l'analisi

770 miliardi di dollari nel 2025, la spesa globale in data center come quella in rinnovabili e petrolio e gas

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Uno studio di Rystad Energy fotografa il cambiamento strutturale nei flussi di investimento globali, che si concentrano sempre più sui data center, raggiungendo i livelli delle fonti energetiche, ma la guerra del Golfo potrebbe cambiare le carte in tavola.

Data center: investimenti globali da 770 miliardi di dollari. Una corsa che cambia gli equilibri sui mercati

Nel 2025 gli investimenti globali nei data center hanno raggiunto quota 770 miliardi di dollari, segnando un passaggio storico: per la prima volta superano la spesa destinata alle attività upstream di oil & gas e si collocano ormai allo stesso livello dell’intero sistema energetico, tra rinnovabili e combustibili fossili. È quanto emerge dallo studio firmato da Dr.Minh Khoi Le, Head of Data Center & Hydrogen Research, e Fredrik Ellekjær, Global Head of New Energies Research, di Rystad Energy, che fotografa un cambiamento strutturale nei flussi di investimento globali.

I numeri parlano chiaro. Nel 2025 gli investimenti complessivi raggiungono 771 miliardi di dollari nei data center, contro 796 miliardi nelle rinnovabili e 869 miliardi nell’intero comparto oil & gas, che include upstream, midstream e downstream.

Gli USA guidano il nuovo trend di spesa favorevole ai data center, l’Europa punta ancora sulle rinnovabili

Una convergenza senza precedenti tra infrastrutture digitali ed energetiche, che fino a pochi anni fa appartenevano a universi distinti. A livello geografico, il primato è saldamente nelle mani degli Stati Uniti, che concentrano 355 miliardi di dollari di investimenti nei data center, a fronte di 199 miliardi nell’oil & gas e 78 miliardi nelle rinnovabili.

L’Europa segue con 94 miliardi nei data center, 65 nell’oil & gas e 127 nelle rinnovabili, mentre la Cina mostra una configurazione opposta, con 145 miliardi nei data center ma ben 409 nelle rinnovabili. Nei cosiddetti “altri Paesi”, infine, si registrano 177 miliardi nei data center, 182 nelle rinnovabili e 522 nell’oil & gas.

L’AI è il big bang per i data center

La crescita dei data center è il riflesso diretto dell’esplosione dell’intelligenza artificiale (AI) e del cloud computing, che stanno trasformando l’infrastruttura digitale in una vera e propria industria energivora. Circa il 40% degli investimenti è destinato all’IT infrastructure, in particolare ai server acceleratori per l’AI, ma una quota sempre più rilevante riguarda l’infrastruttura fisica: sistemi di raffreddamento, distribuzione elettrica, connessioni alla rete.

È proprio questa componente a rendere i data center comparabili, per dimensioni e impatto, agli investimenti energetici tradizionali. Non a caso, il mercato delle utilities interne ai data center è ormai vicino, per dimensioni, all’intero capex globale del fotovoltaico.

Coinvolti anche gli operatori energetici

L’effetto di questa espansione si estende ben oltre i confini del settore digitale. La crescita dei data center sta infatti attivando centinaia di miliardi di dollari di investimenti aggiuntivi in nuova capacità di generazione elettrica, reti di trasmissione e supply chain industriali. Per gli operatori energetici, si tratta di una trasformazione profonda: i data center non sono più semplici consumatori, ma veri e propri motori della domanda, capaci di ridefinire le priorità di investimento.

Parallelamente, cambia anche la natura degli asset. I data center sopra i 100 megawatt stanno diventando lo standard, con caratteristiche sempre più simili a quelle delle grandi infrastrutture energetiche, ma con tempi di realizzazione molto più rapidi. Il mercato si sta concentrando nelle mani di pochi grandi attori, dagli hyperscaler come Google, Amazon, Microsoft e Meta ai principali operatori globali e ai laboratori avanzati di intelligenza artificiale. Una dinamica che richiama da vicino quella del settore upstream oil & gas, dominato dalle major e dalle compagnie nazionali.

Questo boom sta già producendo effetti evidenti anche sui mercati finanziari e Rystad Energy cita alcune grandi aziende. I produttori di tecnologie energetiche e di rete stanno beneficiando direttamente della domanda crescente: Siemens Energy ha visto il proprio valore moltiplicarsi di oltre dieci volte dall’inizio del 2024, mentre Bloom Energy ha registrato una crescita analoga nello stesso periodo. Mitsubishi Heavy Industries ha quintuplicato il proprio valore, mentre GE Vernova è cresciuta di due volte e mezzo dal 2025. È il segnale di una filiera industriale che si sta rapidamente riallineando attorno alle esigenze del digitale.

La domanda di data center genera diverse criticità

Non mancano tuttavia le criticità. I vincoli legati all’accesso all’energia, alla disponibilità di terreni e alle infrastrutture di rete rischiano di rallentare la crescita, mentre le tensioni nelle supply chain potrebbero alimentare ulteriori aumenti dei costi. In diversi Paesi, la domanda dei data center si avvicina o supera già il 10% del consumo elettrico nazionale, spingendo gli operatori a cercare nuove geografie. Questo vuol dire che, entro il 2030, mercati come Finlandia, Portogallo e Thailandia potrebbero emergere come nuovi hub globali.

Il confronto tra data center, rinnovabili e combustibili fossili resta quindi aperto. Le rinnovabili mantengono un leggero vantaggio, mentre l’oil & gas conserva il primato complessivo, ma la dinamica di crescita dei data center appare nettamente più rapida. Già nel 2024 questi investimenti avevano superato quelli nel fotovoltaico, e nel 2025 si sono allineati all’intero sistema energetico.

La guerra in Medio Oriente può scompaginare tutto

A rendere il quadro ancora più complesso interviene il contesto geopolitico. Secondo una stima pubblicata da Rystad Energy, la guerra con l’Iran ha già causato danni alle infrastrutture energetiche per circa 58 miliardi di dollari. Il conflitto ha coinvolto direttamente impianti strategici: l’Iran ha colpito infrastrutture petrolifere e del gas nei Paesi arabi del Golfo, inclusi impianti di produzione, raffinerie e oleodotti, mentre Israele ha bombardato siti di gas naturale e impianti petrolchimici iraniani.

Come ha sottolineato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il 28 febbraio, oltre 80 infrastrutture energetiche sono state attaccate, e più di un terzo ha subito danni gravi.

Una simile escalation potrebbe rilanciare gli investimenti nei combustibili fossili per ragioni di sicurezza energetica e, allo stesso tempo, accelerare la corsa alle rinnovabili. Tuttavia, a differenza dei cicli energetici tradizionali, la domanda di infrastrutture digitali sembra destinata a crescere indipendentemente dalle tensioni geopolitiche.

La diffusione dell’intelligenza artificiale, la digitalizzazione dei servizi e la competizione tecnologica globale continuano infatti a spingere la costruzione di nuovi data center.
Contemporaneamente, però, la necessità ad esempio in Europa di rafforzare l’indipendenza digitale ed energetica potrebbe spingere ad un aumento degli investimenti in fonti rinnovabili.

È questa la vera novità: i data center stanno diventando una nuova asset class infrastrutturale, al pari delle grandi reti energetiche. Per sostenere questi livelli di investimento, il settore dovrà raggiungere dimensioni economiche comparabili a quelle dell’oil & gas. Ma la traiettoria appare ormai tracciata. L’“AI infrastructure supercycle”, secondo gli autori, è appena iniziato, e nel nuovo equilibrio tra energia e digitale saranno proprio i data center a dettare il ritmo della crescita globale.

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