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5GItaly. Reti 5G tra nuovi Verticals e sicurezza nazionale

Garantire la sicurezza dei dati che transitano sulle nuove reti al centro dell’ecosistema della cybersecurity nazionale che coinvolge Governo, Ricerca, imprese e università.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |

La “stella polare” della strategia nazionale per la cybersecurity è la creazione di un ecosistema cyber, che metta iniseme Governo, mondo della ricerca, industria e Università per creare un’economia nazionale della cybersicurezza. Lo ha detto oggi Roberto Baldoni, Vicedirettore del DIS (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza) al 5GItaly, l’evento in corso al Cnr, organizzato dal Cnit in collaborazione con Supercom.

 

“Noi ci muoviamo nel solco della Strategia nazionale per la sicurezza cibernetica approvata nel 2017”, ha detto Baldoni, sottolineando che la sicurezza nazionale e il piano di digtalizzazione del Governo vanno di pari passo tenendo bene a mente l’interesse nazionale, in particolare sul fronte della tutela delle infrastrutture critiche di cui la nuova rete 5G fa certamente parte, così come lo sono le infrastrutture sottoposte al ‘golden power’.

 

Lo sviluppo della cybersecurity nazionale è “fortemente legato alla trasformazione digitale, perché la base di attacco si è allargata”, ha detto Lorenzo Mariani, Direttore commerciale del gruppo Leonardo, secondo cui è necessario integrare nella filiera della sicurezza de anche le PMI.

 

“Noi per quanto riguarda il 5G siamo interessati ai Verticals – aggiunge Mariani – che hanno requisiti di sicurezza stringenti”. Ma c’è da dire che il 5G non sostituirà le reti esistenti, ma la sua complessità si aggiungerà a quella delle infrastrutture già in essere. “Il Tetra dopo 30 anni è ancora alla base della sicurezza nazionale”, aggiunge Mariani.

 

Il 5G rappresenta quindi una grande opportunità per le telco e per diversi settori verticali, ma è necessario fare attenzione che con “IoT, virtualizzazione, Cloud e nuovi servizi wholesale la rete andrà gestita in sicurezza”, ha detto Sandro Dionisi, Responsabile Risk Management di Tim. Dobbiamo prepararci anche perché con il 5G si continuerà a utilizzare anche il 4G, “che è nato in unaltra epoca” che non ha la stessa cura per la sicurezza rispetto al 5G.

 

Detto questo, l’obiettivo è agire in modo proattivo, perché la cybersicurezza non può essere soltanto difensiva, sfruttando le stesse tecnologie degli ataccanti fra cui AI e machine learning.

 

Il 5G è un paradigma completamente nuovo, secondo Paolo Pandozy amministratore delegato di Engineering, e diversamente da altre tecnologie pervasive, come ad esempio il Gps creato livello Ue, parte invece “con degli operatori privati”. Sarà quindi importante preoccuparsi di certificare la sicurezza delle reti, secondo Pandozy, in particolare delle sue applicazioni verticali, che aprono un mondo di nuove opportunità.

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