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5GItaly, Industria 4.0 e nuove professioni

La tecnologia non deve far paura, i robot non sono qui per “rubare il lavoro” agli operai, ma per consentirgli di migliorare le proprie competenze ed abilità. Tra qualche anno, serviranno decine di migliaia di nuove figure professionali da impiegare a livello industriale.

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |

L’industria manifatturiera globale è una delle diverse frontiere verso cui si muove a grandi passi il 5G. In questo contesto il 5G gioca e giocherà sempre più un ruolo chiave: il poter connettere alla rete in maniera più funzionale i sistemi ma anche le aziende e i clienti, rappresenta un’esigenza basilare nella proposta di soluzioni di nuova generazione che sottendono l’utilizzo di reti di trasmissione più veloci e affidabili.

 

Il 5G è essenziale per lo sviluppo dell’Industria 4.0 per vari motivi, ad esempio, per la sua bassa latenza: le nuove tecnologie automatizzate richiedono una risposta rapida dal sistema. Pensiamo ai robot industriali che devono operare simultaneamente su più ambiti o ancora ai sistemi di guida autonoma, un ritardo nei tempi di risposta del sistema potrebbero causare incidenti.

 

Il panel “Industria 4.0: Investimenti e Lavori del Futuro” della conferenza “5G Italy – The globls meeting in Rome”, incorso presso il Consiglio nazonale delle ricerche di Roma, dal 4 al 6 dicembre, ha dato un’ampia panoramica di questa trasformazione 4.0 che sta investendo i principali settori produttivi della nostra economica.

 

Nel suo intervento, Raffaele Bolla, Professore, CNIT / Università degli Studi di Genova, ha richiamato gli aspetti principali dell’industria 4.0, “che si caratterizza per sistemi informativi e cyber fisici complessi, in grado di scambiare ed analizzare informazioni e di svolgere in autonomia i processi produttivi. Oggi le nuove tecnologie, grazie a questo paradigma, sono entrate nelle fabbriche, portando con sé l’automazione, i big data, gli analytics e l’Interne delle cose.

La quarta rivoluzione è un’occasione unica per recuperare il terreno perso e tornare a crescere a livello globale”.

Per realizzare questa rivoluzione, però, servono: “capacità di interconnessione, il 5G per il dispiegamento coordinato delle applicazioni integrate e supportate dalle funzioni di rete, funzioni fortemente automatizzate.

Il 5G di per sé è un’infrastruttura abilitante per l’industria 4.0, ma può venir messa pienamente a valore solo tramite un incastro virtuoso e by desing con l’evoluzione industriale”.

 

Il Paese si è messo in movimento sul tema della digitalizzazione dell’industria e dell’intera economia. Negli anni passati abbiamo perso il passo con i grandi partner europei, ma dal 2016 qualcosa si è mosso, a partire dalla banda ultralarga, per finire con l’industria 4.0”, ha dichiarato invece Elio Catania, Presidente, Confindustria Digitale.

È stato un passaggio di discontinuità rilevante, perché è scesa in campo la leadership pubblico-privata per promuovere l’innovazione a tutti i livelli. Una sinergia che ha funzionato attraverso un sistema di incentivi, una forte sensibilizzazione del sistema impresa nazionale, messaggio di vertice, formazione e competenze nuove”.

La sfida, ha precisato il Presidene di Confindustria Digitale, è come raggiungere, dall’attuale 16%, il 100% delle imprese italiane.

Non da meno, si deve lavorare per migliorare le competenze 4.0: “Se oggi avessimo 80 mila diplomati in meccatronica, molto probabilmente troverebbero subito lavoro e tra quattro anni serviranno 800 mila nuove figure professionali a livello industriale”.

Per superare una sfida del genere serve una forte leadership politica, ha spiegato Catania: “Gli incentivi all’integrazione delle tecnologie preesistenti (macchine a controllo numerico, applicazioni cloud e robot) sono altrettanto centrali. Quella che viviamo è una fase di transizione che va gestita, va guidata, in modo da evitare le possibili storture legate alla disoccupazione tecnologica e all’esclusione sociale.

Un Paese che si vuole trasformare ha necessità di avere una visione chiara davanti a sé della strada da percorrere”.

 

In Italia, generalmente, appena arriva una novità è subito rifiutata. La quota di imprenditori che considera irrilevante il digitale è preoccupante”, ha affermato nel suo intervento Marco Bentivogli, Segretario Generale, Federazione Italiana Metalmeccanici – Fim Cisl.

Il robot antropomorfo che cancella posti di lavoro è un’idea che è stata subito propagandata nel Paese, ma senza comprenderne i vantaggi di tale innovazione. Una fabbrica 4.0 prima di essere robotizzata è una fabbrica connessa. La trasformazione digitale è disruptive e non per questo è negativa. Importante è capire dove si sta andando e sviluppare una visione d’insieme che ci indichi con chiarezza che tipo di percorso stiamo facendo”, ha detto Bentivogli.

Serve un sistema educativo più reattivo all’innovazione. Tra qualche anno avremo bisogno davvero di nuove e più elevate competenze.

La Corea del Sud e il Giappone sono i Paesi a più alto tasso di impiego di tecnologie automatizzate e allo stesso tempo a più basso tasso di disoccupazione”.

 

Gino Carrozzo, Responsabile Ricerca e Sviluppo, Nextworks, ha presentato il core research dell’impresa e le diverse tecnologie impiegate, tra cui M2M, IoT, 5g networks, smart buildinngs, smart cities, smart factory. “Diverse le side da affrontare e gli standard aiutano a superarle. Il valore aggiunto sta nel saper configurare tutte le tecnologie che fanno parte di questo ecosistema, partendo dalla conoscenza e le competenze, anche per le Pmi. Per realizzare il passaggio servon operò competenze e un’ecosistema formativo che funzioni nel Paese”.

 

Lo smart facturing è fondamentale ma il business case è la parte più rilevante in termini di crescita e sviluppo”, ha precisato Claudio Diotallevi, Director, Transport & Logistics, Ericsson.

La cosiddetta “Industria 4.0” rappresenterà uno dei più importanti campi di applicazione del 5G. Sarà infatti possibile introdurre maggiore efficienza e flessibilità nel settoremanifatturiero, traendo vantaggio dalla bassa latenza e consentendo così a migliaia di dispositivi e macchine di comunicare in tempo reale.

Si è parlato, inoltre, anche del recente accordo tra Ericsson, OSRAM e Deutsche Telekom. Ericsson fornirà un sistema di rete interno per lo stabilimento di OSRAM a Schwabmünchen. La rete fornita da Ericsson consentirà a OSRAM e Deutsche Telekom di testare il prototipo di una soluzione robotica mobile. Si tratta di veicoli a guida autonoma che, grazie alla tecnologia 5G fornita da Ericsson, verranno utilizzati per trasportare merci all’interno del sito OSRAM.  

L’introduzione del 5G rappresenta un’opportunità cruciale per i settori industriali che entrano oggi in una fase di profonda trasformazione, come ad esempio l’automotive. Le tecnologie industriali quali Cyber-Physical production systems, Augmented Reality e Connected Logistics Chains sono solo alcuni degli strumenti che saranno fortemente potenziati dalle nuove reti 5g, che diventano quindi un elemento essenziale per la digitalizzazione dei processi industriali”.

 

5G e industry 4.0 sono fortemrente correlate, perché hanno le stesse radici”, ha infine spiegato Stefano Takacs, Direttore del Network Engineering, Wind Tre.

Si tratta di processi in corso legati alla necessità di far comunicare la macchine tra loro. Oggi si stanno sviluppando server da configurarsi a seconda delle specifiche necessità. Stessa cosa accade sulle linee di produzione, che saranno modificata rapidamente dalle macchine a seconda delle esigenze esterne. Ci sarà spartizione e complementarietà delle competenze tra robot e uomini, ma ai secondi sarà data la possibilità di sviluppare più creatività e skills”.

 

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