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Parole chiave: Par condicio, Mediaset, Agcom, Servizio pubblico, RAI, Premier, Francesco Rutelli, Corrado Calabrò, Silvio Berlusconi

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Italia
Par condicio: giovedì il Tar discute il ricorso di Mediaset contro l’Agcom  

Piersilvio Berlusconi e Fedele Confalonieri

La terza sezione del Tar del Lazio si riunirà giovedì, 9 febbraio, in camera di consiglio per discutere il ricorso di \Mediaset¤, formalizzato stamani con la richiesta di sospensiva contro l'atto di indirizzo dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Nell’ambito della par condicio, la scorsa settimana l'Authority ha emanato una delibera contenente le regole per le emittenti radiotelevisive private, in cui prevede sanzioni pecuniarie per quelle che non rispettano alcune disposizioni di equilibrio sulla presenza dei politici in trasmissione, valide nei 30 giorni precedenti l'inizio della campagna elettorale.

 

Secondo Mediaset , che giovedì aveva diffuso una nota in cui preannunciava il ricorso, “la delibera dell'Authority anticipa di fatto l'entrata in vigore della par condicio e interviene quindi in materia oggetto di riserva di legge”.

Inoltre, sostiene ancora l'emittente privata, “la disposizione discrimina Mediaset nei confronti di \Rai¤. Con la nuova disciplina, il servizio pubblico risulterebbe infatti molto più libero dell'emittenza privata che, paradossalmente, dovrebbe sottostare a rigide norme di comportamento fin da subito mentre la Rai è sottoposta alle stesse norme unicamente dall'11 febbraio 2006” .

 

Mediaset è inoltre intervenuta in merito alla polemica con il presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, spiegando che l’Atto di indirizzo dell'Authority è stato notificato al gruppo Tv nel pomeriggio di giovedì 2 febbraio. “Ed è stata la prima volta in cui Mediaset ha preso visione della delibera. Spiace dover contraddire le affermazioni odierne del presidente Corrado Calabrò, ma i fatti si sono svolti diversamente. Nel corso dell'audizione del 24 gennaio, come possono confermare gli otto Commissari e i funzionari presenti, non sono circolate bozze o ipotesi di documenti, ma sono solo state espresse considerazioni generali e raccomandazioni del tutto condivisibili”.

 

“Una sorta di moral suasion - spiega Mediaset in una nota - che coincideva pienamente con lo spirito con cui Mediaset ha sempre affrontato le campagne elettorali. Tanto che il presidente di Mediaset aveva espresso pubblicamente commenti positivi sull'impostazione anticipata in quella occasione dall'Authority”.

In conclusione, spiega Mediaset, “Non sappiamo che cosa sia successo nei sette giorni successivi: fatto sta che la moral suasion si è trasformata in un diktat inaccettabile”.

 

Il presidente dell’Agcom aveva commentato: “Mediaset fa ricorso come è facoltà di tutti i cittadini, ma martedì della scorsa settimana, per bocca del suo presidente, aveva espresso adesione e condivisione a ciò che abbiamo messo poi nell'atto applicativo”.

“Quell'atto che ora Mediaset impugna - aveva sottolineato Calabrò - non è altro che quello da noi esposto nelle audizioni di dieci giorni fa”.

Comunque, aveva sottolineato il presidente dell'Authority, le norme dell'Atto di indirizzo Principi che, del resto, secondo il presidente dell'Authority, “discendono 'de plano' dalla legge”.

L'equivoco, infatti, aveva ribadito il presidente dell'organismo di garanzia, è ritenere che “la par condicio si applica in senso stretto dalla data della convocazione dei comizi elettorali alle elezioni, ma che per il periodo precedente non vale nessuna regola. Invece ci sono regole che valgono per tutto l'anno e con maggiore sensibilità nel periodo più vicino alla campagna elettorale.  

Il premier \Silvio Berlusconi¤ ha espresso apprezzamento per il ricorso di Mediaset al Tar: “La par condicio è una legge illiberale. Pretendere che sia applicata nei termini previsti dalla legge fuori dai periodi che la stessa legge considera, penso che sia una forzatura assolutamente inaccettabile”.

         

Pronta la replica di Francesco Rutelli: “Berlusconi si crede padrone del Paese come lo è delle sue aziende”. “E' il trionfo del conflitto di interessi e della ignoranza dei doveri del ruolo istituzionale di chi guida il governo, anche rispetto ai compiti delle Autorità indipendenti”.  

Intanto, sul versante finanziario, è da segnalare che Mediaset ha ceduto a Fingruppo, per complessivi 45,76 milioni di euro, la propria partecipazione in Hopa (2,73%), la holding di Enrico Gnutti che riunisce gli azionisti più importanti della galassia bresciana, da mesi nell’occhio del ciclone per discusse operazioni finanziarie, sulle quali sta indagando la magistratura.

         

Lo rende noto Mediaset che lo scorso 11 gennaio aveva annunciato l'avvio della procedura per l'esercizio dell'opzione di vendita della quota, pochi giorni prima della scadenza dell'opzione di vendita. La partecipazione era iscritta per 96.454.000 euro e nell'esercizio Mediaset 2005 verrà svalutata per 50.688.000 euro, senza comunque nessuna conseguenza sulla cedola.

In quell’occasione il gruppo aveva spiegato che “come segnalato a partire dal 2002 nelle note di Bilancio di Gruppo”, la Holding Televisiva del Biscione “è in diritto di esercitare un'opzione di vendita della quota detenuta in Hopa. Tale diritto è inserito nei contratti d'acquisto stipulati con Fingruppo (controllante di Hopa) nel dicembre 2002” .  

         

Subito dopo anche Fininvest comunicava la sua uscita da Hopa. La sua controllata Trefinance S.A. “ha deciso di esercitare l'opzione di vendita del 2,53% detenuto in Hopa a Fingruppo Holding, azionista di riferimento della finanziaria bresciana”.

La partecipazione complessiva del gruppo Fininvest in Hopa ammontava al 5,26% circa del capitale, includendo la quota del 2,73% in mano alla partecipata Mediaset.

         


Raffaella Natale

© 2011 Key4biz

(06 febbraio 2006 notizia 173148)

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