Frequenze

700 Mhz, ok del Parlamento Ue al 5G entro il 2020. L’ultima parola ai singoli Stati

Via libera del Parlamento europeo alla roadmap negoziata con il Consiglio per il passaggio della banda 700 dai broadcaster alle telco, in vista dell’avvio del 5G nell’Unione nel 2020.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

Via libera del Parlamento europeo alla roadmap negoziata con il Consiglio per il passaggio della banda 700 dai broadcaster alle telco, in vista dell’avvio del 5G nell’Unione nel 2020. A chiederlo è stato il Parlamento Ue approvando a larghissima maggioranza – 614 sì, 44 no e 28 astensioni – il regolamento provvisorio sulla realizzazione della banda da 700 MHz, la più pregiata per lo sviluppo del 5G. “Un miglior coordinamento dello spettro nella Ue – ha detto la relatrice Patrizia Toia, PD ed S&D – ci permetterà di far fronte alla crescita di richieste di connessione. Vogliamo criteri uniformi (..) in modo che la connessione universale ad alta velocità sia possibile per tutti gli operatori di telecomunicazioni e per tutte le emittenti televisive”.

Secondo il testo approvato, l’uso della banda da 700 MHz e il passaggio al 5G potrà aumentare la crescita, tramite lo sviluppo di servizi mobili di alta qualità, come per esempio nel settore medico, migliorare lo sviluppo dei servizi digitali nelle aree rurali e facilitare la concorrenza. Gli stati membri dovranno presentare i loro piani nazionali di attuazione entro il 30 giugno 2018 e potranno far slittare la scadenza di realizzazione al 2022 solo per “motivi debitamente giustificati”.

 “I motivi di tale ritardo – si legge nella risoluzione – dovrebbero limitarsi ai problemi di coordinamento transfrontaliero irrisolti che causano interferenze dannose, alla necessità e alla complessità di assicurare la migrazione tecnica di un’ampia fetta di popolazione verso standard di trasmissione avanzati, ai costi finanziari della transizione superiori ai ricavi previsti generati dalle procedure di aggiudicazione e alla forza maggiore. Gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure necessarie per ridurre al minimo le conseguenti interferenze dannose negli Stati membri interessati. Qualora gli Stati membri ritardino l’autorizzazione all’uso della banda di frequenza dei 700 MHz, essi dovrebbero informare di conseguenza gli altri Stati membri e la Commissione e dovrebbero pertanto includere i motivi debitamente giustificati nelle proprie tabelle di marcia nazionali. Tali Stati membri, e ogni Stato membro interessato dal ritardo, dovrebbero cooperare al fine di coordinare il processo di liberazione della banda di frequenza dei 700 MHz, e dovrebbero includere informazioni su tale cooperazione nelle loro tabelle di marcia nazionale”.

“L’accordo raggiunto contribuirà a migliorare l’economia europea – ha detto la relatrice Patrizia Toia – con questa proposta le istituzioni europee garantiscono un utilizzo corretto ed efficiente dello spettro che risponde alle esigenze dei servizi mobili ma anche dei broadcaster”.

Nel testo approvato dall’Europarlamento c’è una clausola che obbliga gli stati membri a garantire che i costi di migrazione e rilocazione dello spettro siano compensati, in particolar modo ai consumatori.

Il digitale terrestre, che attualmente occupa la banda 700, sarà trasferito nella banda sub 700 “almeno fino al 2030”.

Per finalizzare l’accordo, come detto, il prossimo passo è l’approvazione da parte dei singoli Stati della Ue.

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