“Non c’è alcuna evidenza scientifica di rischi per la salute con limiti elettromagnetici a 61 v/m fissati dall’Europa. L’unico problema per l’Italia sarebbe la necessità di modificare la legge in vigore”. Lo ha detto a Key4biz Alessandro Polichetti, l’esperto più autorevole dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) sugli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute. Tra l’altro, Polichetti è il primo ricercatore del Centro Nazionale per la Protezione dalle Radiazioni e Fisica Computazionale dell’ISS e da trenta anni si occupa di protezione della salute dalle radiazioni non ionizzanti.
Il limite di 15 v/m in vigore in Italia è temporaneo
Il limite temporaneo di 15 v/m in vigore in Italia da due anni è temporaneo, in vista di un adeguamento alla media Ue di 61 v/m. Il limite di precauzione italiano ha come conseguenza la necessità di prevedere più antenne sul territorio per compensare la debolezza del segnale, che pesa sulla performance.
L’Italia è l’unico dei grandi paesi europei ad avere limiti di emissione elettromagnetica più bassi, fissato a 15 v/m, quattro volte inferiori rispetto alla media europea di 61 v/m. Il tema non è secondario in vista dello sviluppo futuro del 5G standalone, il nuovo standard di comunicazione wireless che permetterà lo sviluppo di servizi future proof basati su AI, Cloud Edge e servizi mission critical dove latenza e velocità di trasmissione sono fondamentali. E’ per questo, soprattutto in vista degli investimenti massicci in nuove reti per lo sviluppo del 5G standalone, che la industry tramite Asstel chiede l’adeguamento dei limiti italiani a quelli Ue, nonché la liberazione di una maggior quantità di spettro radio per sostenere il traffico dati mobile, aumentato del 280% tra il 2019 e il 2025.
Iliad dal canto suo punta soprattutto su un riequilibrio della dotazione frequenziale, oggi assai sbilanciata. Il modello avanzato per la consultazione Agcom in corso è quello del New Mobile Deal francese.
Limiti elettromagnetici, Italia a scartamento ridotto

Ma un limite di precauzione come il nostro è non soltanto ingiustificato dal punto di vista sanitario (il limite europeo di 61 v/m è stato fissato dall’ICNIRP, l’ente internazionale preposto alla tutela della salute dei cittadini) da un danno economico non da poco. Si ricorda che l’ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection), Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti) è un organismo scientifico indipendente, riconosciuto dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che valuta i rischi sanitari delle radiazioni non ionizzanti. Elabora linee guida basate su evidenze scientifiche per proteggere la popolazione e i lavoratori da campi elettromagnetici, come quelli del 5G, Wi-Fi e smartphone.
Limiti più bassi implicano un segnale più debole e la necessità di prevedere più antenne sul territorio per compensare questa debolezza del segnale.
Polichetti (ISS): “Da campi elettromagnetici nessuna evidenza di rischi per la salute”
Abbiamo chiesto un parere sul quadro italiano delle emissioni dopo l’innalzamento di due anni fa da 6 v/m a 15 v/m ad Alessandro Polichetti, l’esperto più autorevole dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) sugli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute. Tra l’altro, Polichetti è il primo ricercatore del Centro Nazionale per la Protezione dalle Radiazioni e Fisica Computazionale dell’ISS e da trenta anni si occupa di protezione della salute dalle radiazioni non ionizzanti.
“I valori prima di 6 v/me e poi di 15 v/m non hanno alcuna evidenza di rischi per la salute”, ha detto Polichetti. “Il valore di attenzione di 6 v/m fu fissato per la prima volta nel ’98 ed era un valore precauzionale. In Italia, rispetto al resto d’Europa, si decise di introdurre valori di attenzione e di cautela più stringenti per eventuali effetti a lungo termine. Ma dal ’98 ad oggi non ci sono state evidenze di rischi a lungo termine dalle esposizioni”.
Nel maggio 2011, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), un’agenzia specializzata dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza (come quelli dei cellulari, Wi-Fi, radio e TV) nel Gruppo 2B.

Ecco i punti chiave di tale classificazione e cosa implica
- Significato del Gruppo 2B: Indica che l’agente è considerato “possibilmente cancerogeno per l’uomo” (possibly carcinogenic to humans).
- Perché il 2B? Questa classificazione viene utilizzata quando c’è una evidenza limitata di cancerogenicità negli esseri umani (studi epidemiologici) e una evidenza meno che sufficiente negli animali da esperimento.
- Contesto del 2011: La decisione è stata presa da un gruppo di lavoro di 31 scienziati che ha analizzato vari studi, tra cui il noto studio Interphone, riscontrando un possibile aumento del rischio di glioma (un tipo di tumore al cervello) associato all’uso di telefoni cellulari.
- Esempi nel Gruppo 2B: In questa stessa categoria si trovano sostanze come il caffè, i sottaceti o il talco.
- Non è una prova definitiva: Il gruppo 2B non significa che la sostanza è sicuramente cancerogena, ma che non si può escludere un rischio e che sono necessari ulteriori studi.
Cosa è successo dopo?
Negli anni successivi al 2011, sono stati condotti numerosi altri studi epidemiologici e sperimentali. Revisioni internazionali successive (inclusi aggiornamenti dell’OMS) hanno spesso ribadito che l’evidenza non è ancora abbastanza forte per spostare la classificazione in un gruppo superiore (come il 2A “probabilmente cancerogeno”).
“Ma poi chi vuole può usare delle precauzioni ulteriori come l’uso degli auricolari quando si parla allo smartphone, l’uso dei messaggi invece della voce o tenere il cellulare lontano dalla testa per evitare il contatto”, dice Polichetti.
Polichetti (ISS): “In Italia limiti più restrittivi sono una scelta politica, non scientifica”
In Italia la scelta di mantenere dei limiti di emissione più restrittivi rispetto al resto d’Europa è “un discorso più politico che scientifico, lo dimostra la legge precauzionale confermata nel 2001 con limiti totalmente infondati dal punto di vista scientifico”, aggiunge l’esperto. E così l’Italia è rimasta agganciata ai 6 v/m all’interno degli edifici chiusi, un valore peraltro scelto piuttosto casualmente e senza alcuna ragione di tipo scientifico. “Non c’è alcuna relazione scientifica sugli effetti per la salute”, e lo stesso vale per il nuovo limite di 15 v/m fissato due anni fa, che di fatto consente una maggior condivisione dello stesso sito da parte di diversi operatori sullo stesso terrazzo, ad esempio. “Anche il valore di 15 v/m è totalmente arbitrario sugli effetti per la salute”, dice Polichetti che già al tempo del Covid 19 aveva smontato la fake news della connessione del 5G con la diffusione del virus. Tra l’altro, dal punto di vista tecnologico il 5G genera valori più bassi grazie alla tecnologia del beamforming, una tecnica avanzata di elaborazione del segnale che concentra le onde radio in un fascio stretto e diretto verso uno specifico utente, anziché diffonderle in tutte le direzioni.
Polichetti: “In Italia principio di precauzione”
“In Italia si è deciso di applicare il principio di precauzione, e questa è una scelta politica che non è stata fatta nella maggior parte degli altri Paesi. L’idea alla base dei limiti (o meglio valori di attenzione e obiettivi di qualità) precauzionali italiani è quella di minimizzare le esposizioni ai campi emessi dalle antenne fisse compatibilmente con la qualità del servizio. Nal 1998 si era concordato che i 6 V/m non pregiudicassero la qualità del servizio, alla fine del 2023 si è deciso che 6 V/m fossero troppo bassi e si è concordato sui 15 V/m. Se 15 V/m sono ancora troppo bassi, secondo la logica fin qui seguita, bisognerebbe trovare un altro valore compatibile con la qualità del servizio. Portare i limiti semplicemente ai valori ICNIRP significherebbe abbandonare l’approccio precauzionale che è previsto dalla legge quadro 36/2001, e anche questa sarebbe ovviamente una scelta politica in quanto bisognerebbe modificare la legge”, puntualizza Polichetti.
Lo studio dell’ANSES in Francia: “Improbabile che il 5G comporti nuovi rischi per la salute”
A livello europeo, il rapporto dell’ANSES (Agenzia francese per la sicurezza sanitaria, alimentare, ambientale e del lavoro)contraltare francese dell’Istituto Superiore di Sanità sul 5G, pubblicato nella sua versione definitiva all’inizio del 2022 a seguito di una consultazione pubblica, ha concluso che è improbabile e poco verosimile che la tecnologia 5G comporti nuovi rischi per la salute sulla base delle conoscenze scientifiche attuali.
Ecco i punti chiave del rapporto ANSES sul 5G:
- Frequenze 3,5 GHz: Il rapporto si è concentrato principalmente sulla banda di frequenza 3,5 GHz, utilizzata per il dispiegamento del 5G in Francia. L’agenzia ha riscontrato scarsa variazione dei segnali rispetto alle tecnologie esistenti (2G, 3G, 4G).
- Frequenze elevate (26 GHz): Per le frequenze più alte (banda 26 GHz, non ancora ampiamente utilizzata), l’ANSES ha notato una mancanza di studi approfonditi, ma ha indicato che le esposizioni rimarranno probabilmente limitate e simili a quelle attuali.
- Nessun nuovo rischio evidenziato: L’esame della letteratura scientifica ha portato all’idea che, allo stato attuale delle conoscenze, l’esposizione alle onde elettromagnetiche generate dal 5G non provochi effetti avversi noti.
- Monitoraggio continuo: Nonostante le conclusioni rassicuranti, l’ANSES raccomanda di continuare a monitorare l’esposizione della popolazione e i potenziali effetti biologici a lungo termine.

In Italia limite di precauzione a 15 v/m è temporaneo
In Italia il limite massimo di emissione è fissato a 15 v/m, dopo la revisione di un paio di anni fa, entrata in vigore il 30 aprile 2024, che ha innalzato il vecchio limite più cautelativo di 6 v/m. Il limite di 15 v/m è temporaneo, è attualmente concepito come una misura provvisoria e cautelativa, finalizzata ad adeguarsi alle normative europee. Lo stabilisce la legge (Legge 214/2023), che è finalizzata allo sviluppo della rete 5G.
Il divario normativo italiano
C’è da dire che il limite Ue di emissione è fissato a 61 v/m e che l’Italia è l’unico fra i grandi paesi del Vecchio Continente con un limite così basso rispetto alla media Ue. Anche altri paesi della penisola balcanica, Grecia oltre a Romania e Bulgaria, hanno limiti di emissione elettromagnetica più bassi della media Ue. La maggior parte dei paesi europei – fra cui Germania, Francia, Uk, Olanda, Spagna, Portogallo – adotta la raccomandazione 1999/519/CE basata sulle linee guida ICNIRP, che prevede soglie molto più alte, spesso intorno ai 61 v/m per le frequenze di telefonia mobile (3G, 4G, 5G).
Pasquino (Università Federico II): “Il limite italiano di 15 v/m non ha giustificazione scientifica”
“I limiti ICNIRP 2020 incorporano margini di sicurezza di fattore 50 per il pubblico rispetto alla soglia di effetto biologico accertato (4 W/kg SAR). Nei paesi che li applicano da anni non emergono evidenze epidemiologiche di impatto sanitario: il fattore correttivo italiano 4:1 rispetto all’ICNIRP non ha giustificazione scientifica”, ha detto a Key4biz Nicola Pasquino, Professore di Misure per la Compatibilità Elettromagnetica dell’Università Federico II di Napoli nonché presidente del CEI CT 106 – Esposizione Umana ai CEM.

Ma quali sono le conseguenze concrete di questo limite di 15 v/m?
In primo luogo, ci sono più antenne sul territorio, non meno, per compensare il segnale debole. In secondo luogo, la qualità del servizio è degradata e la copertura indoor non migliora. L’impatto ambientale è amplificato, con consumi energetici moltiplicati per nove, emissioni CO2 in contrasto con gli obiettivi Net Zero 2050 e con le politiche Ue di efficienza del settore digitale.
Innalzamento dei limiti, quali vantaggi
Un adeguamento tempestivo dei limiti alla media Ue in Italia è una scelta regolatoria tempestiva e non una mera concessione al mercato. Portare anche in Italia i limiti a 61 v/m non introduce alcun rischio sanitario. Dal punto di vista della valorizzazione dello spettro radio, sblocca siti già autorizzati senza nuove installazioni né nuovi iter burocratici per i permessi. Lo spettro pagato per le aste torna produttivo. I nuovi limiti aumentano la performance e consentono una latenza inferiore a 1 ms, throughput Gbit/s, densità di connessioni IoT abilitanti per Industria 4.0, telemedicina e trasporti connessi. Si pare infine la porta al 6G, in arrivo fra il 2030 e il 2035. Il tutto con una immediata semplificazione dell’iter autorizzativo dei SUAP e dei pareri ARPA (con i nuovi limiti una sola stazione radio base a fronte delle 16 attualmente necessarie sul territorio).
Per comunicare serve un segnale
Per comunicare c’è bisogno di un segnale, il problema è che oggi il segnale che c’è in Italia è meno efficiente perché ci sono dei limiti particolarmente restrittivi, senza motivo. Il limite di 15 v/m è stato introdotto dal Mimit per spingere lo sviluppo delle reti nel 2024.
Ma perché non arrivare ai limiti europei di 61 v/m suggeriti dall’ICNIRP?
“La domanda non è soltanto di tipo tecnico, ma anche sanitario perché il tema dei limiti è il primo di interesse della popolazione. Si richiama spesso il principio di precauzione per quanto riguarda i limiti di esposizione elettromagnetica, ma va chiarito una volta per tutte che il principio di precauzione è già insito nei limiti delle linee guida dell’ICNIRP, la commissione internazionale che si occupa proprio della protezione dalle radiazioni non ionizzanti. Quali appunto i campi elettromagnetici nel settore delle telecomunicazioni.
ICNIRP suggerisce dei valori di 50 volte inferiore rispetto agli effetti che si sa hanno un effetto sul corpo umano. Questa è intrinsecamente l’applicazione del principio di precauzione”, commenta Pasquino.
Perché è importante innalzare i limiti?
Perché se ho un limite basso ho una potenza del segnale bassa. Potenza bassa significa che, anziché coprire un territorio con un’unica stazione radio base, se utilizziamo la potenza suggerita dall’ICNIRP, ho una stazione radiobase che copre sedici volte il territorio coperto dalle antenne usate con i valori restrittivi in vigore oggi di 15 v/m.
Ma anche aumentando a 61 v/m il limite, come già detto, non c’è alcuna evidenza scientifica di rischi per la salute. Per farlo però bisognerebbe modificare la legge.
Oltre tutto si verifica un incremento dei consumi energetici di nove volte rispetto a quelli attualmente in vigore.
Meno antenne in giro, meno timori della popolazione
Il tema è anche di impatto sociale perché se si vedono più antenne in giro ci si preoccupa ancora di più del campo elettromagnetico, senza averne motivo.
Il tema tecnico è tutto qui: se c’è una potenza bassa si ha un segnale meno efficiente. Un esempio su tutti, proviamo a parlare a voce bassa da una stanza ad un’altra. La mia voce non arriverà mai all’interno dell’altra stanza.
Lo stesso vale per i campi elettromagnetici, se la potenza è troppo bassa all’interno di un edificio non c’è segnale.
Novità su Google, per aggiungere Key4Biz tra le tue fonti preferite, clicca qui

