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“20mila rider sfruttati in Italia”: la Procura di Milano alza la lente su Deliveroo, è caporalato

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Sotto indagine la società e il suo amministratore delegato. Un vero e proprio sistema di sfruttamento, che per la procura di Milano è caporalato.

Lavoratori sfruttati e sottoposti a turni massacranti, la procura di Milano indaga Deliveroo

È un’accusa pesante quella rivolta dal pm di Milano Paolo Storari al colosso della consegna di cibo dalla rete direttamente a casa Deliveroo: sfruttamento e contratti da fame. Secondo l’indagine, infatti, sarebbero stati letteralmente sfruttati, con paghe sotto la soglia di povertà, anche approfittando del loro stato di bisogno, quasi 20.000 lavoratori sul territorio nazionale, di cui 3.000 solo a Milano.

La società e l’amministratore delegato sono indagati inoltre per il reato di caporalato, visto il pesante sfruttamento lavorativo dei dipendenti: 12 ore al giorno di lavoro, per circa 1.000 euro al mese.

Indagata la società e il suo amministratore unico per il reato di caporalato

Ai rider, si legge nell’imputazione, sarebbero state corrisposte retribuzioni “in alcuni casi inferiori fino a circa il 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva“.
Una condizione che viola anche la nostra Costituzione e che è stata portata avanti per anni, scrive il pm sulla base degli accertamenti dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro.

Nel provvedimento in via d’urgenza (dovrà essere valutato da un gip) di 60 pagine, il pm Storari, che da anni sta portando avanti indagini di questo genere anche nei settori della logistica, dei trasporti, della moda e della vigilanza privata, si legge che è iscritta la società Deliveroo Italy srl, con sede a Milano, e che è indagato per caporalato l’amministratore unico Andrea Giuseppe Zocchi.

Sono tante le testimonianze riportate in un articolo scritto da Rosaria Di Raimondo e Carmine R. Guarino per il quotidiano La Repubblica, come quella di Afridi: “Lavoro dal lunedì alla domenica senza riposo. Ogni giorno inizio alle 9 e finisco alle 15, ricomincio alle 18 e termino alle 22”.

Oppure quella di Ahmad: “Lavoro anche 12-14 ore in un solo turno. Le difficoltà oltre che economiche sono fisiche e mentali per la troppa fatica”.

Sono una cinquantina le testimonianze dei raider ascoltate dai Carabinieri guidati da Loris Baldassarre e dalla stessa Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, e riportano tutte le stesse dinamiche: turni massacranti, stanchezza, paghe bassissime.

Una piattaforma che traccia e controlla i rider

La tecnologia ci ha permesso di acquistare online qualsiasi bene e servizio, da godere e sfruttare comodamente da casa, ma nel caso di merce e cibo che arriva direttamente davanti la porta di casa qualche riflessione siamo chiamati a farla.

Quelle stesse piattaforme di ecommerce e delivery sono forse la concausa di questo stato di cose che, nel XXI secolo e in un Paese che si definisce civile e avanzato, non possono essere accettate. Ne si può far finta di non sapere.

Secondo le indagini, la piattaforma che gestisce gli ordini e le consegne “traccia la posizione” dei raider tramite GPS, calcola ogni spostamento, distanze, tempi di consegna ed eventuali ritardi. Parliamo di “lavoratori geolocalizzati”. Peccato che la stessa piattaforma non “tracci anche la fatica” e magari i pericoli a cui vanno incontro questi lavoratori sottopagati.

Senza considerare che ogni lavoratore, a fronte di esigui guadagni, deve prendersi carico dei costi per comprarsi una bicicletta o un motorino (come della manutenzione e delle riparazioni necessarie), in un contesto di zero tutele, niente malattia o ferie, nonostante stiamo parlando di un contratto di lavoro subordinato.

Una specie di “Grande fratello” del delivery

Come dicevamo, la piattaforma usata da Deliveroo traccia, segue, sa tutto dei rider. Sa bene anche che si tratta di persone che hanno necessità di lavorare e che quindi difficilmente possono dire di no: “Non si può dire no, nemmeno se una corsa vale una miseria – scrivono gli autori dell’articolo – la piattaforma conteggia i rifiuti delle consegne. Il grande fratello digitale mette in atto un continuo “controllo sul comportamento”, un controllo “dell’esecuzione” e dei “guadagni”.

Una “situazione di illegalità che è indispensabile far cessare al più presto”, è scritto nelle carte dell’indagine. Per questo è scattato il controllo giudiziario per Deliveroo e si procederà con “la nomina di un amministratore giudiziario”, in questo caso Jean Paule Castagno, si legge sempre nell’articolo pubblicato da La Repubblica, che tra le altre cose deve garantire la regolarizzazione dei lavoratori coinvolti e modificare l’organizzazione della società.

Il precedente di Foodinho (Gruppo Glovo)

Lo scorso 19 febbraio, il gip Roberto Crepaldi aveva convalidato il provvedimento del pm Storari che aveva disposto, sempre in via d’urgenza, il controllo giudiziario nei confronti di Foodinho, società milanese di delivery del colosso spagnolo Glovo, finito al centro delle indagini per caporalato.

Per l’accusa, in quel caso sarebbero stati sfruttati 40 mila rider impiegati in tutta Italia, “lavoratori, formalmente autonomi in regime forfettario“, ma “in realtà da considerarsi lavoratori dipendenti a pieno titolo: approfittando dello stato di bisogno avrebbero percepito un reddito netto annuo sotto la soglia di povertà“.

I carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro, su disposizione del pm Storari, si legge sull’Ansa, sono andati anche nelle sedi di sette società, tra cui Mc Donald’s Italia, Burger King Restaurants Italia ed Esselunga spa, tutte “in rapporti contrattuali” con il colosso del delivery e che “si avvalgono dei medesimi rider per effettuare le consegne“.
Gli investigatori hanno chiesto e acquisito documenti sui “modelli di organizzazione” e sui “sistemi di controllo interni“. Le sette società al momento non risultano indagate.

Un mercato quello delle consegne di cibo che solo in Italia vale quasi 2 miliardi di euro, secondo dati dell’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano.

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