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5G, le reti impreparate per l’ondata futura di AI agentica

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Secondo un report di Ookla il problema principale per le reti 5G è la capacità di uplink e la latenza, insufficiente per reggere la domanda legata all'AI agentica e in particolare quella conversazionale che pesa di più.

L’intelligenza artificiale conversazionale è considerata la prossima grande opportunità per il 5G, a condizione che gli operatori 5G dispongano di velocità di uplink sufficienti a supportare i requisiti di latenza. Tuttavia, un nuovo rapporto di Ookla rileva che la maggior parte non ne è in possesso e che il divario si sta ampliando. Ookla ha individuato diversi colli di bottiglia del 5G, che potrebbero rappresentare un grosso problema per la crescita i utenti dei prossimi anni.

E’ tutto da vedere se gli operatori decideranno di intervenire oppure se lasceranno le cose come stanno.

Il vero tallone d’Achille è la capacità di upload, che sembra essere il problema principale. Secondo Ookla, una velocità di upload media di 20 Mbps è ideale per supportare carichi di lavoro di realtà aumentata (AR)

 Intelligenza artificiale multimodale

Ma questo è un serio problema, perché la maggior parte dei 22 paesi analizzati destina meno del 15% della capacità di trasmissione, il cosiddetto throughput 5G al collegamento in uplink, il che significa che meno della metà degli operatori inclusi nel rapporto ha superato tale obiettivo mediano.

Particolarmente è la performance del Regno Unito, che destina appena il 9,18% della capacità alll’uplink, con una media di throughput di 10,96 Mbps.

A peggiorare il quadro, dal 2023 la quota di uplink 5G è rimasta invariata o è diminuita in oltre la metà dei mercati analizzati nel rapporto di Ookla.

La latenza rappresenta un altro collo di bottiglia emerso in alcuni Paesi

18 dei 22 mercati esaminati, distribuiti tra Europa, Americhe, Medio Oriente, India e Sud-est asiatico, presentano una latenza media sufficientemente bassa (inferiore a 50 millisecondi) per gestire le interazioni di intelligenza artificiale basate sul testo.

AI basata su voce e realtà aumentata richiedono latenza bassissima

Tuttavia, le applicazioni di intelligenza artificiale basate sulla voce e sulla realtà aumentata richiedono una latenza inferiore, e soltanto 13 Paesi soddisfano il requisito per la voce, mentre solo uno – Singapore – raggiunge l’obiettivo di latenza inferiore a 30 ms per la realtà aumentata.

Alcuni mercati si comportano meglio di altri in termini di degrado della latenza quando le reti sono sottoposte a un carico elevato. Il Regno Unito, ad esempio, ottiene buoni risultati in questo ambito, con un degrado della latenza pari a 3,7 volte. Negli Stati Uniti, la latenza si riduce di 7 volte, mentre in Thailandia il degrado è di 11,4 volte.

La connettività cloud è un altro problema

Maggiore è la latenza durante la connessione al cloud, maggiore sarà l’impatto sull’esperienza AI.

I mercati europei si distinguono per le prestazioni eccellenti nell’indagine di Ookla: Germania e Regno Unito, ad esempio, si connettono ad AWS rispettivamente in 42,2 ms e 44,0 ms. In Corea del Sud, la latenza media per connettersi ad AWS, Microsoft Azure, Google Cloud o Oracle è di 42,5 ms, mentre negli Stati Uniti è di 70 ms.

Accordi di peering e routing

“Gli operatori influenzano questo percorso attraverso accordi di peering, routing della rete centrale e la vicinanza dei loro punti di interconnessione alle sedi periferiche dei provider cloud, ma non lo controllano completamente”, aggiunge Ookla. “Nei mercati in cui la latenza del cloud è elevata, diventa un collo di bottiglia indipendentemente dalle prestazioni della rete stessa.”

Il punto fondamentale del report di Ookla è che le prestazioni del 5G degli operatori variano a seconda di questi diversi parametri: alcuni, ad esempio, hanno una buona velocità di uplink ma prestazioni scadenti in termini di latenza. Per offrire una buona esperienza con l’IA, è necessario garantire prestazioni costantemente elevate in tutti questi parametri.

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