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5G, perché il ritardo in Europa è preoccupante

5G

Il 5G serve a vedere sullo smartphone in HD un porno, anche se sei in ascensore. Questa la definizione provocatoria che il sindaco di Grenoble dette del 5G nel 2020, quando la Francia stava lanciando l’asta frequenze. Una testimonianza indicativa di come i politici europei abbiano male interpretato la portata del 5G, una nuova rete mobile rivoluzionaria arrivata in Europa senza la dovuta consapevolezza della politica.

Una cattiva comprensione del fenomeno, che si vede bene non soltanto nelle parole dei politici, ma anche sul territorio.

L’Europa è in ritardo

In Cina il 30% dei clienti mobili ha già un forfeit 5G, il doppio che nella Ue, secondo dati di Strategy Analytics. C’è da dire che le 112mila antenne 5G presenti in Europa fanno davvero una magra figura rispetto al milione e passa di antenne 5G presenti in Cina.

Ma lo scarto è ancor più eclatante si si guarda alla Corea del Sud. Queta isola felice della tecnologia conta un 50% in più di antenne 5G rispetto all’Europa, nonostante abbia una popolazione otto volte inferiore.

Risultato?    

La maggior parte dei paesi della Ue rischia di non rispettare gli obiettivi di copertura fissati dalla Commissione, ammonisce la Corte dei Conti Europea. Soltanto 11 paesi europei su 27 potrebbero farcela, rispettando gli obiettivi di copertura 5G nelle zone urbane e lungo le grandi direttrici del trasporto entro il 2025.

Anche l’Italia tarda ancora a sfruttare fino in fondo le potenzialità del 5G.

“Il grande cambiamento connesso al 5G non è tanto quello di vedere Netflix a 18K”, dicono gli esperti IoT di Braincube: in gioco c’è la trasformazione digitale delle aziende. A partire da quelle del settore industriale.

Le macchine ormai sono in grado di gestire in autonomia determinate funzioni aziendali.

Il trasporto di merci pesanti è sempre più spesso affidato alle mani dei robot.

Telecamere speciali possono controllare in autonomia la conformità dei prodotti.

Ma per far funzionare in maniera autonoma tutte queste macchine servono delle reti mobili molto più performanti di quelle attuali.

In primo luogo, è fondamentale la bassa latenza

Fra l’invio e la ricezione del dato, i tempi devono essere sempre più impercettibili.

Tempi di scarto troppo lunghi sono fatali ad esempio in campo di gaming.

Ma si tratta di navicelle di dati che si muovono in modo autonomo.

Le conseguenze di trasporti non abbastanza rapidi possono essere pericolose. Se i tempi di latenza del 4G sono nell’ordine dei 10 millisecondi, quelli dei 5g non superano un millisecondo. Anche la velocità di trasmissione del 5G è molto superiore: 1 Gigabit al secondo in ricezione, fino a 300 megabit al secondo in trasmissione. Velocità fondamentali in ambito di fabbriche connesse, dove macchine collegate in rete si scambiano costantemente dati. Il 5G supporta inoltre una densità di apparecchi inedita: si parla di un milione di device per chilometro quadrato, 10 volte più del 4G.

Slicing

E offre inoltre la possibilità di suddividere la rete in fette (slicing). Una tecnica fondamentale per garantire la trasmissione di oggetti critici, da proteggere assolutamente da qualunque rischio di rallentamento della rete. Tutto ciò consente all’industria di immaginare l’uso di molto più numerose macchine e robot, per non parlare dei veicoli intelligenti.

Usi potenziali si possono immaginare, ad esempio, all’interno delle miniere, con l’uso di camion 5G gestiti da tecnici specializzati in loco.

In diversi porti, come ad esempio quello francese di Havre, gli operatori indossano speciali occhiali connessi che consentono ai tecnici di ricevere assistenza specialistica a distanza.

Nelle catene di montaggio di Stellantis e Firecell sono presenti oggetti intelligenti in grado di individuare eventuali malfunzionamenti.

Nuovi strumenti in grado di rendere le fabbriche più efficienti

Certo, ad oggi un manager in Cina ci mette tre volte meno tempo che in Europa e Usa a comunicare e intervenire nella catena di gestione della fabbrica.

Usa ed Europa sono ancora in procinto di smantellare e riadattare per il 5G el frequenze del 3G e del 2G.

Inoltre, le frequenze del 2G e 3G sono state assegnate ed allocate per periodi diversi nei vari paesi europei. Per questo non dispongono tutti della stessa quantità di spettro radio dedicata.

Anche le varie aste per l’assegnazione delle frequenze 5G sono avvenute in momenti diversi nei vari paesi Ue. Infine, i volumi di ricavi europei non sono lontanamente paragonabili a quelli cinesi o americani.

In Europa

In Europa ci sono 447 milioni di cittadini in totale, ma gli operatori hanno al massimo una scala nazionale.

Im Europa il valore strategico del 5G è stato capito tardi, mentre in Cina da subito ci hanno investito miliardi. Non a caso Huawei è il principale fornitore globale di attrezzature 5G.

La Ue ha inoltre avuto il torto di non fissare degli orientamenti chiari. Certo, ha fissato l’obbligo al 2025 di copertura urbana, e di tutte le aree abitate al 2030. Ma non ha fissato una velocità minima né un limite massimo di latenza. Soltanto Germania e Grecia hanno fatto qualcosa del genere, anche se per determinati utilizzi fattori del genere sono fondamentali (ad esempio per la guida autonoma).

Le cose sono migliorare quando il dibattito sulla sicurezza delle reti 5G è emerso con forza e la Ue si è dotata di una cassetta di attrezzi che dovrebbe aiutare gli Stati a collaborare fra loro per trovare fornitori sicuri. Si tratta di un punto nodale, visto che la rete 5G si basa molto sulla componente software, notoriamente più esposta al rischio di cyberattacchi.

A questo punto, sembra che fra le priorità in Europa vi sia quella di informare l’industria dei notevoli vantaggi dell’uso del 5G, così come ha fatto soprattutto la Germania con i suoi istituti di ricerca applicata Fraunhofer.

Semplificazione

In Francia e Italia si chiede soprattutto una semplificazione dell’accesso alle frequenze per facilitare la creazione di reti private. Per semplificare la posa delle antenne sarà poi importante semplificare i finanziamenti.

Perché ciò accada, è possibile che si debbano prevedere degli aumenti di tariffe in alcuni paesi. In Francia e Italia il prezzo medio degli abbonamenti è fra i più bassi in Europa, con una media di 13 euro, a fronte dei 9 euro del Regno Unito, dei 47 euro in Germania e dei 63 euro negli Usa. Prezzi troppo bassi garantiscono spazi di manovra troppo limitati agli operatori per modernizzare le reti. D’altro canto, in molti si cominciano a domandare se un oggetto importante, per lo svago, la vita privata e il lavoro, come lo smartphone con relativa connessione, debba sul serio costare come una pizza.  

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