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5G Italy. Energia e trasformazione digitale: il punto di vista delle imprese e del Governo

Come cambia l’energia con la trasformazione digitale e come questo settore vitale per l’economia e l’industria si va integrando rapidamente ad altri segmenti strategici per la crescita e l’innovazione, è stato l’argomento al centro del panel “Energia e trasformazione digitale”, moderato da Raffaele Barberio, per l’evento online 5G Italy e Recovery Fund.

Pmi e innovazione

Trasformare le tecnologie facendo ricerca applicata e rimanendo al passo con il mercato e le esigenze del momento è il nostro obiettivo”, ha dichiarato Fabrizia Montefiori, amministratore delegato di Tiesse. “E’ difficile competere a livello globale, soprattutto con gli asiatici, per via delle dimensioni del mercato interno e dei costi, ma si può fare puntando sulla qualità e le nuove tecnologie, facendo rete e scommettendo sulla filiera, senza dislocare, rimanendo qui”.

Bisogna fare filiera soprattutto con le grandi aziende che consentono di sfruttare al meglio questa ricerca applicata e che hanno in mano le grandi infrastrutture critiche nazionali, tra cui l’energia.

L’energia è un campo di sperimentazione, deployment e mercato, fondamentale per ricostruire in termini di sistema Paese e rilanciare prospettive di crescita, definendo un concetto di autonomia, soprattutto in termini di approvvigionamenti, di continuità degli stessi. L’emergenza sanitaria dettata dal Covid-19 – ha affermato Montefiori – ha impattato in maniera rilevante sull’economia, perché avevamo nel tempo dislocato e delegato, proprio partendo dal lato approvvigionamenti”.

Alla politica e alle Istituzioni chiediamo un aiuto in termini di azioni e di sistema per costruire un’infrastruttura industriale più adeguata alle esigenze del territorio, dove si concentrano competenze, talenti e potenziale economico. Qui si realizza la filiera che poi trascina la crescita”, ha concluso l’ad di Tiesse.

La transizione di Terna

Abbiamo appena presentato il nostro Piano industriale “Driving energy”, pienamente centrato sulla transizione energetica. Fino a 10 anni fa c’erano 800 punti di immissione di energia sulla rete, oggi ne abbiamo circa un milione. Il modello è cambiato e il settore è cresciuto in maniera esponenziale”, ha spiegato Massimiliano Garri, Chief Innovation, Digital, Energy Solutions & Connectivity, Terna.

La transizione si caratterizza per potenziamento e miglioramento dell’affidabilità e la resilienza del sistema elettrico nazionale. Abbiamo deciso di imprimere una forte accelerazione agli investimenti nelle attività regolate in Italia, che nell’arco di Piano ammonteranno a 8,9 miliardi di euro”, ha aggiunto.

Quattro gli ambiti di intervento in chiave di digital transformation del settore energetico: l’energia oggi necessita di essere controllata; il new way of working, per ridefinire in profondità il modello di lavoro, dalla progettazione al lavoro sul campo; il tenere in sicurezza la rete con la cybersecurity; il concetto di sostenibilità e digitalizzazione degli asset, abbiamo 74mila km di rete che corre sul territorio nazionale e 240 mila piloni che di fatto hanno un’impronta ambientale, per questo abbiamo sviluppato un brevetto per la riduzione del footprint degli impianti”, ha proseguito Garri.

Fondamentale, infine – ha precisato – rimane la ricerca e il concetto di open innovation, sviluppato con centri di ricerca, università e startup innovative, per creare un quid di differenza e qualcosa in più rispetto alla dimensione ingegneristica”.

Il Piano ENEL

La grande spinta delle rinnovabili ci ha portati ad un cambiamento storico e di fatto siamo il primo operatore al mondo in termini di sostenibilità. Sull’energia pulita c’è una grande polarizzazione e l’obiettivo da raggiungere è una produzione completamente carbon free, seguita dalla chiusura degli impianti a carbone nel 2025”, ha dichiarato Carlo Tamburi, Head of Italy, Enel.

Altro momento di cambiamento è stato l’impegno nell’innovazione tecnologica e nella sostenibilità. Su questi due asset Enel ha portato avanti un rinnovamento storico all’interno del Gruppo, tra cui lo sfruttamento del cloud. Il Piano che abbiamo presentato nei giorni scorsi alla comunità finanziaria, con indirizzi fino al 2030, si basa molto su innovazione e digitalizzazione. La novità – ha illustrato Tamburi – oltre nel volume degli investimenti, sta nel modello a piattaforma, sia per le rinnovabili, sia per le reti, soprattutto per la trasmissione di media e bassa tensione, dove si inseriscono i prosumer; sia per i clienti, con il nuovo modello ad abbonamento, con la commodity e tutti i servizi a valore aggiunto, come l’efficienza energetica e la mobilità elettrica. 40 miliardi di Capex in tre anni, con un aumento del +33%, e 190 miliardi in dieci anni. Gli investimenti passano a 14 miliardi di euro fino al 2023, con un incremento del 50%, quelli per le reti sono 8,2 miliardi, per le rinnovabili sono 3 miliardi di euro, un miliardo per sostituire gli impianti a carbone con quelli a gas, il resto per l’efficienza energetica”.

Capitolo a parte rappresenta l’idrogeno – ha concluso il responsabile Enel – che ci ha visto annunciare un accordo storico con Eni per l’idrogeno verde, caposaldo da cui partire per sviluppare questo nuovo vettore energetico. Pensiamo che si possa accelerare lo sviluppo della filiera dell’idrogeno verde per ridurre i costi di produzione degli elettrolizzatori e accelerare il percorso verso l’economia circolare e la decarbonizzazione”.

Il Mise accanto ai territori

A chiusura del panel è intervenuta per il Governo Alessandra Todde, Sottosegretario Ministero dello Sviluppo economico: “Il Paese può tornare a ragionare a sistema, facendo politica industriale, energetica, dell’innovazione e ambientale. Siamo nel mezzo di due trasformazioni profonde, sia energetica e ambientale, sia tecnologica. L’industria automotive ne è un esempio. Stiamo lavorando affinché la mobilità elettrica si affermi e affinchè si affermi la smart moblity, perché l’auto sta diventando un hub di servizi, con la guida connessa e autonoma”.

Per accelerare questi processi bisogna ragionare in termini di sistema, per esempio capire che se non si investe in termini di infrastrutture energetiche e reti di distribuzione, sulle reti di media e bassa tensione nelle città ad esempio, non avremo modo di accelerare la trasformazione, che punta alla decarbonizzazione, con gli obiettivi carbon free entro il 2025 e gli obiettivi del 2050, in cui il gas non sarà più una fonte energetica utilizzabile”, ha detto il Sottosegretario.

Per questo – ha aggiunto – è fondamentale fare le scelte giuste in questo momento, finalizzate a potenziare il nostro tessuto produttivo e migliorare i livelli di competitività. Fondamentale è ricostruire le filiere e i tessuti produttivi per fare in modo che sfruttando le competenze si possa essere competitivi, che è un elemento centrale nel processo di transizione energetica e digitale”.

Bisogna aiutare i territori a capire la rilevanza di queste trasformazioni, che riguardano l’energia, il digitale, l’ambiente, spesso gli amministratori vanno guidati nel compiere le scelte giuste. Questo vale con le nuove tecnologie e anche con la rete 5G e le smart city, bisogna presentare i nuovi servizi, illustrarli a chi governa e ai cittadini stessi. Un passaggio fondamentale – ha dichiarato Todde – perché parliamo di tecnologie abilitanti. Per quanto riguarda il 5G bisogna pensare che ci troviamo di fronte ad un cambio di paradigma, non solo da un punto di vista tecnologico, ma anche di fruizione, con un modello B2B e non più B2C, tipico del mondo delle telecomunicazioni, che significa un coinvolgimento forte dell’industria e dei tessuti produttivi. I servizi che noi stiamo veicolando all’interno delle città sono servizi principalmente rivolti alle aziende e attraverso esse ai cittadini”.

Le città che stanno sperimentando il 5G sono inoltre coinvolte nel programma Smarter Italy, 12 città pioniere. Abbiamo messo a disposizione delle amministrazioni degli appalti di innovazione – ha concluso il Sottosegretario – che creano delle soluzioni avanzate che potranno presto essere utilizzate a partire da alcuni pilastri centrali, tra cui la smart mobility, la transizione energetica, l’ambiente, la salute, la fruizione dei beni culturali, che sono modi anche per guidare il cambiamento delle nostre città. Un esempio pratico è il progetto per il demanio digitale, in cui non si parla solo di efficienza energetica, ma di edifici che divengono centri di connettività e di erogazione di servizi, che passa da centro di costo a centro di ricavo per un ente pubblico”.

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