Lo studio

6G, 4,6 milioni di connessioni e lanci commerciali entro il 2029 in nove Paesi. Per l’Ue solo in Francia

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La corsa al 6G si profila come una nuova sfida geopolitica e industriale globale: i Paesi che guideranno lo sviluppo delle reti intelligenti avranno un vantaggio competitivo decisivo. La nuova rete ruolo chiave per abilitare lo sviluppo dell'AI.

I primi lanci commerciali attesi in Cina, Stati Uniti, Canada, Giappone, Gran Bretagna, Corea del Sud, Arabia Saudita, Francia e Qatar

Entro il 2029 si avranno in tutto il mondo 4,6 milioni di connessioni attive della rete 6G. I primi lanci commerciali si avranno in nove Paesi e la classifica è calcolata in base al numero di lanci attesi: Cina, Stati Uniti, Canada, Giappone, Gran Bretagna, Corea del Sud, Arabia Saudita, Francia e Qatar.

Di sicuro, il 6G non si limiterà ad essere una semplice evoluzione tecnologica del 5G. È questa la conclusione più rilevante del nuovo studio globale di Juniper Research, che prova a delineare il futuro delle reti mobili in un mercato ormai arrivato a un punto di maturità sul fronte della connettività tradizionale.

Secondo gli analisti, la crescita del traffico dati mobile continua infatti ad aumentare, ma a un ritmo più lento rispetto al passato, mentre l’ARPU (il ricavo medio per utente) non cresce in misura sufficiente da compensare gli investimenti richiesti dalle nuove infrastrutture.

I ricercatori non nascondono ancora dei dubbi sulla tempistica, ma i mercati pronti al 6G dovrebbero essere questi, con la possibile aggiunta di Germania, India ed Emirati Arabi Uniti.
L’Europa, almeno in questo studio, appare notevolmente indietro su questa nuova infrastruttura critica che già si preannuncia strategica e imprescindibile.

6G un vantaggio competitivo per quei Paesi che per primi svilupperanno nuovi ecosistemi industriali, tecnologici e produttivi

Il rapporto evidenzia infine come la competizione geopolitica sul 6G sia già iniziata. Lo si vede chiaramente anche dalla classifica inziale.

I Paesi che riusciranno a sviluppare prima ecosistemi industriali, standard tecnologici e filiere produttive avranno un vantaggio strategico non solo nelle telecomunicazioni, ma nell’intera economia digitale del prossimo decennio.

Non a caso il Presidente americano Donald Trump ha appena appoggiato una clausola del disegno di legge per mettere all’asta 600 MHz di spettro e per vincere la corsa globale al 6G. Per fare ciò ha ovviamente di nuove risorse spettrali al finne di garantire il nuovo standard di comunicazione wireless, in arrivo non prima del 2030.

Per questo il “Country Readiness Index” elaborato da Juniper assume una rilevanza particolare: il 6G non sarà soltanto una questione di velocità di rete, ma di capacità nazionale di attrarre investimenti, sviluppare innovazione e costruire nuovi modelli industriali.

In questo scenario, il messaggio che emerge dal report è netto: il futuro delle telecomunicazioni non si giocherà più sulla quantità di dati trasportati, ma sulla capacità degli operatori di trasformare la rete in una piattaforma intelligente di servizi digitali.

Una riflessione già esposta da Direttore Generale della DG Connection della Commissione europea, Roberto Viola, alla conferenza organizzata dalla nostra testata a Roma “Telecommunications of the Future 2026”: “il tema centrale oggi, è capire come una rete di intelligenza distributiva, non solo reti di telecomunicazioni tradizionali, possa rafforzare la Difesa dell’Europa”, ma anche dimostrare di avere “la capacità di costruire una rete di intelligenza distributiva, capace di integrare comunicazione, elaborazione dei dati e risposta automatizzata in tempo reale”.

AI, automazione e servizi avanzati anche a livello sanitario grazie alle reti 6G

La rete 6G è fondamentale perché diventa l’infrastruttura abilitante per un’economia sempre più digitale, automatizzata e connessa: non è solo “internet più veloce”, ma il livello di rete necessario per far funzionare in modo affidabile l’intelligenza artificiale (AI) diffusa, robotica e automazione industriale, veicoli autonomi, telemedicina, realtà estesa e servizi industriali critici.

Il 6G dovrà nascere con una logica diversa, però, rispetto alla generazione precedente (che noi solo ora stiamo vedendo dispiegarsi in maniera decisa): non più soltanto rete di trasporto dati, ma piattaforma abilitante per servizi digitali ad alto valore aggiunto.

In particolare, Juniper Research individua nell’intelligenza artificiale vocale uno dei principali motori economici della prossima generazione mobile. Gli operatori telefonici potranno integrare servizi di voice AI all’interno delle offerte rivolte sia ai consumatori sia alle imprese, creando nuove linee di ricavo che vadano oltre la semplice vendita di gigabyte.

2,9 miliardi di connessioni 6G entro il 2035

Le stime del centro di ricerca fotografano un mercato destinato a crescere rapidamente nel prossimo decennio. Entro il 2035, le connessioni 6G raggiungeranno quota 2,9 miliardi a livello mondiale. Ancora più impressionante è il tasso di espansione previsto tra il 2029 e il 2035: il mercato registrerà una crescita del 70.331%.

Numeri che rendono evidente come il settore consideri il 6G non solo una nuova infrastruttura di telecomunicazioni, ma un ecosistema economico completamente diverso rispetto alle precedenti generazioni mobili.

L’aspetto più interessante del rapporto riguarda però la riflessione strategica sugli errori commessi durante il lancio del 5G. Gli operatori hanno investito miliardi nelle reti di quinta generazione senza riuscire a costruire un modello di monetizzazione realmente sostenibile. Il risultato è stato un incremento enorme del traffico dati accompagnato da margini sempre più compressi. Con il 6G, secondo Juniper, questo scenario non sarà più sostenibile: le reti dovranno trasformarsi in piattaforme programmabili e orientate ai servizi.

Dal network API al Compute-as-a-Service, così il 6G abiliterà l’AI e le tecnologie emergenti

Da qui l’importanza crescente delle network API, considerate uno dei segmenti più promettenti per il mercato enterprise. Attraverso le interfacce di programmazione delle reti, le aziende potranno acquistare capacità di rete dinamiche, funzioni avanzate e servizi personalizzati direttamente dagli operatori. In altre parole, il network diventerà una piattaforma software, integrabile nei processi industriali, logistici e applicativi delle imprese.

Un altro fronte strategico individuato dal report è quello del “Compute as a Service”. Il 6G sarà infatti progettato per distribuire capacità computazionale direttamente all’interno della rete, avvicinando l’elaborazione dei dati agli utenti e ai dispositivi. Questa architettura sarà fondamentale per sostenere applicazioni basate sull’intelligenza artificiale generativa, la robotica avanzata, la guida autonoma e l’Internet delle cose industriale.

Dalle reti AI native alla maggiore integrazione delle reti terrestri e satellitari

Juniper Research sottolinea inoltre il ruolo centrale delle reti AI-native, concepite fin dall’origine per integrare algoritmi di intelligenza artificiale nella gestione automatica del traffico, dell’efficienza energetica e della sicurezza.

In parallelo, crescerà il peso delle reti non terrestri, con l’integrazione sempre più stretta tra infrastrutture mobili tradizionali e sistemi satellitari. Una convergenza destinata a estendere la copertura globale e ad aprire nuovi mercati nei servizi mission critical, nella logistica e nella connettività delle aree remote.

6G un vantaggio competitivo per quei Paesi che per primi svilupperanno nuovi ecosistemi industriali, tecnologici e produttivi

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