L'operazione

Warner Bros alla Paramount per 111 miliardi di dollari. Gli Ellison (Oracle) mettono Hollywood contro le Big Tech

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Sotto un unico tetto una grossa fetta della produzione cinematografica, TV e informativa. Al cuore dell'operazione l'integrazione di contenuti media e cinema con AI, cloud e dati.

Paramount a un passo da Warner Bros per 111 miliardi. Netflix non rilancia e apre la strada alla famiglia Ellison. Ora la partita passa all’Antitrust USA

Paramount-Skydance è a un passo dal diventare proprietaria di Warner Bros. Discovery (WBD) con un’offerta da 111 miliardi di dollari in contanti. Il colpo di scena è arrivato nelle ultime ore, quando Netflix ha deciso di non rilanciare, giudicando il prezzo “non più finanziariamente attraente”, e il board di WBD ha definito la proposta di Paramount “superiore”, raccomandandola agli azionisti.

Se l’operazione sarà approvata dal voto del 20 marzo 2026 e supererà l’esame delle autorità regolatorie, nascerà un colosso da circa 70 miliardi di ricavi annui, destinato a ridisegnare gli equilibri di Hollywood.

Paramount Skydance ha chiuso il l’ultimo trimestre del 2025 con ricavi in lieve crescita, ma perdite nette ampliate, ma vede una solida crescita degli abbonati (la vera miniera da cui estrarre l’oro digitale del momento e del futuro).

Ma dietro la cronaca della gara miliardaria si muove una partita più profonda. La famiglia Ellison (Larry, fondatore e primo azionista di Oracle, e il figlio David, ceo di Skydance) non sta solo comprando uno studio: sta tentando di costruire un ponte strategico tra vecchia Hollywood e infrastruttura tecnologica avanzata, usando i contenuti premium come leva per riequilibrare i rapporti di forza con le Big Tech dello streaming puro (come Disney+, Apple TV e la stessa Netflix ovviamente, ma anche le ibride come Amazon).

Il CEO di Oracle Larry Ellison

Il colpo di scena, Netflix si ritira: “Operazione finanziaria non più attraente

Netflix ha deciso di sfilarsi: “Il prezzo per eguagliare l’offerta di Paramount non è più attraente, data la nostra disciplina finanziaria e i rischi antitrust”, hanno dichiarato i co-amministratori delegati Ted Sarandos e Greg Peters.

In un comunicato congiunto hanno precisato: “La transazione che avevamo negoziato avrebbe creato valore per gli azionisti con un chiaro percorso verso l’approvazione regolatoria. Tuttavia, siamo sempre stati disciplinati. Questa operazione era un “nice to have” al giusto prezzo, non un “must have” a qualsiasi prezzo”.

Il gigante dello streaming globale decide di uscire dalla partita, preservando cassa e flessibilità finanziaria. Rinuncia a un catalogo iconico, come si è detto più volte, ma evita un’operazione che avrebbe potuto esporla a rischi regolatori e a un significativo aumento del debito.
Netflix ha chiuso l’ultimo trimestre del 2025 con ottimi risultati, superando le attese degli analisti, con ricavi in crescita del 16% su base annua e un +30% sugli utili per azione, per un totale di 300 milioni di utenti abbonati (+18 milioni nell’ultimo trimestre considerato).

Una trattativa lunga mesi

La battaglia per Warner Bros va avanti da mesi. A ottobre 2025, WBD aveva aperto alla cessione di parti del gruppo. A dicembre Netflix aveva messo sul tavolo circa 82 miliardi di dollari (27,75-28 dollari per azione, incluso il debito) per rilevare Studios e streaming, inclusa HBO Max, lasciando fuori le reti tradizionali come CNN.

Paramount, sostenuta dalla famiglia Ellison, aveva inizialmente tentato un’offerta alternativa per l’intero perimetro del gruppo, comprendendo anche CNN e le reti televisive. Dopo un primo rifiuto, ha rilanciato in modo aggressivo: prima 108 miliardi (30 dollari per azione), poi 111 miliardi in contanti, pari a 31 dollari per azione, con un premio del 50% rispetto al prezzo pre-offerta.

Non solo. Paramount ha accettato di coprire la penale da 2,8 miliardi di dollari che Warner Bros avrebbe dovuto pagare a Netflix in caso di rottura dell’accordo precedente, e si è impegnata a versare fino a 7 miliardi di dollari qualora l’operazione non andasse in porto. Una struttura “cash-heavy” che ha rafforzato la percezione di certezza e rapidità di chiusura.

Sotto il tetto Paramount una grossa fetta della produzione cinematografica, televisiva e informativa

Warner Bros ha definito la proposta di Paramount “superior” rispetto a quella di Netflix. L’operazione riguarda l’intero gruppo: Studios cinematografici (Batman, Harry Potter, Il Signore degli Anelli), HBO Max, CNN, TNT Sports e le reti lineari.

David Ellison ha accolto con favore la decisione del board: “La proposta offre agli azionisti di Warner Bros valore superiore, certezza e velocità di chiusura”.

Se andrà in porto, Paramount integrerà nel proprio portafoglio HBO Max, CNN, Food Network e un ampio pacchetto sportivo, affiancandoli ai brand già controllati come CBS, Nickelodeon e Comedy Central. Una concentrazione che riporterebbe sotto un unico tetto una parte rilevante della produzione cinematografica, televisiva e informativa americana.

Hollywood come arma contro le Big Tech. Oracle integra contenuti media e cinema con AI, cloud e dati

L’operazione, inoltre, ha un evidente significato industriale, ma anche tecnologico. Larry Ellison controlla circa il 42% di Oracle, colosso del software enterprise e del cloud, oggi fortemente posizionato su intelligenza artificiale e infrastrutture dati.

Il paradosso è evidente: un protagonista storico della Big Tech entra in Hollywood per “difendere” l’industria tradizionale proprio dalle Big Tech dello streaming. Ma la logica è meno contraddittoria di quanto sembri.

Da un lato, l’acquisizione crea un gigante ibrido (studios, streaming, news e sport) capace di competere con gli altri player del settore non solo sui contenuti, ma sulla distribuzione e sull’analisi dei dati. Dall’altro, consente a Oracle di rafforzare indirettamente la propria posizione come fornitore di cloud e AI per un grande gruppo media integrato, riducendo la dipendenza da AWS o Google Cloud.

Non si tratta di un’invasione frontale di Oracle nell’entertainment, ma di un’integrazione strategica: contenuti premium alimentati da infrastrutture tecnologiche avanzate, con personalizzazione e analytics come fattori chiave. In un’epoca in cui la competizione si gioca sugli algoritmi tanto quanto sulle sceneggiature, la combinazione può fare la differenza e creare nuovo business.

David Ellison, Chairman & CEO di Paramount Skydance Corporation

Le ombre regolatorie e politiche

La partita, comunque, è tutt’altro che chiusa. Paramount dovrà ottenere il via libera del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e delle autorità antitrust europee. In California, il procuratore generale Rob Bonta ha già avvertito che “non è un affare concluso”.

Questi due titani di Hollywood non hanno ancora superato il vaglio regolatorio – ha scritto bont – in più il Dipartimento di Giustizia della California ha un’indagine aperta e intendiamo essere rigorosi nella nostra revisione”.

Le preoccupazioni riguardano la concentrazione nel settore degli Studios, dello streaming e dell’informazione, in particolare per il destino di CNN. Il presidente Donald Trump, che in passato ha attaccato duramente l’emittente definendone i vertici “corrotti o incompetenti”, aveva dichiarato a dicembre di ritenere che CNN dovesse essere venduta separatamente.

Il coinvolgimento della famiglia Ellison (Larry è un noto donatore repubblicano) ha alimentato ulteriori interrogativi sul possibile intreccio tra politica e media.
Jared Kushner, genero di Trump, aveva inizialmente sostenuto l’offerta tramite il suo fondo Affinity Partners, salvo poi ritirarsi sotto la pressione delle polemiche.

Se l’operazione supererà l’esame regolatorio, Hollywood entrerà in una nuova fase di consolidamento. Paramount-Warner diventerebbe uno dei principali poli globali per cinema, streaming, sport e news, con inevitabili razionalizzazioni, possibili tagli al personale e una riorganizzazione delle redazioni, a partire da CNN.

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