I ragazzi sono consapevoli di passare troppo tempo online. E sanno anche che questo ha un costo, in termini di salute mentale e fisica. In occasione del Safer internet day, la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Europea e celebrata oggi, l’Associazione social warning – movimento etico digitale Aps presenta i risultati della survey 2025 condotta dall’osservatorio scientifico del Movimento etico digitale, che ha coinvolto oltre 20mila studenti.
Due ragazzi su tre dipendenti da smartphone e dispositivi
Dai dati emerge un quadro preoccupante: il 77,5% degli studenti tra gli 11 e i 18 anni dichiara di sentirsi dipendente dai dispositivi digitali, in aumento di quasi cinque punti percentuali rispetto all’anno precedente (72,6%). Una consapevolezza diffusa che però non si traduce automaticamente nella capacità di ridurre il tempo trascorso davanti agli schermi.
Nel dettaglio, il 41,8% parla di una dipendenza moderata, il 33,3% di una dipendenza lieve e una quota più contenuta riconosce una forma grave. Solo il 22,5% afferma di non sentirsi dipendente. Ma il dato più critico emerge guardando ai tentativi di cambiamento: tra i ragazzi che hanno provato a ridurre il tempo online, solo il 23,3% dichiara di esserci riuscito davvero.

Alla percezione di dipendenza si affianca una crescente preoccupazione per la salute fisica e mentale: già nel 2024, oltre il 60% degli studenti riteneva che l’uso eccessivo dei dispositivi digitali potesse influire sia sulla salute mentale che fisica, evidenziando effetti su attenzione, qualità del sonno, postura, vista e benessere psicologico. Nel 2025, questa consapevolezza si rafforza ulteriormente. Alla domanda ‘Credi che l’uso eccessivo dei dispositivi digitali possa influire sulla tua salute fisica o mentale?’ oltre il 91% dei ragazzi riconosce un impatto diretto del digitale sul proprio benessere.

Alla percezione di dipendenza si affianca una crescente preoccupazione per la salute fisica e mentale: già nel 2024, oltre il 60% degli studenti riteneva che l’uso eccessivo dei dispositivi digitali potesse influire sia sulla salute mentale che fisica, evidenziando effetti su attenzione, qualità del sonno, postura, vista e benessere psicologico.
Nel 2025, questa consapevolezza si rafforza ulteriormente. Alla domanda “Credi che l’uso eccessivo dei dispositivi digitali possa influire sulla tua salute fisica o mentale?” oltre il 91% dei ragazzi riconosce un impatto diretto del digitale sul proprio benessere. Nel dettaglio: ben il 72,2% risponde che può incidere su entrambe, il 15% solo sulla salute mentale e il 4,1% solo su quella fisica. Solo l’8,7% dichiara di non vedere alcuna correlazione.

Parallelamente cresce il tempo trascorso online nelle fasce più sensibili della giornata: aumenta infatti in modo significativo la navigazione tra le 13.00 e le 19.00– con un incremento di oltre sei punti percentuali- e continua a crescere anche la fascia serale 19.00–23.00. Ore tradizionalmente dedicate allo studio, alle relazioni e al riposo risultano sempre più assorbite dalla connessione continua.

Questo scenario si riflette anche nel modo in cui i ragazzi percepiscono il loro stare online. Se il 57% dichiara di sentirsi “bene”, cresce in modo marcato la quota di chi risponde “né bene né male”, che arriva al 31%. Un dato che, secondo l’Osservatorio, non indica equilibrio, ma piuttosto una forma di assuefazione: Internet non è più percepito come uno spazio che fa stare bene o male, ma come un ambiente costante, inevitabile.

Telefono Azzurro: 1 adolescente su 3 utilizza chatbot IA. crescono le sfide per la salute mentale
Un contesto già fragile: i dati sulla salute mentale giovanile
Il quadro della salute mentale in età evolutiva appare già critico. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 1 adolescente su 7 (14%) tra i 10 e i 19 anni sperimenta un disagio psichico, spesso non riconosciuto né trattato. Ansia, depressione, solitudine e isolamento sociale rappresentano le problematiche più diffuse. Preoccupa in particolare il dato sulla solitudine: 1 adolescente su 5 dichiara di sentirsi solo, con percentuali più elevate tra le ragazze. Studi recenti evidenziano inoltre una correlazione tra uso problematico dei social network e sintomi ansiosi e depressivi, alimentati dal confronto sociale, dalla paura di esclusione e da sentimenti di inadeguatezza.
Chatbot AI: diffusione elevata tra i giovani
In questo contesto, l’uso dei chatbot basati su Intelligenza Artificiale è ormai una pratica diffusa anche in Italia. Secondo i dati dell’indagine promossa da Telefono Azzurro in collaborazione con Ipsos Doxa su ragazzi tra i 12 e i 18 anni, nel 2025 il 35% dichiara di utilizzare strumenti di IA (come ChatGPT) tra le attività online svolte più frequentemente. La conoscenza dei chatbot IA è molto elevata: il 74% del campione afferma di conoscerli e, dopo una breve spiegazione, il 75% dichiara di utilizzarli. L’uso aumenta con l’età ed è leggermente più diffuso tra i ragazzi rispetto alle ragazze. ChatGPT risulta il chatbot più utilizzato (83%), seguito da Gemini (36%), Meta AI (27%) e Microsoft Copilot (7%).
Dallo studio al supporto personale
L’impiego principale dei chatbot resta legato allo studio, ai compiti e alla ricerca, ma emerge anche un utilizzo a fini personali. Il 14% dei ragazzi dichiara di rivolgersi spesso a un chatbot per ricevere consigli personali, mentre il 34% lo ha fatto almeno qualche volta. Il livello medio di fiducia attribuito a questi strumenti è pari a 6,6 su una scala da 1 a 10, con il 58% dei rispondenti che assegna un punteggio superiore a 7, segnalando un rapporto di fiducia elevato e potenzialmente critico. I ragazzi attribuiscono ai chatbot un certo grado di “umanità”: il livello medio di antropomorfismo è 3,2 su 5. Sebbene il 38% dichiari di non aver mai instaurato interazioni personali, tra chi lo ha fatto emergono motivazioni legate alla curiosità (36%), alla qualità dei consigli (23%), al sentirsi non giudicati (15%) o meno soli (10%). Una minoranza significativa (7%) afferma di non avere altre persone di riferimento.
Emozioni, benefici percepiti e rischi
Dal punto di vista emotivo, l’interazione con i chatbot suscita prevalentemente curiosità e divertimento, ma il 23% dei ragazzi dichiara di essersi sentito non giudicato e il 16% meno solo. Solo il 9% riferisce un’esperienza insoddisfacente. Accanto ai benefici percepiti, emergono chiaramente anche i rischi. Il 40% dei ragazzi segnala una possibile riduzione del pensiero critico, il 35% una diminuzione delle relazioni sociali reali, il 33% il rischio di confondere realtà e finzione, il 25% la possibilità di sviluppare dipendenza, il 20% la diffusione di informazioni errate e il 19% rischi per la privacy. Solo il 10% ritiene che non vi siano effetti negativi.
L’uso dell’intelligenza artificiale nei compiti scolastici influisce negativamente sull’apprendimento
Una nuova ricerca condotta in Europa e commissionata da Epson mostra che il 68% degli insegnanti italiani (74% in Europa) ritiene che l’uso dell’IA da parte degli studenti per svolgere i compiti scolastici abbia un effetto negativo sull’apprendimento.
Stando ai dati, il 79% dei docenti italiani (75% in Europa) ha notato che gli studenti utilizzano strumenti di IA per svolgere i compiti scolastici e quelli assegnati a casa, il 58% (60% in Europa) precisa che l’uso dell’IA per completare i compiti permette agli studenti di aggirare loro livello di istruzione, e il 72% (73% in Europa) esprime preoccupazione per il fatto che un eccessivo affidamento all’IA sta riducendo la capacità degli studenti di individuare le informazioni false e di pensare in modo critico. Non solo: il 52% (il 54% in Europa) afferma che tutto questo sta portando a risultati scolastici peggiori, poiché senza l’IA gli studenti hanno difficoltà a ottenere buoni risultati.
La tecnologia non va abbandonata, ma è necessario creare una buona base con i sistemi tradizionali
È importante sottolineare che gli insegnanti non chiedono l’abbandono della tecnologia, ma sostengono che prima di tutto devono esserci le basi: il 64% (61% il dato europeo) desidera infatti una maggiore attenzione alle risorse tradizionali, come fogli di lavoro e libri di testo, poiché per il 68% (74%) queste risorse rimangono essenziali per garantire il consolidamento delle basi dell’alfabetizzazione e della matematica.
La ricerca ha anche rilevato che il 46% degli insegnanti italiani (il 60% di quelli europei) ritiene che gli studenti imparino meglio sulla carta che sugli schermi, mentre il 66% (stesso dato europeo) sostiene che i metodi tradizionali forniscono le basi per l’apprendimento permanente.
Il 98% dei giovani europei usa AI per l’apprendimento. Preoccupa la perdita di competenze
Una forte preoccupazione per la perdita di competenze e l’aumento della pigrizia per la delega dei compiti a ChatGPT, insieme alla mancanza di fiducia nell’IA per timore che fornisca informazioni inventate o fuorvianti. Sono alcune tra le principali evidenze dall’Italia emerse nell’ultimo report di Eu Kids Online, la rete europea di ricerca multidisciplinare che dal 2006 studia le trasformazioni dell’uso di internet e delle tecnologie digitali da parte di bambini e adolescenti Pubblicato in occasione del Safer Internet Day.
Il nuovo report confronta i comportamenti di 25.592 bambini e ragazzi tra i 9 e i 16 anni in 17 Paesi europei circa l’uso e le esperienze di strumenti basati sull’IA nei motori di ricerca, nelle piattaforme di social media, nei servizi di messaggistica, nelle applicazioni creative e nelle tecnologie educative. A questo si aggiunge una survey qualitativa su 244 adolescenti tra i 13 e i 17 anni in 15 Paesi. In Italia, il campione analizzato è composto da 2.170 studenti 9-16enni distribuiti in 135 classi, in 100 scuole (33 scuole primarie, 33 secondarie di I grado, 33 secondarie di II grado).
Quasi tutti gli intervistati nel nostro Paese, indipendentemente dall’età e dal genere, sottolineano come il rischio maggiore dell’Ia sia quello di essere ‘sostituiti’, di impigrirsi e diventare meno capaci di svolgere compiti di base, come scrivere un tema.
