Nuovo Piano Transizione 5.0

Iperammortamento per la transizione digitale ed energetica, ma che fine farà la clausola “compra europeo”?

di |

Uno degli elementi più qualificanti del decreto è il requisito di origine europea dei beni materiali e immateriali da parte delle imprese, teso a rafforzare le catene del valore continentali e ridurre le dipendenze strategiche da fornitori extra-Ue. Ma qualcuno vuole eliminare questo vincolo.

Transizione 5.0 e iperammortamento, il nuovo Piano del Mimit per accelerare lo sviluppo digitale e green

Il Nuovo Piano Transizione 5.0 entra nella sua fase operativa. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy, su indicazione del ministro Adolfo Urso, ha trasmesso al ministero dell’Economia e delle finanze la bozza di decreto interministeriale che definisce le modalità attuative della misura prevista dalla Legge di Bilancio 2026. L’obiettivo è chiaro: accompagnare le imprese nella doppia transizione digitale ed energetica, offrendo un quadro di regole stabile e pluriennale per programmare gli investimenti e la leva scelta è quella dell’iperammortamento.

Una scelta che, almeno nelle intenzioni, va nella direzione di una forte integrazione tra innovazione tecnologica, autoproduzione energetica e rafforzamento delle filiere industriali europee.
Ma c’è una nota dolente rinvenibile proprio nella manovra votata a fine anno scorso, in un ordine del giorno di Forza Italia.

Il vincolo “made in Europe” che si vorrebbe far saltare

Uno degli elementi più qualificanti del decreto è il requisito di origine europea dei beni agevolabili. I beni strumentali e gli impianti per le rinnovabili devono essere prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Paesi aderenti allo Spazio economico europeo.

Ma sulla manovra si legge: “sull’ordine del giorno n. 9/2750/110 Nevi, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l’opportunità di promuovere, nell’ambito delle politiche industriali e fiscali, un approccio equilibrato che coniughi le esigenze di sicurezza economica e strategica con l’apertura agli scambi commerciali, alla cooperazione tecnologica internazionale e al rafforzamento delle relazioni economiche e diplomatiche dell’Italia coi propri alleati storici e in tale ambito a riconsiderare la clausola di esclusione di cui al comma 427 dell’articolo 1 del provvedimento in esame nel senso di ristabilire i benefici dell’iperammortamento anche per i beni prodotti nei Paesi dell’EFTA e del G7”.

Come spiegato da Luca Monticelli su La Stampa, l’obiettivo sembra essere quello di cambiare la misura e presentarla in Parlamento in uno dei prossimi provvedimenti economici.

Per i beni materiali, per il momento, è richiesto un certificato di origine della Camera di Commercio o una dichiarazione del produttore che attesti che il bene è stato integralmente ottenuto o ha subito l’ultima trasformazione sostanziale in Europa. Per i software, il decreto entra nel dettaglio: almeno il 50% del valore delle attività di sviluppo deve essere riconducibile a soggetti operanti stabilmente nell’UE o nel SEE, con indicazioni puntuali su architettura, codice sorgente, testing e debugging.

Si guarda anche a Stati Uniti e Giappone?

Con l’indicazione Paesi EFTA ci si riferisce a Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera, ma considerando che l’ordine del giorno prende in considerazione anche i Paesi del G7 ecco che la platea si allargherebbe anche a Stati Uniti, Regno Unito, Giappone e Canada.

È una scelta che va oltre la tecnica fiscale e va a cercare di favorire produttori extra-europei, in particolare si pensa agli Stati Uniti, ovviamente, anche in relazione alle minacce (chiamiamole per quello che sono ormai) fatte da Trump negli ultimi mesi, che ci vuole semplici consumatori di tecnologie made in USA.

Il Piano Transizione 5.0 dovrebbe rappresentare (anche) uno strumento di politica industriale europea, volto a rafforzare le catene del valore continentali e a ridurre le dipendenze strategiche da fornitori extra-Ue, in particolare nei settori chiave dell’industria digitale ed energetica. Il testo inviato dal Mimit al Mef va in questa direzione e si spera rimanga tale.

Beni strumentali e autoproduzione rinnovabile: il perimetro dell’iperammortamento

Tornando al testo inviato al Mef, il cuore del decreto riguarda i beni strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, individuati negli allegati IV e V alla legge n. 199 del 2025, insieme agli investimenti per l’autoproduzione e l’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili. La finestra temporale è ampia: sono agevolabili gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.

L’art. 1, comma 427, della Legge 30.12.2025, n. 199, introduce la maxideduzione delle quote di ammortamento per gli investimenti fatti nel periodo indicato, in sostituzione dei crediti di imposta Transizione 4.0 e 5.0, la norma prevede, ai fini fiscali, una maggiorazione del costo di acquisto con l’aliquota massima del 180% subordinatamente (almeno per il momento) ai beni nuovi prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo.

Si tratta di macchinari, impianti e software avanzati – materiali e immateriali (software, sistemi, piattaforme, applicazioni, algoritmi e modelli digitali) – che consentono alle imprese di compiere un salto di qualità in termini di automazione, digitalizzazione dei processi produttivi e integrazione dei sistemi. Accanto a questi, il decreto valorizza in modo esplicito gli investimenti energetici: impianti fotovoltaici, eolici, geotermici, idraulici e a biomassa, sistemi di accumulo, impianti per la produzione di calore di processo e infrastrutture strettamente funzionali all’autoconsumo.

Un punto centrale è il dimensionamento degli impianti: la producibilità massima non può superare il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva. L’agevolazione, dunque, non incentiva la produzione speculativa di energia, ma sostiene l’autonomia energetica delle imprese in un’ottica di efficienza e sostenibilità.

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz