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Basi sulla Luna, ora il Congresso USA chiede di fare presto: “Non possono arrivarci prima i cinesi”

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Trump voleva tagliare il budget della NASA, ma il Congresso americano vede nella corsa alla Luna una competizione diretta con Cina e Russia per il dominio dello Spazio.

Washington vuole la supremazia sulla Luna, da raggiungere entro il 2030

Gli Stati Uniti vogliono tornare sulla Luna e questa volta per restarci. Dopo anni di annunci, rinvii e qualche esitazione politica, da Washington arrivano segnali sempre più chiari: la prima base lunare americana deve diventare realtà il prima possibile. Non solo per ragioni scientifiche, ma soprattutto per evitare che la nuova corsa allo spazio venga vinta da altre potenze: Cina e Russia.

Una commissione del Senato ha incaricato la NASA di avviare “il prima possibile” i lavori per un avamposto umano permanente sulla Luna. La proposta è contenuta nel NASA Authorization Act 2026, un disegno di legge che ora dovrà essere armonizzato con un provvedimento analogo alla Camera prima del voto finale del Congresso, dove è arrivato anche un secondo disegno di legge.

L’obiettivo politico di Washington è chiaro: accelerare i tempi del programma Artemis e arrivare a una presenza stabile sulla superficie lunare entro i prossimi anni. La pressione arriva direttamente dalla Casa Bianca.

Negli ultimi mesi il governo Trump aveva minacciato tagli consistenti al budget della NASA, ma il Congresso USA ha in gran parte smussato o bloccato queste riduzioni, quindi la “corsa americana alla Luna” non è stata fermata, anche se è stata messa a forte rischio. Ora sembrano in arrivo nuovi cambiamenti nella politica spaziale americana, dando un nuovo impulso al programma Artemis, che vede coinvolta anche l’Europa con la sua Agenzia spaziale (Esa) e attraverso questa l’Italia con l’Asi.

Un recente ordine esecutivo chiede alla NASA di realizzare gli elementi iniziali di una base permanente entro il 2030, segnando un cambio di passo rispetto agli ultimi anni, quando l’amministrazione Trump aveva mostrato qualche tentennamento sui tempi e sui costi dell’impresa.

Il nostro satellite naturale è un avamposto strategico, gli USA puntano al Polo Sud lunare

Per Washington la posta in gioco non è solo scientifica. La Luna è tornata a essere un territorio strategico, ricco di risorse e cruciale per le future missioni verso Marte. Nel riassunto che accompagna la proposta di legge del Senato, l’obiettivo è dichiarato senza troppi giri di parole: arrivare prima dei cinesi e consolidare la leadership statunitense nello Spazio.

La base americana dovrebbe sorgere al Polo Sud lunare, una regione di grande interesse perché ospita depositi di ghiaccio d’acqua intrappolati nelle cosiddette regioni permanentemente in ombra. L’acqua è una risorsa fondamentale: può sostenere la vita degli astronauti ma anche essere scomposta in idrogeno e ossigeno per produrre carburante per razzi.

Tra i siti più promettenti ci sono il cratere Shackleton, largo oltre 20 chilometri, e l’altopiano di Mons Mouton, dove la luce solare arriva quasi costantemente. Questo è un vantaggio decisivo per la produzione di energia.

Habitat modulari e robot in avanscoperta

La costruzione della base avverrà probabilmente per fasi. Prima arriveranno rover autonomi e missioni robotiche incaricate di studiare il terreno, individuare le risorse e preparare le piattaforme di atterraggio.

Gli habitat per gli astronauti saranno inizialmente moduli espandibili, simili a quelli della Stazione spaziale internazionale: strutture compatte durante il lancio ma in grado di gonfiarsi una volta sulla superficie lunare. In una fase successiva, la NASA prevede di costruire protezioni più solide fondendo la regolite lunare con microonde o laser per creare gusci protettivi contro radiazioni e micrometeoriti.

Alcuni scienziati guardano con interesse anche ai tunnel di lava presenti in diverse regioni della Luna. Queste gigantesche cavità sotterranee, create miliardi di anni fa dall’attività vulcanica, potrebbero offrire una protezione naturale contro radiazioni e sbalzi di temperatura. All’interno, secondo le stime, la temperatura potrebbe rimanere attorno ai 17 gradi Celsius, condizioni molto più favorevoli rispetto alla superficie.

Energia nucleare per la notte lunare

Una delle sfide più difficili è l’energia. Sulla Luna il giorno dura circa due settimane terrestri, seguito da altre due settimane di buio totale. I pannelli solari, da soli, non bastano.

Per questo NASA e Dipartimento dell’Energia stanno sviluppando reattori nucleari a fissione da circa 40 kilowatt, progettati per essere lanciati inattivi e accesi una volta arrivati sulla superficie. I piccoli reattori verrebbero probabilmente interrati nella regolite per schermare le radiazioni.

Anche la Cina guarda alla Luna

Dietro l’urgenza americana c’è soprattutto la competizione con Pechino. La Cina è oggi uno dei protagonisti della nuova corsa alla Luna e ha costruito un programma molto strutturato che punta allo sbarco umano entro il 2030.

La missione Chang’e-7, prevista per agosto 2026, rappresenterà il primo passo diretto verso il polo sud lunare. La missione includerà orbiter, lander, rover e un piccolo robot “hopper” capace di saltare tra i crateri in ombra permanente per cercare ghiaccio d’acqua.

Seguirà Chang’e-8, intorno al 2028, dedicata alla sperimentazione dell’uso delle risorse locali — inclusa la stampa 3D con materiali lunari — in preparazione di una futura base.

Parallelamente, Cina e Russia stanno lavorando alla International Lunar Research Station (ILRS), un progetto di base permanente concepito come alternativa al programma Artemis guidato dagli Stati Uniti.

La geopolitica torna nello spazio

Sessant’anni dopo Apollo, la Luna è tornata al centro della competizione tra grandi potenze. Non si tratta più solo di piantare una bandiera, ma di stabilire una presenza duratura e costruire l’infrastruttura che permetterà all’umanità di spingersi oltre.

Per Washington il messaggio è chiaro: la leadership nello spazio, come durante la Guerra fredda, passa anche dalla capacità di arrivare per primi. Chi arriva per primo si prende tutto e sulla Luna c’è tanto da prendere.

Secondo il Lunar Market Assessment – 2nd Edition realizzato da PwC (team Space Practice di Francia e Giappone), l’economia lunare potrebbe generare ricavi per 127,3 miliardi di dollari entro il 2050. Una cifra che segna il passaggio definitivo da una fase esplorativa a una prospettiva industriale e commerciale sempre più concreta.

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