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Prospettive per una bioetica latina. Riuniti a Roma studiosi italiani, francesi e spagnoli

Europa



(dal Garante per la protezione dei dati personali)

Il 23 maggio 2003 il Comitato nazionale per la bioetica ha tenuto, presso la sede del Garante per la protezione dei dati personali a Roma, un seminario di studi dal titolo ¿Prospettive per una bioetica latina¿, al quale hanno partecipato studiosi italiani, francesi, spagnoli. Ha concluso i lavori il presidente del Garante, Stefano Rodot&#224.

Il convegno &#232 stato aperto da una relazione del prof. Francesco D¿Agostino, presidente del Comitato, che ha messo in luce la necessit&#224 di superare la ¿sterile contrapposizione tra una bioetica difensiva, arroccata nella difesa di una costellazione di principi umanistici che il mondo tecnologico contemporaneo non riesce a condividere, e quella di una bioetica giustificativa, il cui compito sembra a volte solo quello di giustificare il nuovo¿. Secondo D¿Agostino, inoltre, occorre superare nel campo della bioetica ¿un unico bench&#233 multiforme orientamento scettico¿ al fine di evitare da una parte la paralisi teoretica e argomentativa (che rende il dibattito sulla bioetica inconcludente) e dall¿altra il rinvio alla forza decisionale della politica (che rende il dibattito sostanzialmente irrilevante).

L¿esistenza di un patrimonio comune legato all¿unicit&#224 di ogni uomo, e dunque alla sua dignit&#224, e all¿uguaglianza dei diritti, &#232 stata affermata con forza dal prof. Didier Sicard, presidente del comitato francese per la bioetica. L¿unicit&#224 si sostanzia ¿ secondo lo studioso francese – nell¿inviolabilit&#224 e nell¿integrit&#224 della persona, nel suo contenuto ¿non patrimoniale¿, mentre l¿uguaglianza dei diritti consiste nella possibilit&#224 di tutti di essere curati in funzione dei propri bisogni e non delle proprie risorse.

Il nostro corpo non &#232 una merce brevettabile, e non si pu&#242 pertanto distinguere fra integrit&#224 somatica, fisica, psichica e sociale. Il futuro della bioetica – ha concluso Sicard – affonda le sue basi nella difesa dell¿individuo e, nello stesso tempo, nella solidariet&#224 del gruppo sociale.

Principi analoghi sono stati sostenuti dalla professoressa Adela Cortina, docente all¿universit&#224 di Valencia, secondo la quale la bioetica europea, considerando l¿individuo inserito in un contesto relazionale riconosce particolare importanza alla solidariet&#224 come valore.

Concludendo i lavori, il prof. Stefano Rodot&#224, dopo aver tracciato una sintesi degli spunti di riflessione pi&#249 interessanti emersi nel convegno, ha approfondito alcuni aspetti essenziali. ¿Ci troviamo ¿ ha sostenuto Rodot&#224 – in un momento di acceso confronto fra diversi modelli culturali, in particolare tra il modello perseguito dalle politiche statunitensi e quello sostenuto dalle politiche europee¿. Tutto ci&#242 si ripercuote anche nella bioetica perch&#233 dai modelli culturali si traggono modelli normativi.
La rilevanza dei diritti fondamentali mette in crisi il modello contrattuale classico: dignit&#224, solidariet&#224, uguaglianza e giustizia, valori fondanti della Carta dei diritti fondamentali dell¿Unione Europea, mal si conciliano ¿ secondo Rodot&#224 – con una societ&#224 individualista fondata esclusivamente sui valori del libero mercato. Nel campo della bioetica, in particolare, il diritto deve assumere oggi una dimensione dialogica e non pu&#242 essere utilizzato come potere assoluto e definitivo. In questo settore, infatti, ha poco senso il ¿proibizionismo¿ nei singoli ordinamenti nazionali, il quale creerebbe fenomeni gi&#224 conosciuti in passato, come, ad esempio, il ¿turismo abortivo¿. Prudenza, ragionevolezza e condivisione di valori a livello sovranazionale – ha concluso Rodot&#224 – dovranno pragmaticamente guidare gli interventi in temi cos&#236 delicati, fermo restando il quadro di riferimento legato alla dimensione dei diritti irrinunciabili fatti propri dalla tradizione europea.

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