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Digitale terrestre: la compra-vendita delle frequenze accende la polemica

Italia


L’associazione delle Tv locali (FRT), scende il campo per quel che riguarda il piano Rai delle frequenze per il digitale, per chiedere alla concessionaria pubblica ¿più trasparenza¿ e propone ai vertici della Rai¿un incontro di chiarificazione¿.

Secondo alcune indiscrezioni – scrive la Federazione Radio Televisioni – risulta che la direzione generale della Rai abbia presentato al Consiglio di Amministrazione un elenco di 30 emittenti televisive locali da cui acquistare frequenze per il digitale terrestre per un importo complessivamente richiesto pari a circa 130 milioni di euro.

 

Nella nota si legge ancora che ¿Quale associazione rappresentativa delle più importanti emittenti locali, mentre ci si propone quale soggetto più idoneo a rappresentare alla Rai la situazione del mercato, nello stesso tempo ci si chiede come una concessionaria pubblica quale è la Rai, che dovrebbe agire con trasparente linearità di comportamento, non abbia dato la massima trasparenza a una simile operazione¿.

Le emittenti locali della FRT, si sottolinea ancora nel comunicato, ¿sono rimaste perplesse nell’essere venute a conoscenza di tale operazione solamente dalla stampa, senza che la maggior parte delle emittenti televisive sia stata informata anche con riferimento ai soli criteri di individuazione delle frequenze da acquisire¿.

La nota conclude riferendo che di fronte a ¿un’operazione condotta nel silenzio, l’Associazione Tv locali della FRT propone ai vertici Rai un incontro di chiarificazione¿.

 

Nel merito dell’acquisizione delle frequenze è intervenuto anche l’ex sottosegretario alle Comunicazioni Vincenzo Vita sul sito di Articolo21.

Vita ha dichiarato che ¿I limiti delle frequenze stabiliti dall’Antitrust non possono essere valicati¿.

Aggiungendo ¿E’ a dir poco sconcertante la vicenda della ‘compravendita delle frequenze’. Intanto va chiarito una volta per tutte che le frequenze sono un bene pubblico ed indisponibile, essendo demanio dello Stato, e dunque di per sé non si possono né comprare né vendere. Ciò che eventualmente si compra o si vende è il ramo d’azienda, dunque una struttura fisicamente ben determinata. Ciò pone un dubbio molto serio sulla legittimità delle operazioni in corso, di cui si legge abbondantemente in questi giorni¿.

 

L’esponente Ds prosegue commentando che Mediaset e Rai sembrano impegnate in modo forsennato ad acquisire emittenti locali per trasmettere con tecnica digitale. Per ciò che attiene alla Rai vi è stata una giusta protesta da parte della presidente Lucia Annunziata su un’impostazione che, francamente, lancia di stucco chiunque. E’ bene dunque che vi sia un chiarimento su un argomento tanto delicato quanto strategico per il sistema della comunicazione italiana. Infatti si viene a sovvertire la struttura del piano delle frequenze senza alcun criterio e senza che le autorità di settore abbiano emanato, come sarebbe opportuno, una specifica direttiva.

¿Si dice ¿ ha detto Vita – che tutto ciò avviene in previsione del passaggio in legge del Ddl Gasparri e in attuazione della legge 66/ 2001”.

Per ciò che attiene al Ddl Gasparri, precisa Vita, è bene ricordare che è un disegno di legge e non è legge. ¿Tra l’altro ¿ dichiara – pesano su quel Ddl elementi di incostituzionalità sui quali è altrettanto indispensabile riflettere, perché è evidente lo sconcerto di tanti operatori su di un testo che viola clamorosamente il pluralismo e che mette in discussione la sostanza del messaggio alle Camere di un anno fa del presidente della Repubblica e la sentenza 466 della Corte Costituzionale emanata nel novembre 2002¿.

 

Inoltre, dice ancora Vita, la legge 66/ 2001 faceva sì riferimento alla possibilità di acquisizione di rami d’azienda da parte degli operatori televisivi, ma una simile fattispecie non può certamente valicare le normative antitrust.

Quindi, conclude, ¿se è vero che Rai e Mediaset sono in odore di superamento dei tetti antitrust, secondo la segnalazione dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e in base anche alle prese di posizione dell’Autorità antitrust, l’acquisto di altre emittenti va ben oltre i confini previsti dalla legge. Pertanto non è immaginabile che, sic et simpliciter, Rai e Mediaset estendano il perimetro della propria presenza nel settore a scapito della concorrenza e delle opportunità che la legge 66 prevedeva per i nuovi operatori. Anzi, quel dispositivo, fu immaginato proprio per permettere che il digitale fosse l’occasione per altri soggetti di entrare in scena¿.

¿Insomma – conclude Vita – non può passare sotto silenzio ciò che sta accadendo, e per ciò che attiene alla Rai è persino incredibile che si proceda imperterriti in un’attività di acquisizione che avviene ancor prima che il Ddl Gasparri, diventato legge, indichi i tempi per la trasformazione digitale del segnale del servizio pubblico. La Rai non è di questo o di quello, bensì della comunità¿.

 

Sempre riguardo alla possibilità che alcune emittenti vadano sul satellite, si registra un commento del premier Silvio Berlusconi, che interviene sul caso Rete 4.

¿Rete 4 se non dovesse più trasmettere con il sistema analogico andrebbe alla chiusura, con una perdita di mille posti di lavoro¿, è stato il commento di Berlusconi.

Per il presidente del Consiglio dei Ministri, ¿Rete 4 è di utilità marginale per Mediaset¿.

Rete 4 ¿versa nelle casse dello Stato più di un miliardo al giorno e io non capisco tanto odio nei confronti di una cosa che funziona¿.

Parlando più in generale del Ddl Gasparri, il premier ha dichiarato: ”Non vedo come si può dire che questa legge ha fatto l’interesse del Presidente del Consiglio¿. Contro il Ddl, ha aggiunto, ¿¿è stata fatta una campagna vergognosa. La riforma introduce l’ingresso nel sistema di operatori come Telecome Rupert Murdoch che hanno un utile superiore al fatturato di Mediaset che, dunque, diventa la Cenerentola delle televisioni in Italia¿.

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