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5G, Banda C la più adatta nel breve termine

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Nel breve termine, sarà la Banda C fra i 3.4 Ghz e i 4.2 Ghz a rispondere alle esigenze di spettro per il 5G. Questo in sintesi il senso di un recente report condotto dalla società di analisi ABI Research, che ha analizzato le decisioni più comuni adottate da una ventina di regolatori europei e internazionali sulle frequenze identificate per gli operatori in vista del 5G.

A novembre, l’operatore britannico EE ha utilizzato frequenze in banda C per una dimostrazione 5G pre-standard in downlink in collaborazione con Huawei, realizzata per mostrare le potenzialità in uplink di questa tecnologia.

Il regolatore britannico Ofcom aveva programmato un’asta in banda 3.4 Ghz per questo autunno, asta poi rimandata per dispute legali fra BT e Tre Uk, in lite per i tetti spettrali previsti nel bando.

Il regolatore francese Arcep ha programmato un’asta in banda 3.4 Ghz per l’anno prossimo.

Secondo il Senior Analyst di ABI Research Prayerna Raina “nel lungo periodo l’intera larghezza spettrale sub-1 Ghz fino a 100 Ghz sarà fondamentale per rispondere ai deversi use case e per rispondere alle accresciute esigenze in termini di velocità, latenza, affidabilità e altre metriche in diversi scenari di utilizzo del 5G”.

Ma nel breve termine “l’utilizzo delle onde millimetriche per servizi 5G nel 2019-2020 è limitato per problemi tecnologici e mancanza di disponibilità spettrale a livello globale”, ha aggiunto l’analista.

Le bande delle onde millimetriche sono state individuate sopra i 26 Ghz. Raina ha detto che le bande di frequenza al di sopra dei 6 Ghz sono un territorio “non famigliare” per gli operatori Tlc e che il massive Mimo è una tecnologia differente da quella che sarà utilizzata per il 5G sulle onde millimetriche. Ci sono poi anche problemi in termini di complessità lato hardware, progettazione e costi, visto che per il 5G sulle onde millimetriche sono necessarie centinaia di antenne, a fronte delle 4-16 antenne per trasmettere sub-6 Ghz.

In sintesi, secondo l’analista di ABI Research, è necessario che il 5G dimostri buoni segnali e concreti sul fronte del business per gli operatori che dal canto loro continuano a soffrire con un trend stagnante dell’Arpu, di costi crescenti di traffico e che hanno bisogno di ottimizzare al massimo i costi di gestione delle reti e delle operations. “La banda C, grazie alle nuove tecnologie, compreso l’Uplink decoupling (il disaccoppiamento dell’Uplink) sarà la banda dominante in 5G, visto che consente agli operatori di realizzare il 5G su una rete esistente, piuttosto che spendere in modo significativo per nuovi siti e celle”.

Banda C in Italia

In Italia la banda 3.6-3.8 Ghz andrà all’asta il prossimo anno nell’ambito della gara per il 5G che coinvolge anche i 700 Mhz e i 26.5-27.5 Ghz.

Le frequenze in banda 3.4-3.6 Ghz sono occupate dal Ministero della Difesa e una buona parte sono state assegnate su base locale a operatori come Tim, Tiscali e Linkem fino al 2022.

L’Agcom ha recentemente avviato una consultazione pubblica sulla banda 3.5 Ghz per la proroga sui diritti d’uso e sta studiando i criteri per il bando di gara sul 5G del prossimo anno.

In precedenza, il Mise ha individuato in banda 3.7 Ghz le risorse per la sperimentazione 5G in cinque città a Milano, Prato, L’Aquila, Bari e Matera. L’obiettivo è testare sul campo uno o più casi d’uso tra quelli definiti per il 5G dall’ITU.

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