisi del traffico eMail nel mese di gennaio suggerisce che la legge ha fallito nel suo intento primario, di deterrente nei confronti delle societ&#224 di telemarketing.

La societ&#224 Postini ha elaborato pi&#249 di quattro miliardi di messaggi in Gennaio e ha rilevato che approssimativamente 4 su 5 erano spam.

La nuova legge aveva fin da subito sollevato le perplessit&#224 degli addetti ai lavori, sicuri che essa non avrebbe avuto l¿impatto sperato sul fenomeno, sempre pi&#249 esasperante della posta non sollecitata.

In base alle nuove disposizioni, infatti, le cosiddette societ&#224 di telemarketing possono inviare eMail commerciali, purch&#233 i messaggi contengano in basso un indirizzo e una casella di posta validi e un link di cancellazione dalla lista.

Gli Usa, dunque, hanno scelto l¿opzione opt-out, termine con cui si indica la possibilit&#224 per le aziende di inviare informazioni senza l”esplicito consenso del destinatario, dando la possibilit&#224 a quest”ultimo di richiedere la cancellazione del suo indirizzo dall”elenco e di non essere disturbato ulteriormente.

Al contrario, l¿Unione europea ha preferito agire sulla linea dell¿opt-in, che sta ad indicare che il destinatario delle comunicazioni abbia espresso esplicitamente il consenso a riceverle. Questo sistema non esclude comunque la possibilit&#224 per il destinatario di poter richiedere la cancellazione dal servizio. In definitiva, in Europa, tutte le eMail inviate senza il consenso del destinatario sono da considerarsi spam.

Gli analisti avevano sperato che anche il governo Bush scegliesse la linea europea, ma cos&#236 evidentemente non &#232 stato.

La scorsa settimana, Microsoft ha rivelato che &#232 allo studio una nuova tecnologia che potrebbe aumentare i costi di invio di grossi flussi di eMail, cos&#236 da scoraggiare le societ&#224 truffaldine puntando sul loro portafogli.

Attualmente, infatti, inviare una eMail o un milione ha pi&#249 o meno lo stesso prezzo, ragion per cui le aziende spammer non hanno praticamente nessun costo aggiuntivo derivante dall¿invio di grandi quantit&#224 di posta.

L¿idea che sostiene il progetto ¿Penny Black¿ dei ricercatori di Redmond, dunque, &#232 che aumentare i costi di invio potrebbe rappresentare un deterrente per i mittenti truffaldini. ¿¿Si tratta di creare delle conseguenze finanziarie per l¿emittente, in un modo o in un altro¿, ha dichiarato Cynthia Dwork di Microsoft.

I ricercatori dell¿azienda hanno immaginato che ad ogni invio il computer del mittente venga impegnato in un complesso calcolo matematico che richieda una decina di secondi e alleghi una prova dello sforzo compiuto.

Per la maggior parte degli internauti, che inviano fino a qualche decina di eMail al giorno, la procedura non comporterebbe una grande perdita di tempo. Ma per quei computer impegnati nell¿invio massiccio di posta, ci&#242 richiederebbe un aumento di potenza e dunque di spesa.

¿La moneta di scambio diventa quindi il tempo di calcolo¿, dice la Dwork.

L¿Italia si &#232 adeguata alle normative europee in fatto di protezione dei dati, con il Codice unico delle Comunicazioni elettroniche 2003adottato con il Decreto Legislativo n. 259 del 1 agosto 2003.

Il Garante per la privacy ha stabilito che l¿invio sistematico, non autorizzato e a scopi di profitto di eMail pu&#242 essere denunciato all¿autorit&#224 giudiziaria. Sono previste varie sanzioni ¿ multe fino a 90mila euro – e, nei casi pi&#249 gravi, la reclusione da sei mesi a tre anni.

Secondo un recente studio dell¿Istituto Pew, oggi ben il 70% degli utenti americani ritiene che lo spam ha reso spiacevole l¿uso della posta.

Nel 2003 il costo globale dello spam – in termini di sovraccarico di rete, d¿uso delle risorse informatiche e di perdita della produttivit&#224 ¿ ha superato i 10 miliardi di dollari.

Alessandra Talarico

Per ulteriori approfondimenti, leggi:

Negli Usa &#232 guerra al telemarketing e allo spamming

Regole e Spamming: Europa e Usa a confronto

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