Il piano della Commissione Ue di rivedere i criteri di assegnazione della banda per servizi satellitari 2 Ghz in scadenza nel 2027 con una riserva netta di due terzi a favore di operatori europei arriva in un momento in cui la connettività satellitare è un elemento sempre più centrale per la sovranità digitale del Vecchio Continente. In altre parole, la connettività satellitare implica una serie di aspetti geopolitici sempre più strategici per il suo utilizzo in campo commerciale, militare, della Difesa e delle comunicazioni D2D.
La politica sullo spettro satellitare “autonomo” diventa così un tema politico centrale che l’Europa non può permettersi di ignorare, regalando lo spettro a operatori Usa come ha fatto finora con la banda 2 Ghz in mano a colossi statunitensi come Viasat edEchoStar.
La proposta anti-Starlink della Commissione Ue
La proposta per la riassegnazione della banda 2 Ghz prevede la suddivisione dello spettro in tre blocchi. Un terzo sarebbe riservato a un sistema MSS sicuro o ibrido, destinato a supportare gli utenti governativi e i requisiti di comunicazione sicura, inclusa la futura integrazione con il più ampio ecosistema di connettività sicura dell’UE. Questo primo blocco sarebbe destinato in esclusiva ad operatori Ue e dovrebbe integrarsi con Iris2.
I restanti due terzi sarebbero assegnati ai servizi commerciali. Metà di tale quota commerciale sarebbe riservata sempre ai nuovi operatori UE, in linea con l’obiettivo della Commissione di promuovere la diversificazione dei fornitori e rafforzare le capacità europee nel settore. L’ultimo terzo sarebbe aperto alla concorrenza tra operatori UE ed extra-UE.
Questa proposta non nasce dal nulla. Il quadro normativo attuale risale al 2008, quando l’Unione Europea ha stabilito una procedura comune per la selezione degli operatori autorizzati a utilizzare la banda MSS armonizzata a 2 GHz in tutto il blocco. A seguito di una procedura di selezione competitiva nel 2009, la Commissione ha designato Inmarsat Ventures e Solaris Mobile come i due operatori idonei a fornire servizi MSS paneuropei.
Nel tempo, tuttavia, il mercato si è evoluto. Solaris Mobile è stata acquisita da EchoStar nel 2014, mentre Inmarsat è successivamente entrata a far parte di Viasat. Più recentemente, l’importanza strategica dell’ecosistema MSS a 2 GHz è stata sottolineata dai riallineamenti dello spettro al di fuori dell’Europa. L’accordo in evoluzione tra SpaceX ed EchoStar sullo spettro in banda S ne è un chiaro esempio.
2 Ghz, non è un semplice rinnovo frequenze ma una questione di geopolitica Ue-Usa
In un momento in cui le relazioni transatlantiche in materia di tecnologia e sicurezza vengono ridefinite, la proposta dell’UE per la banda a 2 GHz va oltre il consueto rinnovo normativo e riflette una spinta deliberata a rafforzare l’autonomia strategica.
La proposta è in linea con l’agenda del Digital Networks Act, che mira ad armonizzare la governance delle infrastrutture digitali in tutta l’UE. Mentre le discussioni sull’Atto proseguono tra gli Stati membri e l’industria, è probabile che il regime a 2 GHz si evolva di pari passo con i dibattiti più ampi sull’entità del coordinamento dell’UE nelle infrastrutture digitali strategiche.
Spettro radio leva di sovranità digitale
La dimensione geopolitica della proposta riflette un cambiamento sistemico nella politica industriale europea, volto a mantenere il controllo sulle risorse di connettività critiche e a ridurre la dipendenza strutturale dai sistemi extra-UE. L’inclusione di capacità governative sicure all’interno del quadro a 2 GHz, strettamente legato all’iniziativa IRIS², consolida una preferenza per capacità controllabili e allineate all’UE a livello architetturale delle future reti satellitari.
Rischio spettro sottoutilizzato
Nel complesso, la proposta a 2 GHz può essere vista come un caso di prova. C’è tuttavia un tema alquanto dirimente, ben messo in evidenza da un’analisi dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale): “…se i blocchi riservati non dovessero trovare operatori europei in grado di riempirli rapidamente con servizi competitivi – e il divario con Starlink è oggi quasi incolmabile – l’esito lascerebbe uno spettro sottoutilizzato. Non è da escludere, a quel punto, si potrebbe riproporre la dinamica della recente autorizzazione in un contesto geoeconomico ancora più conteso…”.
Quadro ancora in divenire
In altre parole, il punto vero è se la industry satellitare europea consolidata (per il blocco destinato ai servizi governativi) e quella nascente (le startup che potrebbero godere di un blocco dedicato appunto alla nascente industry spaziale europea) saranno in grado di sviluppare servizi necessari per riempire le risorse frequenziali dedicate. Altrimenti il paradosso sarebbe quello di una banda 2 Ghz made in Europe ma vuota perché sprecata. Nei prossimi mesi il dibattito potrebbe evolversi con i passaggi della proposta in Europarlamento e Consiglio Ue. Le dimensioni dei blocchi in banda 2 Ghz potrebbero ancora variare anche in chiave pro-Usa, a seconda dei rapporti fra le due parti dell’Atlantico.
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