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L’uomo è ciò che guarda

BIBLIOTECH


Mondadori, Milano 2005
Pagine 128
ISBN 880454645X
Prezzo 12.00

 

Spesso si guarda la televisione non per soddisfare un reale interesse, per vedere un determinato programma, ma semplicemente perché non abbiamo niente di meglio da fare, per colmare un vuoto che cerchiamo di riempire con “quello che c’è”. È così che il piccolo schermo si impadronisce della nostra attenzione e del nostro tempo, e finisce per condizionarci, nel bene e nel male: a volte ci incuriosisce, ci informa, ci diverte, a volte ci annoia, ci irrita, ci disgusta.

 

Stefano Zecchi, un filosofo che non ha mai temuto di misurarsi con le platee dei talk show e con le regole ferree della comunicazione televisiva, analizza la fenomenologia di alcuni programmi emblematici della televisione degli ultimi decenni e denuncia implacabilmente sia la deriva trash dei reality show e di numerose trasmissioni di intrattenimento, sia l’incontenibile dilagare della volgarità.

 

E, con fine ironia, sferza tutti quei colleghi che, sottraendosi per snobismo culturale al dovere di “sviluppare una critica interna al mondo televisivo”, rifiutano il ruolo di “intellettuale nazionalpopolare” e rinunciano a un’etica della responsabilità, che dovrebbe indurre tutti a preoccuparsi delle conseguenze talvolta nefaste del potere esercitato dalla televisione sui telespettatori, soprattutto i più giovani, e sulla loro formazione.
(dalla quarta di copertina)

 

Stefano Zecchi, veneziano, è ordinario di Estetica all’Università statale di Milano, città dove vive. Da Mondadori ha pubblicato, fra gli altri, i saggi “Sillabario del nuovo millennio” (1993), “Il brutto e il bello” (1995), “L’artista armato” (1998), “Capire l’arte” (1999), e i romanzi “Estasi” (1993), “Sensualità” (1995, premio Bancarella 1996), “L’incantesimo” (1997), “Fedeltà” (2001), “Amata per caso” (2003). 

 

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