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OpenAI e pubblicità, 60 dollari per mille visualizzazioni su ChatGPT

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La scelta segnala la volontà di posizionare ChatGPT come ambiente premium in quanto la cifra supera di circa tre volte le tariffe di Meta.

La strategia commerciale di OpenAI entra in una nuova fase con la definizione dei criteri economici legati all’introduzione della pubblicità all’interno di ChatGPT.

Secondo le informazioni disponibili, il costo richiesto agli inserzionisti risulterebbe sensibilmente superiore rispetto agli standard di mercato, attestandosi intorno a sessanta dollari per mille visualizzazioni, una cifra che supera di circa tre volte le tariffe comunemente applicate sulle piattaforme di Meta.

La pubblicità su ChatGPT sarà premium

Questa scelta segnala la volontà di posizionare ChatGPT come ambiente premium, valorizzando l’elevato livello di attenzione degli utenti e il contesto conversazionale in cui i messaggi promozionali vengono inseriti. Nonostante il prezzo elevato, OpenAI prevede inizialmente di fornire agli inserzionisti solo dati aggregati e di alto livello sulle performance delle campagne, come il numero complessivo di visualizzazioni o di clic.

Informazioni più dettagliate sulle azioni successive degli utenti, ad esempio l’acquisto di un prodotto, non saranno disponibili nella fase iniziale. Tale impostazione riflette l’impegno dichiarato dall’azienda a non vendere i dati personali e a preservare la riservatezza delle conversazioni, un elemento distintivo rispetto ai modelli pubblicitari di Google e Meta.

Gli annunci verranno mostrati agli utenti dei piani gratuiti e delle fasce di accesso più basse, con esclusioni specifiche per i minori e per dialoghi che affrontano temi sensibili come salute mentale o politica.

Questa selezione evidenzia un tentativo di bilanciare monetizzazione e responsabilità sociale. L’iniziativa apre un dibattito più ampio sul futuro dei modelli di business basati su AI, sul valore economico dell’attenzione in ambienti conversazionali e sulle implicazioni di lungo periodo per utenti, brand e regolatori.

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L’avvertimento grave del CEO di Anthropic: l’AI metterà alla prova l’umanità come specie

L’intervento pubblico di Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, propone una riflessione radicale sul momento storico che l’umanità sta attraversando con l’ascesa di sistemi di AI sempre più potenti.

Attraverso un saggio articolato e volutamente provocatorio, l’autore descrive una fase di transizione paragonabile a un ‘rito di passaggio’, in cui capacità tecnologiche quasi illimitate vengono consegnate a società che potrebbero non essere pronte a gestirle.

Secondo Amodei, la traiettoria esponenziale dello sviluppo rende plausibile, in un arco temporale molto ristretto, la nascita di entità computazionali con competenze superiori a quelle dei migliori esperti umani in numerosi ambiti, dalla chimica all’ingegneria.

Questa prospettiva apre scenari dirompenti sul piano economico, occupazionale e geopolitico, inclusa la possibile erosione di una vasta quota di impieghi qualificati e l’emergere di nuovi squilibri di potere tra Stati.

Particolare enfasi viene posta sui rischi legati all’uso malevolo dell’AI, soprattutto in ambito biologico, dove la combinazione tra automazione e conoscenze avanzate potrebbe amplificare la capacità distruttiva di singoli attori o gruppi estremisti.

Amodei segnala inoltre il pericolo di un rafforzamento dei sistemi autoritari, che potrebbero sfruttare tali strumenti per perfezionare il controllo sociale, così come le responsabilità dirette delle stesse aziende tecnologiche, potenzialmente in grado di influenzare masse di utenti senza adeguati contrappesi.

Pur mantenendo una visione fiduciosa sulla possibilità di superare questa fase critica, il messaggio centrale insiste sulla necessità di trasparenza, governance rigorosa e assunzione collettiva di responsabilità, affinché il potenziale dell’AI non si trasformi in una minaccia sistemica per la civiltà.

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