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La Giornata Parlamentare. Medio Oriente, Meloni cerca tavolo con opposizioni. Campo largo, nodo leadership

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Sulla crisi in Medio Oriente Meloni invoca un tavolo con le opposizioni. La politica estera continua a dividere il campo largo. Rimane il nodo leadership.

La Giornata Parlamentare è curata da Nomos, il Centro studi parlamentari, e traccia i temi principali del giorno. Ogni mattina per i lettori di Key4biz. Per leggere tutti gli articoli della rubrica clicca qui. 

Sulla crisi in Medio Oriente Meloni invoca un tavolo con le opposizioni

La crisi in Medio Oriente è “tra le più complesse degli ultimi decenni” e in questo frangente il Governo “non è complice” né “isolato”. Una settimana prima del Consiglio Ue del 19 e 20 marzo e una settimana e mezzo dopo l’attacco degli Stati Uniti all’Iran, Giorgia Meloni riferisce in Parlamento, invoca uno spirito di coesione con l’opposizione e rivendica un ruolo di primo piano sullo scacchiere internazionale. Il Governo “non si sottrae al confronto parlamentare”, spiega la premier, ricordando che il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e della Difesa Guido Crosetto hanno riferito in Parlamento, prima di lei, per due volte in meno di una settimana. L’appello all’unità con le opposizioni è rivolto a questa fase di crisi, è “sincero”, assicura, perché “ci sono momenti nella storia nei quali bisogna cercare di andare oltre le proprie legittime e funzionali divisioni”. Di più: la presidente del Consiglio si dice disponibile a un tavolo con le opposizioni a Palazzo Chigi. 

“Aspettavo di fare questo confronto nella sede propria, che è il Parlamento, ma da domani, se voi siete disponibili, sono disponibile ad affrontare questa stagione confrontandomi con le opposizioni tutte le volte che sarà necessario”, scandisce in Aula al Senato. E alla Camera rinforza: “C’è chi nel Pd, ha vincolato” il sì al dialogo “al mio ritorno in Aula, a quando ci sarà l’ordine del giorno del Consiglio Ue: c’è da mesi, c’è già la bozza delle conclusioni, quello che vi ho portato in Aula è quello di cui si parlerà la prossima settimana. Non volete accogliere l’appello, avrete le vostre ragioni ma non vi trincerate dietro questioni che non stanno né in cielo né in terra”. E precisa che né Gran BretagnaFranciaGermania, nessun capo del Governo o presidente della Repubblica in questa fase, a oggi, “è andato a confrontarsi con il Parlamento su questa crisi”. Neanche “il campione della democrazia Pedro Sanchez, che giustamente prendiamo a punto di riferimento”. 

Quanto alla violazione del diritto internazionale, la Meloni garantisce che non si limita a “prendere atto”. È la ragione per la quale l’Italia è particolarmente attiva nel chiedere una riforma efficace ed efficiente delle Nazioni Unite, ricorda la premier, perché “sono state segnalate delle anomalie nell’organismo che dovrebbe garantire quel diritto internazionale”. Teheran però “non può arrivare ad avere l’arma atomica”. Nel suo intervento, la premier insiste sulla de-escalation del conflitto, sulla messa in sicurezza di tutti gli italiani presenti nell’area e sull’assistenza a Cipro, dove l’Italia ha già inviato la fregata Federico Martinengo

Il M5S, il Pd e Avs nelle risoluzioni chiedono al Governo di non autorizzare l’utilizzo delle basi Usa in Italia, invocando il cessate il fuoco immediato: la premier chiarisce che tutti i partner europei si stanno attenendo a quello che prevedono i loro accordi in materia, il Governo, a ogni modo, ripete la premier, non prende parte all’intervento americano e israeliano contro il “regime iraniano” e lavora sul piano diplomatico per verificare “se, e quando, esistano i margini per un ritorno della diplomazia”. Le crisi di oggi non ammettono “né debolezze né ambiguità”, sottolinea: “O l’Europa trova il coraggio di difendere i propri confini, la propria libertà e il proprio benessere, o è destinata all’irrilevanza. In un mondo che non fa sconti a nessuno”. 

La politica estera continua a dividere il campo largo. Rimane il nodo leadership

Doveva essere un’occasione di unità ma la messa a punto delle risoluzioni del centrosinistra sulle comunicazioni della premier su Iran e Consiglio Ue si trasforma, a conti fatti, in un mosaico di posizioni che vede l’unità solo tra M5S e Avs che si votano reciprocamente i documenti per intero. Ci aveva provato fino all’ultimo Giuseppe Conte a fare un ennesimo appello: in politica estera “basta divisioni”. Questa volta, però, “non si è chiuso il cerchio ma per il M5S lo sforzo non si ferma”, “Da oggi per noi è la priorità”, un obiettivo non semplice visto che le posizioni in politica interazionale nelle opposizioni ancora una volta restano diversificate. Una delle novità di giornata è anche una rinnovata consonanza al centro: al Senato Azione e Iv, alla Camera anche +Europa, mettono a punto una risoluzione unitaria che a Palazzo Madama viene sottoscritta anche dal senatore del Pd Pier Ferdinando Casini e alla Camera da Marianna Madia

La deputata si fa tra l’altro portatrice di una posizione in qualche modo dialogante anche con la maggioranza. “Con colpevole ritardo” evidenzia la Madia “Giorgia Meloni apre alle opposizioni sulla politica estera. Io penso, come ha detto prima di me benissimo Filippo Sensi, che seppur con estrema cautela si debba andare a verificare”. Insomma, un piccolo caso visto che, nei pour parler, si racconta da tempo dei malumori di diversi esponenti del Pd. “Sul Consiglio Ue non c’è mai stata una mozione unitaria”, minimizza la segretaria Dem Elly Schlein ma l’immagine a sinistra è comunque quella di un mosaico. A onor del vero su una parte l’unità c’è, anche oltre al campo largo: si tratta di quella riguardante l’Iran, ma sull’Ucraina le posizioni sono variegate. Sullo sfondo delle divisioni, secondo alcuni, anche la competizione per la leadership dell’alleanza. Gli occhi sono tutti puntati ancora sul referendum il cui esito, qualsiasi sia, non potrà non pesare negli equilibri interni. 

Schlein si è sempre detta disponibile alle primarie di coalizione ma si attende, in ogni caso, il tornante referendario. Le primarie “sono una occasione bellissima, sarà perché ci sono passato”, sottolinea conversando con i cronisti anche il leader di Iv Matteo Renzi. Certo in caso di sconfitta del NO la segretaria del Pd potrebbe essere in qualche modo indebolita. E, oltre alle ambizioni del leader M5S Giuseppe Conte, non manca chi ricorda che potrebbe esserci la sindaca di Genova Ilaria Salis. Va tenuto conto, inoltre, che la proposta di legge elettorale, sulla quale si entrerà nel vivo dopo Pasqua, impone l’indicazione di un candidato premier al momento della presentazione del contrassegno e questo non potrà non pesare nei prossimi ragionamenti anche nel campo largo

La maggioranza presenta un ddl: basta casi come la famiglia nel bosco

Il centrodestra riscrive la norma sull’allontanamento dei bimbi dalle famiglie. Nel pieno della combattuta campagna elettorale per il referendum la maggioranza ha presentato un disegno di legge per rafforzare le verifiche prima dell’allontanamento dei minori dalla famiglia, con applicazione anche ai procedimenti già pendenti. Il provvedimento segue il caso della famiglia nel bosco stabilendo che la separazione dai genitori possa avvenire solo dopo una valutazione completa del superiore interesse del minore. All’indignazione mostrata dal Governo, dal leader leghista Matteo Salvini alla stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sono quindi seguiti i primi passi concreti per avviare l’iter parlamentare di un provvedimento. Il ddl, a firma dei senatori Lucio Malan (FdI), Massimiliano Romeo (Lega), Maurizio Gasparri (FI) e Michaela Biancofiore (Cd’I-UDc-nm-maie-cp), prevede una consulenza tecnica collegiale composta da neuropsichiatra infantile, pediatra e altri esperti esterni. La perizia dovrà analizzare i rischi psico-fisici derivanti dall’ambiente familiare e confrontare le possibili soluzioni prima di qualsiasi decisione di allontanamento. 

L’obiettivo, spiegano i capigruppo, è “assicurare che, prima di assumere decisioni su un collocamento extrafamiliare, venga valutato comparativamente il beneficio collegato all’interruzione della situazione di pregiudizio in atto con le conseguenze derivanti dal distacco dall’ambiente familiare sotto il profilo della salute psico-fisica del minore”. Il giudice dovrà compiere sempre “un’attenta ponderazione, con l’ausilio di specialisti esenti da conflitti di interesse, di tutti gli elementi acquisiti valutando le diverse possibili soluzioni”, hanno spiegato ribadendo l’urgenza della loro proposta: “Sono oltre ventimila i minori italiani allontanati dalle loro famiglie, in gran parte collocati in comunità educative ovvero case-famiglia”. In base al testo, il Giudice dovrà quindi motivare analiticamente la decisione, indicando contenuto della perizia e alternative valutate. Nei casi di urgenza estrema, come abusi o grave pericolo, l’allontanamento può essere disposto immediatamente, con possibilità per le parti di richiedere successivamente la consulenza. Le spese della perizia saranno anticipate dallo Stato, con copertura di 2,5 milioni di euro dal 2026. 

Nordio blinda la Bartolozzi. Bufera su Gratteri

Giusi Bartolozzi è una capa di gabinetto di grandissima esperienza, che ha cumulato l’esperienza politica con l’esperienza di magistrato, è sempre stata estremamente fedele ed estremamente laboriosa. Quindi le dimissioni si chiedono per ragioni molto più serie”. Con queste parole anche ieri il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha blindato la sua collaboratrice confermando che resterà al suo posto. Dal Pd volano subito bordate e anche un po’ di ironia: “Ma davvero la fedeltà giustifica tutto? Ministro, lei rappresenta il ministero della giustizia che per la storia di questo Paese non merita di essere trascinato nella polvere da chi, nello svolgimento di un ruolo così delicato e importante, dimostra di non avere alcun senso delle istituzioni e di rispetto per la Costituzione e i suoi equilibri e pronuncia frasi eversive”, attacca la dem Debora Serracchiani. L’ennesima difesa di Nordio a Bartolozzi arriva in una giornata che era stata dominata dalle polemiche piombate su uno dei nomi forti del fronte del No, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri

A lanciare il sasso nello stagno è stato il direttore del Foglio Claudio Cerasa, pubblicando un post nel quale rende noto uno scambio di battute tra il procuratore e una giornalista. “Abbiamo chiamato Gratteri per capire perché ha detto che Sal Da Vinci voterà “no” al referendum (falso). Ci ha detto: scherzavo. E ha aggiunto: “Se dovete speculare fate pure. Tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete”. Immediata la reazione del centrodestra che ha accusato Gratteri di “minacce inquietanti”, di “allusioni e insulti” da censurare fino a chiedere, con Enrico Costa di Forza Italia, “un’informativa urgente” al Ministro della giustizia. Dopo poche ore, Gratteri chiarisce: “Io so bene cosa significa essere bersaglio di minacce. Il nostro ordinamento prevede 90 giorni di tempo per presentare una querela penale e cinque anni per l’azione civile. Appena avrò un po’ di tempo valuterò se agire nei confronti di quei giornali che ritengo abbiano leso la mia immagine, con querela o con citazione civile”. 

In mezzo si è collocato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha salomonicamente censurato sia Bartolozzi che Gratteri: “Non condivido le parole di Bartolozzi ma Gratteri fa paura”, ha spiegato. Resta però, al di fuori di via Arenula, il silenzio del centrodestra sul caso Bartolozzi e l’irritazione di palazzo Chigi sembra non essere scemata. Ma il referendum si avvicina e non è il caso di avviare una resa dei conti in giornate cruciali alla luce degli ultimi sondaggi che davano il No avanti, seppur di un soffio. Anche perché Carlo Nordio ha confermato una futura riforma che svela una programmazione, e l’ha fatto accostando il voto del referendum al caso che sta spaccando da anni l’Italia, Garlasco: “Ritengo che casi Garlasco, dopo la riforma che faremo a seguito di questa riforma, non ce ne dovrebbero più essere: perché noi attueremo il processo accusatorio”. Una riforma dopo la riforma, quindi. Ed ha aggiunto che il Governo “sta già studiando” le leggi attuative, che non sono poca cosa. 

Alla Camera

Dopo che iri ha discusso e approvato la risoluzione di maggioranza sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista della riunione del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026 nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente, nella giornata di oggi l’Assemblea della Camera non si riunirà. I lavori dell’aula di palazzo Montecitorio riprenderanno domani alle 9.30 con lo svolgimento delle interpellanze urgenti.

Per quanto riguarda le Commissioni, la Bilancio esaminerà il decreto-legge PNRR. La Attività Produttive si confronterà sul decreto-legge per la riduzione del costo dell’energia elettrica e del gas in favore delle famiglie e delle imprese, per la competitività delle imprese e per la decarbonizzazione delle industrie, il cosiddetto decreto bollette. Tutte le altre Commissioni, invece, non terranno seduta.

Al Senato

L’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi alle 10.00 per ascoltare le comunicazioni del Ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso sulla situazione dell’ILVA. A seguire svolgerà le interrogazioni e alle 15.00 le interrogazioni a risposta immediata (question time).

Per quanto riguarda le Commissioni, la Giustizia esaminerà il ddl sulla riforma degli ordinamenti professionali e il ddl sulle indagini informatiche. Dibatterà sul ddl sull’apologia della criminalità organizzata, sul ddl sull’istigazione a delinquere verso i minori, sul ddl sui detenuti in aree insulari e sui ddl sulla destinazione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata. Infine, svolgerà audizioni sui ddl sulla crisi da sovraindebitamento e sui ddl sul reato di manipolazione psicologica e mentale. La Affari Esteri e Difesa ascolterà degli attivisti della comunità iraniana in Italia. Tutte le altre Commissioni, invece, non terranno seduta.

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